Massacro di studenti in Canada a opera di una donna: quando a stupirci è il più il sesso dell’assassino che la strage in sè
Ennesima strage di studenti in una scuola del Canada dove, questa volta, è stata una donna a compiere il folle atto. Il fatto che faccia quasi più notizia il sesso dell’assassino ci fa pensare che, forse, a queste stragi ci stiamo inesorabilmente abituando
Massacro di studenti in Canada a opera di una donna: quando a stupirci è il più il sesso dell’assassino che la strage in sè
Ennesima strage di studenti in una scuola del Canada dove, questa volta, è stata una donna a compiere il folle atto. Il fatto che faccia quasi più notizia il sesso dell’assassino ci fa pensare che, forse, a queste stragi ci stiamo inesorabilmente abituando
Massacro di studenti in Canada a opera di una donna: quando a stupirci è il più il sesso dell’assassino che la strage in sè
Ennesima strage di studenti in una scuola del Canada dove, questa volta, è stata una donna a compiere il folle atto. Il fatto che faccia quasi più notizia il sesso dell’assassino ci fa pensare che, forse, a queste stragi ci stiamo inesorabilmente abituando
E’ successo ieri alle 13:20 in Canada, nella provincia della British Columbia, in una scuola di Tumbler Ridge, paesino di 1000 anime a nord di Vancouver: ancora una volta il Canada è costretto a fare i conti con una strage di massa, la seconda in meno di un anno in questa regione che affaccia sull’Oceano Pacifico. Questa volta, però, c’è un elemento che ha catturato l’attenzione di tutti: il killer che ha sparato sugli studenti, uccidendone 9 e ferendone 27, è una donna. Ad oggi non si conosce il nome, l’età, le origini, la storia di questa donna: chi era e come è potuta arrivare a tanto?
Per decenni, le sparatorie di massa sono state raccontate come fenomeni quasi esclusivamente maschili e sono proprio le statistiche a confermarlo: uomini, spesso giovani, isolati, segnati da fragilità personali e sociali, spesso con una storia familiare difficile alle spalle. La figura dell’uomo killer si è così cristallizzata nell’immaginario comune diventando uno stereotipo socialmente e tragicamente riconoscibile.
In questo caso invece a premere il grilletto è stata una donna ed è curioso come ci si stupisca del fatto che si tratti di un killer dal sesso femminile. Come se la follia appartenesse più a un genere che a un altro. Evidentemente non è così e fatti drammatici come questo ce lo confermano. Che sia un uomo o una donna a sparare, il risultato non cambia: vite spezzate, comunità traumatizzate, famiglie distrutte. Continuare a stupirsi solamente perché l’autore non corrisponde al profilo “atteso”, ovvero un uomo, è come essersi arresi all’idea che le stragi non siano più così sorprendenti: è preoccupante che l’attenzione non si ponga tanto sulla strage bensì sull’identità di chi ne è artefice.
Un altro aspetto inquietante che merita di essere sottolineato è il fatto che di queste stragi, ormai, si parli in maniera marginale, quasi non ci stupissero più. L’assuefazione è forse il segno più evidente di una società che convive con la violenza armata come una presenza periodica, quasi ciclica. Le notizie hanno uno schema ben noto a tutti: i primissimi aggiornamenti, il conteggio delle vittime, le testimonianze dei sopravvissuti, il profilo del killer, le dichiarazioni dei politici, i messaggi di vicinanza da parte degli altri Paesi, il minuto di silenzio. Passa qualche giorno e la lampadina accesa su quell’avvenimento lentamente si spegne, perlomeno, fino al prossimo episodio. Il rischio è di normalizzare l’evento in sé, come se una sparatoria facesse parte della nostra quotidianità.
Il Canada non è noto come gli USA per episodi simili proprio grazie a leggi sulle armi decisamente più severe. Nonostante ciò il fatto non risulta isolato, infatti, si registrano altri gravi tragedie proprio all’interno di istituti scolastici: il 22 gennaio 2016 a La Loche uno studente 17enne uccise quattro persone e ne ferì sette, il 13 settembre 2006 al Dawson College di Montréal ci furono due morti (compreso l’aggressore suicida) e 19 feriti, il 24 agosto 1992 alla Concordia University di Montréal il professore Valery I. Fabrikant uccise quattro colleghi e ne ferì uno, il 28 maggio 1975 alla Brampton Centennial Secondary School il 16enne Micheal Slobodian uccise tre persone e ne ferì 13. Con l’episodio di Tubler Ridge, il Canada ha registrato 20 sparatorie nelle scuole a partire dal 1984.
Nonostante la legislazione ha tentato di diminuire il possesso di armi, tra il 2010 e il 2020 il numero di pistole registrate è aumentato del 71%, un fattore che rende possibili, seppur rari, episodi di violenza come quello di Tumbler Ridge.
di Camilla Parigi
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