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L’ultimo regalo del vecchio Joe ai dem

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Ancora una volta, è Biden a tirar fuori dai guai il partito democratico. Ora si devono fare i conti sul nome da chiamare per sostituirlo

L’ultimo regalo del vecchio Joe ai dem

Ancora una volta, è Biden a tirar fuori dai guai il partito democratico. Ora si devono fare i conti sul nome da chiamare per sostituirlo

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L’ultimo regalo del vecchio Joe ai dem

Ancora una volta, è Biden a tirar fuori dai guai il partito democratico. Ora si devono fare i conti sul nome da chiamare per sostituirlo

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Appena ieri scrivevamo della pavidità, a un passo dalla vigliaccheria politica, del Partito democratico. Incapace di assumere una posizione netta nei confronti della necessità del ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca.

Aspettavano la sua resa, infine arrivata ieri nel tardo pomeriggio italiano con uno scarno comunicato (rispetto all’enormità della notizia, per quanto attesa) via X.
Così, è stato il vecchio Joe a tirar fuori dai guai ancora una volta un partito che non sapeva che pesci prendere, anche se questo è l’ultimo servizio offerto ai suoi.

Perché Joe Biden nel messaggio offre il suo endorsement a Kamala Harris, in un passaggio prima tutto sommato formale e dovuto di saluto alla vice e poi più netto e deciso, quando la indica come la donna giusta su cui puntare.
Basterà? Difficile pensare che possano essere escluse sorprese, tanto è vero che ieri sera a fare un gran rumore era il silenzio di Barack Obama verso la Harris, mentre i Clinton correvano in suo aiuto (e Nancy Pelosi no).

Schermaglie e antiche diffidenze, mentre Biden faceva buon viso a cattivo gioco per essere stato costretto – non lo ha scritto, ma non era necessario – al ritiro. Sacrosanto, considerate le condizioni fisiche e non solo, ma comunque tardivo. Molto tardivo, forse troppo e questa è un’altra responsabilità che pesa sul partito.

Nelle prossime ore, come si accennava, sapremo quanto abbia giocato la partita Barack Obama. Probabilmente molto, considerato lo stato comatoso generale dei Dem.
La cosa incredibile è che si resta esattamente a metà del guado: si è scaricato Biden (non sarà elegante scriverlo, ma crediamo sia questo il sentimento profondo nel partito, ancor più dopo l’attentato a Trump), ma si devono ancora fare tutti i conti sul nome da chiamare per sostituirlo.

Kamala Harris appare di gran lunga quello più logico e spendibile. Per ruolo è di fatto già impegnata nella corsa e i sondaggi sembrano poterla premiare.
Resta, però, una figura non sempre apprezzata tanto per cominciare nel partito, come mostrano gli stessi leader. Partenza a handicap, insomma.

Di Fulvio Giuliani

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