Iran, Trump: “Teheran vuole l’accordo ma non siamo ancora soddisfatti. Hormuz sarà aperto a tutti”
L’Iran “ha molta voglia di fare un accordo” ma “non siamo ancora soddisfatti”. Così il presidente statunitense Donald Trump
Iran, Trump: “Teheran vuole l’accordo ma non siamo ancora soddisfatti. Hormuz sarà aperto a tutti”
L’Iran “ha molta voglia di fare un accordo” ma “non siamo ancora soddisfatti”. Così il presidente statunitense Donald Trump
Iran, Trump: “Teheran vuole l’accordo ma non siamo ancora soddisfatti. Hormuz sarà aperto a tutti”
L’Iran “ha molta voglia di fare un accordo” ma “non siamo ancora soddisfatti”. Così il presidente statunitense Donald Trump
L’Iran “ha molta voglia di fare un accordo”, ma “non siamo ancora soddisfatti”. Così il presidente statunitense Donald Trump durante la riunione di gabinetto. “Ma saremo soddisfatti – ha proseguito – o in alternativo dovremo finire il lavoro”.
Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la propria determinazione a raggiungere un accordo favorevole per porre fine alla guerra con l’Iran, sostenendo che l’eventuale strategia di Teheran, orientata a dilatare i tempi per ottenere condizioni più vantaggiose, non avrà successo: a Trump “non importa delle elezioni di metà mandato”, la Casa Bianca non ha fretta di chiudere la questione anche se a novembre si va al voto. “Pensavano che sarebbero riusciti a mettermi fretta, sapete? ‘Aspettiamo, ha le elezioni di midterm'”, ha detto Trump durante una riunione di gabinetto. “Non mi interessano le elezioni di midterm. Guardate cosa è successo ieri sera, è stato un preludio alle elezioni di midterm. La gente capisce”, ha aggiunto, riferendosi alla vittoria del candidato da lui sostenuto nelle primarie repubblicane per il Senato in Texas, Ken Paxton.
“Gli stretti saranno aperti a tutti e non saranno controllati da nessuno. Saremo noi a vegliare su di essi”, ha detto ancora il tycoon rispondendo a una domanda su un possibile controllo di Teheran e Oman sullo Stretto di Hormuz. E ha lanciato poi un avvertimento a Muscat: “Si comporterà come tutti gli altri, altrimenti saremo costretti a farli saltare in aria”. Trump ha quindi respinto l’ipotesi di trasportare l’uranio arricchito iraniano in Cina o Russia: “No, non mi piacerebbe”.
“The Donald” ha detto (ancora) che “Hormuz sarà aperto a tutti”.
Trump ha inoltre citato la ripresa dell’accesso a Internet in Iran come segnale di indebolimento della posizione del regime, sostenendo che “l’intero sistema economico è in crisi”. “Vogliono semplicemente fare un accordo – ha affermato – Non credo che abbiano scelta”.
Il presidente Usa ha inoltre affermato di volere che Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione sottoscrivano “immediatamente” gli Accordi di Abramo. “Ce lo devono – ha detto durante la riunione di gabinetto – Steve Witkoff e Jared Kushner ci stanno già lavorando, sarebbe storico”.
In un breve colloquio telefonico con Pbs News, Trump ha invece dichiarato che Washington non concederà alcun allentamento delle sanzioni all’Iran in cambio della rinuncia al materiale nucleare. “No, no, assolutamente no. Nessun allentamento delle sanzioni, no”, ha affermato.
Qualche ora prima la tv di Stato iraniana aveva diffuso una bozza di memorandum d’intesa tra Usa e Iran per porre fine alla guerra e a ripristinare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Secondo Teheran tra i punti principali, gli Usa si sarebbero impegnati ad alleggerire le restrizioni sul traffico marittimo iraniano, oltre a ritirare parte delle proprie forze militari dalle aree circostanti l’Iran. In cambio, Teheran avrebbe ripristinato entro un mese il traffico commerciale nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman ai livelli precedenti al conflitto. Lo Stretto di Hormuz, tuttavia, non verrebbe completamente riaperto: controlli e gestione del transito resterebbero affidati all’Iran in coordinamento con l’Oman, mentre le navi militari statunitensi sarebbero escluse dall’intesa.
La Casa Bianca respinge le notizie diffuse dai media statali iraniani
La Casa Bianca ha respinto le ultime notizie diffuse dai media statali iraniani riguardo ad una presunta bozza del memorandum d’intesa raggiunto fra le parti per porre fine al conflitto. Gli Usa la definiscono una “completa invenzione”. “Questa notizia diffusa dai media controllati dall’Iran non è vera e il memorandum d’intesa che hanno ‘pubblicato’ è una completa invenzione. Nessuno dovrebbe credere a ciò che i media statali iraniani diffondono. I FATTI CONTANO», si legge nell’account di risposta rapida della Casa Bianca su X.
