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Libano: tra negoziati e bombe, restano solo nomi e macerie – IL VIDEO

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In Libano il bilancio delle vittime è di 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436

Libano

Libano: tra negoziati e bombe, restano solo nomi e macerie – IL VIDEO

In Libano il bilancio delle vittime è di 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436

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Libano: tra negoziati e bombe, restano solo nomi e macerie – IL VIDEO

In Libano il bilancio delle vittime è di 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436

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Le autorità libanesi hanno dichiarato che gli attacchi israeliani hanno ucciso 2.089 persone dall’inizio della guerra, il dato più alto nel conflitto in Medio Oriente. Il nuovo bilancio del ministero della Salute libanese include 248 donne, 165 bambini e 85 tra personale medico e di emergenza tra le vittime. I feriti sono 6.436.
L’8 aprile è stata una delle giornate più violente: la più grossa ondata di raid che ha colpito diverse aree abitate. 100 obiettivi in 10 minuti.
Intenso e toccante il video diffuso da Al Jazeera con cui ha voluto raccogliere alcune delle storie di quel giorno, volti che non dovrebbero mai diventare simboli di una guerra.

Hasan Ali Rizq aveva appena imparato a camminare: un anno compiuto da soli sei giorni, il tempo minimo per iniziare a scoprire il mondo. Il sorriso di Ahmed Ariri, tre anni, morto insieme al fratello, cancellato da un’unica esplosione dalla stessa infanzia. KhawlaMedlej era un’insegnante: la sua vita era fatta di lezioni, studenti, futuro condiviso. Hadi Ismail Fahs, 12 anni, sognava di diventare medico, di curare gli altri, mentre la sua vita veniva interrotta prima ancora di poter iniziare a salvare qualcun altro.
Sono nomi, ma soprattutto sono relazioni, sono abitudini quotidiane, sono persone immerse in un tempo normale che non esiste più. Le guerre spesso vengono raccontate come strategie, equilibri, dichiarazioni. Ma la loro sostanza più vera si misura altrove: nei letti vuoti, nei banchi di scuola rimasti deserti, nelle voci che non tornano.


Nel frattempo, a Washington iniziano i nuovi negoziati diplomatici con l’obiettivo di contenere l’escalation tra Israele e Hezbollah ed evitare un allargamento regionale del conflitto. I colloqui coinvolgono attori internazionali e mediatori. Netanyahu però ribadisce che continuerà le operazioni militari e, ieri, il leader di Hezbollah, Naim Qassem ha dichiarato che il movimento “rifiuta in modo netto” i colloqui di pace, invitando il presidente Joseph Aoun e il premier Nawaf Salam a non prendere parte ai negoziati. Qassem li ha definiti inutili, accusando Israele di voler annettere il Libano e ribadendo la scelta della “resistenza” e dello scontro diretto.
E mentre i leader discutono, la popolazione continua a spostarsi, a fuggire, a sopravvivere come può. Un esodo che non è solo geografico, ma anche emotivo: lasciare tutto per restare vivi.

Di Annalisa Iannetta

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