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L’Economia russa sull’orlo della catastrofe

L’economia russa, dopo le sanzioni e la fuga di oltre mille imprese straniere, è sull’orlo della catastrofe. Basti guardare i dati della produzione industriale russa di giugno.
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L’Economia russa sull’orlo della catastrofe

L’economia russa, dopo le sanzioni e la fuga di oltre mille imprese straniere, è sull’orlo della catastrofe. Basti guardare i dati della produzione industriale russa di giugno.
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L’Economia russa sull’orlo della catastrofe

L’economia russa, dopo le sanzioni e la fuga di oltre mille imprese straniere, è sull’orlo della catastrofe. Basti guardare i dati della produzione industriale russa di giugno.
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L’economia russa, dopo le sanzioni e la fuga di oltre mille imprese straniere, è sull’orlo della catastrofe. Basti guardare i dati della produzione industriale russa di giugno.

Oltre mille imprese straniere se ne sono andate dalla Russia dall’inizio della guerra. Rappresentavano il 40% del Pil e fanno svanire il frutto di tre decenni di investimenti dall’estero dopo la fine del comunismo. Così un rapporto della Yale School of Management risponde alla propaganda secondo cui le sanzioni sarebbero inutili e di cui è un esempio quello spot con cui l’ambasciata di Putin in Spagna ha invitato gli europei a trasferirsi in Russia promettendo belle donne, gas a basso prezzo, difesa dei valori tradizionali e un’economia appunto più forte di ogni sanzione.

«È l’Occidente che soffre di più per la guerra di logoramento economico» insiste il Cremlino, cercando di influenzare anche i risultati delle imminenti elezioni italiane. Ma un team di esperti di Yale ha utilizzato i dati e le cifre al consumo dei partner commerciali e marittimi internazionali della Russia, apposta per misurare l’attività economica cinque mesi dopo che Mosca aveva lanciato l’invasione dell’Ucraina. La sua conclusione è che la posizione della Russia come esportatore di materie prime è stata erosa in modo irreversibile nel momento in cui è stata costretta a sostituire i suoi tradizionali sbocchi di mercato europei con nuove destinazioni asiatiche cercate in fretta e furia. L’import è addirittura crollato e la mancanza di tecnologie e componenti straniere si sta facendo drammatica, mentre qualunque russo con un minimo di talento che ne abbia la possibilità cerca a sua volta di andarsene. «La produzione interna russa si è completamente bloccata senza la capacità di sostituire le attività, i prodotti e i talenti perduti» ha rilevato il team, aggiungendo che «lo svuotamento dell’innovazione interna e della base produttiva della Russia ha portato all’aumento dei prezzi e all’angoscia dei consumatori».

Per sostenere il consenso, Putin sta pompando risorse fiscali e monetarie ma secondo il team di Yale un tale sforzo è semplicemente «insostenibile». Per la prima volta il bilancio del governo russo è andato in disavanzo e «le finanze del Cremlino sono in difficoltà molto più gravi di quanto non si pensi correntemente». Nel frattempo, i mercati finanziari russi nel 2022 sono stati i peggiori del mondo, dimostrando una assoluta incapacità ad attingere a nuovi investimenti per rivitalizzare l’economia. Segnale dell’imbarazzo del regime, «dal giorno dell’invasione le comunicazioni economiche del Cremlino sono diventate sempre più selezionate, eliminando i dati sfavorevoli e rendendo noti solo quelli più favorevoli. Queste statistiche selezionate da Putin vengono poi strombazzate con noncuranza sui media e utilizzate da risme di esperti ben intenzionati ma negligenti per costruire previsioni eccessivamente e irrealisticamente favorevoli al Cremlino».

Se infatti si controllano i dati della produzione industriale russa di giugno, si scopre che in un anno è crollata dell’89% per le auto, del 79,6% per i cavi in ​​fibra ottica, del 59,9% per gli ascensori, del 52,3% per i frigoriferi, del 40% per i camion, del 34,4% per i carri merci, del 32,8% per il gas, del 32,4% per le sigarette e del 12,3% per i motori elettrici.

di Maurizio Stefanini

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