Alcuni funzionari Usa, infatti, hanno affermato che il presidente Donald Trump sarebbe disposto a revocare il blocco di Hormuz a condizione che l’Iran consenta alle navi commerciali di transitare attraverso lo Stretto. “Come ha affermato il presidente Trump, i negoziati stanno procedendo bene e lui ha chiarito le sue linee rosse. Il presidente Trump concluderà solo un buon accordo per il popolo americano, che deve garantire che l’Iran non possa mai dotarsi di armi nucleari”, ha ribadito la portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, in risposta al servizio della televisione di Stato iraniana.
Casa Bianca: “I negoziati con l’Iran procedono bene”
I negoziati con l’Iran stanno “procedendo bene”. Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, citata da Sky News.
Wales ha inoltre riferito che il presidente Donald Trump ha chiarito a Teheran quali siano le sue linee rosse, pur senza averle mai specificate pubblicamente. L’unico punto ribadito con costanza è che l’Iran non debba in alcun modo dotarsi di un’arma nucleare.
L’Iran e la bozza (?) d’intesa con gli Usa
L’Iran avrebbe ricevuto una prima bozza non ufficiale di un memorandum d’intesa con gli Stati Uniti finalizzato a porre fine al conflitto e a ripristinare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce la tv di Stato iraniana, secondo cui il documento prevede il ritorno del traffico marittimo ai livelli precedenti alla guerra entro un mese.
In base alla bozza, Washington ritirerebbe le proprie forze militari dalle vicinanze dell’Iran e revocherebbe il blocco navale imposto nell’area, mentre Teheran garantirebbe il ripristino del passaggio delle navi commerciali attraverso il strategico stretto del Golfo Persico. Resterebbero invece esclusi dall’intesa i mezzi militari.
La gestione del traffico navale nello Stretto di Hormuz verrebbe affidata all’Iran in cooperazione con l’Oman. La televisione di Stato iraniana ha precisato che il quadro negoziale “non è ancora definitivo” e che Teheran non adotterà alcuna misura senza una “verifica concreta” degli impegni americani.
Secondo quanto riportato da Reuters e da altri media internazionali, il memorandum potrebbe trasformarsi entro 60 giorni in una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite qualora le parti raggiungessero un accordo finale.
Negli ultimi giorni diverse indiscrezioni avevano anticipato contatti indiretti tra Washington e Teheran mediati da Pakistan, Oman e altri attori regionali. Tra i punti discussi figurerebbero anche l’alleggerimento delle sanzioni, la riapertura delle esportazioni petrolifere iraniane e nuovi colloqui sul programma nucleare di Teheran.
E’ “improbabile” che Iran e Stati Uniti riprendano la guerra tra loro, ma Teheran è pronta a difendersi da qualsiasi attacco, ha dichiarato in precedenza Mohammad Akbarzadeh, vice capo politico della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim. “La possibilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico; le forze armate sono in agguato con i depositi pieni”, ha detto Akbarzadeh. “Non dubitate che trasformeremo l’area da Chabahar a Mahshahr in un cimitero per gli aggressori”, ha affermato citando località situate alle due estremità della lunga costa meridionale dell’Iran.
Il dialogo fra Usa e Iran
Il dialogo tra Stati Uniti e Iran non arriva a dama, la tensione torna a salire. Donald Trump riunisce oggi il suo governo alla Casa Bianca e non a Camp David come inizialmente programmato. Il summit viene convocato nel momento in cui le trattative con l’Iran per la fine della guerra sono in una fase di stallo, come delinea una fonte dell’amministrazione a stelle e strisce all’Afp. In discussione, soprattutto l’Iran ma anche temi di economia.
L’Iran accusa gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco dopo che le forze armate americane hanno colpito il sud del Paese. Il ministero degli Esteri della Repubblica islamica ha attribuito alle forze armate americane “atti aggressivi” nella regione di Hormozgan, dove si trova Bandar Abbas. In una nota diffusa dall’emittente iraniana Irib, il ministero ha affermato che l’azione dimostra la “malizia e l’ipocrisia” del governo statunitense nei confronti dell’Iran. Quindi, prosegue la nota, l’Iran non esiterà a difendersi.
