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Le promesse di Trump, ma Hormuz resta chiuso

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Escalation di tensioni nello Stretto di Hormuz tra accuse incrociate e incidenti: la strategia di Donald Trump alimenta interrogativi globali

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Le promesse di Trump, ma Hormuz resta chiuso

Escalation di tensioni nello Stretto di Hormuz tra accuse incrociate e incidenti: la strategia di Donald Trump alimenta interrogativi globali

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Le promesse di Trump, ma Hormuz resta chiuso

Escalation di tensioni nello Stretto di Hormuz tra accuse incrociate e incidenti: la strategia di Donald Trump alimenta interrogativi globali

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La guerra congelata in Iran sta raggiungendo livelli surreali. Siamo ben oltre qualsiasi livello di guardia, mentre le riserve di cherosene avio si riducono in tutto il mondo e i prezzi continuano a salire al pari dell’incertezza. Come noto, l’elemento più corrosivo che esista in economia.

In tutto questo, ieri abbiamo raggiunto una nuova vetta, con il botta e risposta fra il governo di Teheran, secondo cui navi americane sarebbero fatte sarebbero state oggetto di un lancio di missili da parte iraniana, e la secca smentita di Washington. Un cargo sudcoreano, intanto, è finito in fiamme e siti petroliferi sono stati attaccati negli Emirati.
Da parte sua, la Casa Bianca ha ribadito non solo di avere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, ma di essere ormai in procinto di riaprire un corridoio sicuro.

Notizia quantomeno ottimistica, considerato che nessuno sembra condividere questa visione rosea dello stato delle cose.
È incredibile come la teocrazia si permetta di giocare con il fuoco, dopo essere stata bombardata senza pietà per oltre un mese da Stati Uniti d’America e Israele. In condizioni appena normali, qualsiasi governo farebbe di tutto per uscire dal conflitto ancora in piedi e ben saldo al suo interno.

In questo caso, invece, il governo degli ayatollah non sembra accontentarsi della sopravvivenza, dopo l’uragano che si è abbattuto sull’Iran dal 28 febbraio e continua ad alzare la posta. C’è una sola, possibile spiegazione: la scommessa di chi oggi detiene il potere a Teheran che Trump alla fine si accontenterà di una via d’uscita purché sia.
Di poter dichiarare la vittoria, lasciando al loro posto i sopravvissuti della cupola iraniana. La scommessa su una vittoria di facciata, per farla breve, pur di evitare altre settimane di incertezza e terremoti economici.

La fotografia, insomma, del Trump privo di una strategia che è sembrato emergere con sempre maggior evidenza con il passare delle settimane. Una pessima notizia per l’economia globale e una iattura per l’Occidente, alle prese con le scorie di una frattura dolorosa e gravida di conseguenze ben oltre la crisi iraniana. Come testimoniato appena ieri dalle dure parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in risposta alle critiche del capo della Casa Bianca e alla la minaccia di ritirare truppe americane dal nostro Paese.

Di Fulvio Giuliani

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