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Libano, soldati italiani Unifil donano una nuova statua di Gesù

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Nel villaggio cristiano di Debel, è stata inaugurata ieri una nuova statua di Gesù, donata dal Generale Diodato Abbagnara, comandante della missione UNIFIL

Gesù

Libano, soldati italiani Unifil donano una nuova statua di Gesù

Nel villaggio cristiano di Debel, è stata inaugurata ieri una nuova statua di Gesù, donata dal Generale Diodato Abbagnara, comandante della missione UNIFIL

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Libano, soldati italiani Unifil donano una nuova statua di Gesù

Nel villaggio cristiano di Debel, è stata inaugurata ieri una nuova statua di Gesù, donata dal Generale Diodato Abbagnara, comandante della missione UNIFIL

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Nel villaggio cristiano di Debel, è stata inaugurata ieri una nuova statua di Gesù, donata dal Generale Diodato Abbagnara, comandante della missione UNIFIL, e benedetta dal nunzio apostolico in Libano Mons. Paolo Borgia. Un gesto che arriva dopo le polemiche degli ultimi giorni e che punta a restituire un simbolo religioso alla comunità locale.

La statua precedente era finita al centro dell’attenzione internazionale dopo la diffusione di immagini, poi confermate dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF): un soldato colpiva con una mazza il volto del Cristo mentre un altro riprendeva la scena. L’episodio, avvenuto nei pressi del confine con Israele, ha provocato reazioni diffuse, soprattutto per il valore simbolico del gesto in un’area già segnata dal conflitto.

A seguito di un’indagine interna, l’esercito israeliano ha rimosso il militare dal servizio operativo e condannato lui e l’autore della fotografia a 30 giorni di detenzione. L’IDF ha definito l’accaduto una violazione grave delle proprie regole e ha avviato ulteriori verifiche sui presenti.

L’inaugurazione della nuova statua si inserisce in questo contesto: non cambia la situazione sul terreno, ma rappresenta un tentativo di ricostruire un punto di riferimento per la comunità cristiana locale, in una zona dove la convivenza resta fragile.

Nelle stesse ore, la situazione nel sud del Libano rimane instabile. Secondo fonti locali e soccorritori, la giornalista libanese Amal Khalil è stata uccisa in un raid aereo israeliano nel villaggio di al-Tiri, vicino a Tiro (Sour), mentre si trovava in una casa dove aveva cercato riparo. La notizia, rilanciata anche dalla stampa locale, riporta l’attenzione sui rischi per i civili e per chi documenta il conflitto sul campo.

Sul piano diplomatico, oggi riprendono i negoziati internazionali per cercare di contenere l’escalation tra Israele e Hezbollah. I colloqui si concentrano sulla sicurezza lungo il confine e su possibili misure di de-escalation, ma al momento non emergono segnali concreti di svolta.

Di Annalisa Iannetta

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