Partiti e gruppi filorussi nel Parlamento europeo
| Esteri
C’è un tema spesso discusso ma mai del tutto risolto: i rapporti ambigui fra alcuni partiti europei e la Russia di Putin. Questo argomento è presente nel dibattito italiano ma è sul piano europeo che la questione diventa più complessa e gioca un ruolo tutt’altro che marginale.
Partiti e gruppi filorussi nel Parlamento europeo
C’è un tema spesso discusso ma mai del tutto risolto: i rapporti ambigui fra alcuni partiti europei e la Russia di Putin. Questo argomento è presente nel dibattito italiano ma è sul piano europeo che la questione diventa più complessa e gioca un ruolo tutt’altro che marginale.
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Partiti e gruppi filorussi nel Parlamento europeo
C’è un tema spesso discusso ma mai del tutto risolto: i rapporti ambigui fra alcuni partiti europei e la Russia di Putin. Questo argomento è presente nel dibattito italiano ma è sul piano europeo che la questione diventa più complessa e gioca un ruolo tutt’altro che marginale.
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C’è un tema spesso discusso e mai del tutto risolto: i rapporti ambigui fra alcuni partiti europei e la Russia di Putin. Abbiamo visto, in passato, quanto questo argomento fosse presente nel dibattito italiano, ma è sul piano europeo che la questione diventa più complessa e gioca un ruolo tutt’altro che marginale nei rapporti di forza fra le componenti del Parlamento di Strasburgo. Le scelte fatte in politica estera da ogni singolo partito presente nell’Europarlamento, siano esse dettate da prospettive politiche o da mero calcolo elettorale, possono essere determinanti per l’azione di un intero gruppo parlamentare.
I partiti di maggioranza, saldamente inquadrati nella “maggioranza Ursula”, non lasciano trasparire dubbi sulla loro collocazione geopolitica, ma per l’opposizione il discorso cambia radicalmente e assume declinazioni diverse a seconda delle componenti.
La Sinistra europea, che accoglie nelle sue file formazioni comuniste e di sinistra radicale, non ha assunto esplicite posizioni filorusse ma è l’unico fra i gruppi di Strasburgo a porsi in blocco contro la Nato, avversione ideologica che affonda le radici nell’antiamericanismo di matrice comunista. Sebbene manchino veri e propri endorsement verso Putin, impensabili sul piano politico, la Sinistra si è posta in una condizione che la esclude da qualsiasi dialogo con i cugini dei Socialisti & Democratici e più in generale nel dibattito diplomatico dell’Unione europea. Una condizione di opposizione perenne.
A destra invece, i rapporti con la Russia diventano un’arma nel derby fra i conservatori dell’Ecr e i sovranisti di Id: se il polo conservatore è già occupato dai Popolari, la legittimità istituzionale la si cerca nella politica estera. I rapporti intrattenuti da Marine Le Pen con gli uomini del Cremlino e le dichiarazioni filorusse degli esponenti leghisti e dell’estrema destra tedesca di Afd hanno contribuito all’isolamento del gruppo europeo, ritenuto inaffidabile se non nocivo nel dialogo diplomatico. I Conservatori della Meloni, invece, per bocca dei membri polacchi o degli spagnoli di Vox hanno assunto una linea di ferma opposizione alla Russia e di supporto agli alleati americani, mezzo politico per mantenere la propria posizione intermedia fra opposizione e maggioranza. La situazione ucraina lascia spazio a continue evoluzioni, ma nel momento in cui l’Unione deve presentarsi compatta di fronte all’emergenza determinate scelte di campo non passeranno inosservate.
di Antonio Pellegrino
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