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Liam torna libero, Trump e chi insultava la verità masticano amaro

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Il piccolo Liam – sì lui, il bimbo della fotografia con il volto impietrito e il cappellino azzurro con le orecchie bianche da cartone animato – è tornato libero ed è già rientrato a Minneapolis con un volo che lo ha trasferito dal centro di detenzione in Texas a casa

Liam

Liam torna libero, Trump e chi insultava la verità masticano amaro

Il piccolo Liam – sì lui, il bimbo della fotografia con il volto impietrito e il cappellino azzurro con le orecchie bianche da cartone animato – è tornato libero ed è già rientrato a Minneapolis con un volo che lo ha trasferito dal centro di detenzione in Texas a casa

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Liam torna libero, Trump e chi insultava la verità masticano amaro

Il piccolo Liam – sì lui, il bimbo della fotografia con il volto impietrito e il cappellino azzurro con le orecchie bianche da cartone animato – è tornato libero ed è già rientrato a Minneapolis con un volo che lo ha trasferito dal centro di detenzione in Texas a casa

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Il piccolo Liam – sì lui, il bimbo della fotografia con il volto impietrito e il cappellino azzurro con le orecchie bianche da cartone animato – è tornato libero ed è già rientrato a Minneapolis con un volo che lo ha trasferito dal centro di detenzione in Texas a casa. Con lui suo padre, che lo ha portato in braccio verso casa.

A decidere l’immediata scarcerazione del piccolo e del suo genitore è stato un giudice federale che ha giudicato inammissibile la detenzione in attesa di deportazione, come nel caso di migliaia di altre persone in queste settimane segnate a fuoco e alla vergogna dai blitz degli uomini mascherati dell’Ice nei Blue State, gli Stati a forte maggioranza e guida democratica.

Liam torna libero, un colpo di immagine durissimo per la Casa Bianca

Un colpo di immagine durissimo per la Casa Bianca e le politiche muscolari sull’immigrazione volute dal Presidente degli Usa Donald Trump. Come da promesse elettorali, va sempre ricordato.

Oltre la vicenda in sé e l’umano sospiro di sollievo per la vicenda di Liam, che ha potuto riabbracciare la mamma a Minneapolis e – si spera – i compagni di scuola quanto prima, è evidente che sempre più giudici federali abbiano messo nel mirino le tattiche da guerriglia urbana degli energumeni mascherati e soprattutto la strategia alle spalle.

Così come è pacifico che Trump non arretrerà di un passo, se non per qualche aggiustamento tattico.

Ormai sull’immigrazione è andato troppo avanti e concedere una retromarcia totale equivarrebbe a una sconfitta politicamente mortale.

Una trappola, da qualsiasi punto la sguardi.

Un ultimo pensiero ai tanti che anche qui ci hanno ricoperto di insulti, contumelie e attacchi personali per aver “osato” parlare della vergognosa vicenda del piccolo Liam. No, non era una fake news, un’invenzione di cattivoni democratici o di questi giornalisti pennivendoli. Era la devastante realtà un Paese che guarda in fondo all’abisso.

Tranquilli, nessuno lo ammetterà o cambierà idea, nel fantastico mondo di che ha bisogno di un nemico per cominciare una nuova giornata. Sia pur un bimbo spaurito. Chissà cosa vedranno lor signori allo specchio al mattino.

di Fulvio Giuliani

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