“L’esercito terroristico statunitense continua le sue azioni illegali e ingiustificate”, si legge nella nota. “Il regime statunitense è responsabile di tutte le conseguenze derivanti da tali atti di aggressione”. In conclusione, Teheran ha ribadito che “la Repubblica Islamica dell’Iran non lascerà impunito alcun male e non esiterà a difendere la nazione iraniana”. Per il Comando centrale degli Stati Uniti, le operazioni sono state “attacchi di autodifesa” contro siti per il lancio di missili e imbarcazioni posamine. Silenzio di Trump sull’argomento: quando gli Usa hanno effettuato raid analoghi all’inizio di maggio, il presidente ha derubricato tutto a “scaramucce”.
Gli ostacoli
La strada verso la pace, in realtà, rischia di complicarsi ulteriormente. E gli ostacoli, anche senza tensioni supplementari, non mancano. Teheran e Washington da settimane lavorano ad un memorandum d’intesa, antipasto di un accordo complessivo e definitivo: non trovano però l’intesa sul destino dell’uranio – arricchito al 60% – accumulato dalla Repubblica islamica. Trump è convinto che i 440 chili di materiale, il perno del programma nucleare dell’Iran, verranno consegnati agli Usa o comunque distrutti.
L’Iran chiede lo sblocco immediato di miliardi di dollari di beni detenuti in banche estere. Nelle ultime ore, l’agenzia Tasnim ha riferito che beni iraniani per un valore di 24 miliardi di dollari potrebbero essere sbloccati se Teheran e Washington raggiungessero un accordo. Metà di tale somma potrebbe essere sbloccata al momento dell’annuncio dell’intesa. Secondo la Cnn, lo sblocco dei beni iraniani avverrà solo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz.
In questo contesto a dir poco complesso, gli Stati Uniti hanno rilanciato l’operazione militare ‘Project Freedom’ per effettuare un ‘servizio di scorta’ della marina per le navi in transito nello Stretto di Hormuz, rende noto il Wall Street Journal, anticipando che nei prossimi giorni saranno fatte passare una decina di navi: in particolare, super petroliere e container. Una super petroliera greca con due milioni di petrolio a bordo è già stata guidata attraverso lo Stretto.
Israele accelera in Libano, Trump frena Netanyahu
L’equilibrio rischia di diventare ancor più precario per l’accelerazione dell’offensiva di Israele in Libano. Le Forze di Difesa (Idf) stanno “intensificando le operazioni in Libano”, ha annunciato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in apertura della riunione del gabinetto politico e di sicurezza, spiegando di aver dato l’ordine alle Idf insieme al ministro della Difesa Israel Katz. Il governo di Beirut annuncia che i raid hanno provocato 34 morti, compresi 4 bambini.
Secondo Netanyahu, “le Idf stanno operando con ingenti forze sul terreno e conquistando posizioni strategiche. Stiamo fortificando la zona di sicurezza per proteggere le comunità del nord. Allo stesso tempo, stiamo conducendo un massiccio sforzo a livello nazionale per promuovere soluzioni creative e innovative contro i droni esplosivi”, ha detto Netanyahu. Le operazioni sono state oggetto della telefonata tra il premier israeliano e Trump. Gli Stati Uniti avrebbero posto il veto a raid su Beirut per non incrinare i negoziati in corso con l’Iran.
Israele conferma morte capo militare Hamas
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l’uccisione del nuovo capo dell’ala militare di Hamas Mohammed Odeh a Gaza City, dicendo che quest’ultimo è stato “mandato a incontrare i suoi complici negli abissi dell’inferno”. Katz ha quindi voluto esprimere “a nome del primo ministro e mio, congratulazioni alle Forze di Difesa Israeliane e allo Shin Bet per la brillante esecuzione. Ci eravamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre e questo sta avvenendo. Sono tutti uomini morti che camminano ovunque”.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diffuso il filmato del raid. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare di Hamas ucciso dopo il massacro del 7 ottobre.
Un comandante sul campo dell’apparato di intelligence delle Brigate Al-Qassam di Hamas è rimasto gravemente ferito nel raid aereo israeliano che ha ucciso Odeh. Lo hanno riferito fonti di Hamas al quotidiano arabo A-Sharq Al-Awsat. Una fonte dell’ospedale Shifa di Gaza City ha affermato che in totale sei persone sono rimaste uccise nell’attacco nel quartiere di Rimal. Come ricostruisce A-Sharq Al-Awsat, aerei da combattimento hanno lanciato almeno tre missili contro l’appartamento dove si trovava Odeh e, 20 minuti dopo, un elicottero da combattimento ha attaccato un altro appartamento, a centinaia di metri di distanza.
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