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L’orrore di Gaza e le scommesse sbagliate di Netanyahu

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A tutt’oggi, fermo restando che con Trump ogni giorno può essere del tutto nuovo, Netanyahu non ha alcun appoggio da Washington per il suo programma di occupazione della Striscia

Netanyahu

L’orrore di Gaza e le scommesse sbagliate di Netanyahu

A tutt’oggi, fermo restando che con Trump ogni giorno può essere del tutto nuovo, Netanyahu non ha alcun appoggio da Washington per il suo programma di occupazione della Striscia

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L’orrore di Gaza e le scommesse sbagliate di Netanyahu

A tutt’oggi, fermo restando che con Trump ogni giorno può essere del tutto nuovo, Netanyahu non ha alcun appoggio da Washington per il suo programma di occupazione della Striscia

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Nel “fantastico” mondo (l’aggettivo non è scelto a caso) di Donald Trump può accadere tendenzialmente prima il contrario di tutto che tutto. Ne scrivevamo solo poche ore fa, mettendo insieme i pezzi delle ultime contorsioni della Casa Bianca dai dazi alla Russia, dall’Europa al Medioriente.

In quest’ultima area il contrario di tutto potrebbe rivelarsi l’effetto sul governo di Benjamin Netanyahu di colui che sarebbe dovuto essere il grande amico e che in questo momento sembra essere più che altro l’uomo della grande freddezza.
Inconcepibile dal punto di vista del leader israeliano, che per mesi ha palesemente ignorato e sfidato il predecessore Joe Biden, aspettando solo che arrivasse lui – The Donald – nello Studio Ovale.

Ora che c’è, dopo la mossa-azzardo dell’annuncio dell’occupazione della Striscia di Gaza, è calato il grande gelo e la maggioranza di ultradestra al potere a Gerusalemme farebbe forse bene a rivedere i propri calcoli. A tutt’oggi, fermo restando che con Trump ogni giorno può essere del tutto nuovo, Israele non ha alcun appoggio da Washington per il suo programma di occupazione della Striscia, è stato lasciato ai margini dei messaggi inviati anche nelle ultime ore all’Iran da Trump e a meno di sorprese verrà saltato nella missione mediorientale del Presidente.

Insomma, sta dove stava con Biden, con l’indiscutibile aggravante del tempo che passa e di una crisi umanitariaa a Gaza con cui il governo Netanyahu prima o poi dovrà rispondere.
Perché se qualcuno crede che giornate allucinanti come quelle di ieri, non presentino dei conti da pagare, non è sano di mente.

A tal proposito, è stato il New York Times a “sparare” la notizia dell’ammissione, ovviamente in via ufficiosa, di alti ufficiali dell’esercito israeliano che a Gaza si è “sull’orlo della fame“. Il che non è solo un’immagine e dà l’idea della disperazione assoluta in cui sta scivolando la popolazione. Condizione che i terroristi di oggi e domani sapranno sfruttare per arruolare disperati.
Ci sono le bombe, lo stato d’assedio e l’afflusso del tutto insufficiente degli aiuti umanitari, la cui regolazione arbitraria finisce per essere un cappio al collo di 2 milioni di persone. Bibi aveva scommesso che Trump e gli Stati Uniti facessero finta di non vedere, abbagliati dall’opzione-Riviera del famoso video, ma per ora le cose non stanno per niente andando così.

Arrivando al panico scatenato dalle voci di un possibile riconoscimento da parte della Casa Bianca dello Stato palestinese. Ipotesi che se non ci fosse Trump sarebbe del tutto inconcepibile ma con lui l’inconcepibile si fa possibile. Poi non accadrà ma è un fatto che Israele oggi sia molto più solo di quanto non fosse con il vecchio Joe. Paradossi trumpiani. E di paradossi si continua a morire.

di Fulvio Giuliani

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