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Orrori a Gaza

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Orrori a Gaza: il nostro compito non è quello di inseguire o suscitare le emozioni, ma di ragionare sul disastro politico in corso e sui suoi effetti futuri

Orrori a Gaza

Orrori a Gaza: il nostro compito non è quello di inseguire o suscitare le emozioni, ma di ragionare sul disastro politico in corso e sui suoi effetti futuri

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Orrori a Gaza

Orrori a Gaza: il nostro compito non è quello di inseguire o suscitare le emozioni, ma di ragionare sul disastro politico in corso e sui suoi effetti futuri

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Il fatto che Israele abbia colpito la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza fa impressione – anche per la natura storica dell’area e la necessaria convivenza fra i tre culti monoteisti e le loro tante ramificazioni – ma non cambia la situazione. Dei bambini sono stati ammazzati mentre erano in fila per mangiare. A causa di un «errore tecnico», dice la versione israeliana. Siamo oltre la soglia dell’orrore.

Condanne e pressioni si concentrano su Israele perché è il solo soggetto che deve rispondere all’opinione pubblica internazionale, in quella essendo ricompresi gli ebrei della diaspora. Il nostro compito non è quello di inseguire o suscitare le emozioni, ma di ragionare sul disastro politico in corso e sui suoi effetti futuri. Da quelli dipenderà la sorte di molte vite ancora non perse.

Il nemico del popolo palestinese è Hamas. Chi non lo ha chiaro punta ipocritamente il dito morale sui massacri, contribuendo così ad alimentarne la fonte. Hamas è il terminale odierno (altri lo furono in passato) di forze che non puntano a piegare Israele a un negoziato territoriale, ma ne vogliono la cancellazione. Hamas ha riavviato lo sterminio colpendo ebrei in quanto ebrei e innescando il desiderato sterminio dei palestinesi, per poterlo rimproverare a Israele.

La reazione di Israele al pogrom del 7 ottobre è legittima. Legittima non è però sinonimo di lucida. Puntare all’eliminazione di Hamas è non soltanto legittimo ma anche giusto. Pensare di riuscirci con le armi – provando a minimizzare le proprie perdite, quindi colpendo la popolazione civile sotto le cui scuole e ospedali opera Hamas – è un errore. Perché è impossibile conseguire quel risultato. Difatti, dopo mesi di massacri, è in atto un negoziato che prosegue quello sulla liberazione degli ostaggi, puntando a liberarli tutti e a cessare il conflitto. Il fatto che si negozi con Hamas è obbligato, ma segna anche il fallimento delle ragioni per cui si scelse la strada di quel tipo d’attacco.

Il governo Netanyahu è responsabile non del conflitto, ma di questo errore. Così come i palestinesi non sono estranei all’esistenza di Hamas, anche la democrazia israeliana non è estranea al proprio governo. Senza la garanzia di arabi terzi e l’interposizione internazionale continueremo a commentare orrori, evocando sterili emozioni.

Di Davide Giacalone

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