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Partiti finanziati da Mosca: fatti e non nomi

La mitologica lista dei politici finanziati da Mosca volteggerebbe sulla testa dei partiti italiani in piena campagna elettorale, pronta ad esser consegnata a Roma.

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Era scontato lavvio del balletto delle voci e dei si dice” sulla presunta e già mitologica lista di nomi di partiti e leader politici foraggiati dai russi negli ultimi otto anni. Stilata dai servizi segreti statunitensi, volteggerebbe sulla testa dei partiti italiani in piena campagna elettorale, pronta a essere consegnata in qualsiasi momento al governo di Roma. Questo, almeno, il racconto-incubo che gran parte della politica nostrana sta facendo di una vicenda di comprensibilissima delicatezza ma ben nota nella sua sostanza da anni. In estrema sintesi, non avevamo bisogno dell’indiscrezione su eventuali pagamenti del Cremlino ai partiti per ricordare gli sbandamenti di più forze politiche verso Est. Una storia lunga almeno due legislature. Sin qui ciò che abbiamo scritto abbondantemente ieri e che eviteremo di ribadire.

Ora, se non si vuole cadere nel giochino dell’attesa della lista – operazione pericolosa comunque la si guardi, in assenza di dati certi e comprovati – converrebbe tornare alla sostanza delle cose. Ciascuna forza politica, in fin dei conti, deve rispondere a due domande molto semplici: dovesse andare al governo, quale sarebbe la collocazione geopolitica dell’Italia in conseguenza delle sue scelte di politica estera? È considerata possibile una qualsiasi forma di collaborazione con il regime di Vladimir Putin, responsabile di aver tentato di riportare il mondo agli equilibri di Yalta del 1945? Domande e risposte che oggi appaiono retoriche o lunari, a seconda del gusto personale. Eppure basta tornare ai pensosi dibattiti di un paio di anni fa, quando senza un moto di sorpresa si ragionava sull’idea di discostarsi progressivamente dalla nostra appartenenza euroatlantica per abbracciare improbabili “vie della seta” o direttamente orientate dalle guglie a cipolla del Cremlino. Questi sono fatti, che impongono – alla luce dei sette mesi più brutti della recente storia europea – una scelta di campo netta e indiscutibile. Non si può stare in bilico fra libertà e dittatura, come risultò impossibile tenersi in equilibrio sulla cortina di ferro. Chi ci provò finì bruciato dalla storia.

Non siamo così disattenti o ingenui da non aver letto e capito il diluvio di dichiarazioni, più o meno indignate, che sono seguite alla diffusione del rapporto dell’intelligence statunitense. Considerate le posizioni espresse da ciascun partito o leader, la scelta di campo apparirebbe già fatta: tutti da questa parte della barricata e nessuno da quella dello zar. Peccato che altre dichiarazioni e valutazioni, recentissime, raccontino distinguo e idee oggettivamente diverse. Sugli aiuti militari all’Ucraina i No e i mal di pancia si sono sprecati e non abbiamo alcuna intenzione di dimenticarli, almeno fino a quando non saranno sostituiti da una convinta presa datto che la linea occidentale ha sorpreso Putin e lo ha messo in un mare di guai, da cui in questo momento il dittatore di Mosca non ha la minima idea di come tirarsi fuori.

Le risposte che lItalia attende, da cui dipendono la nostra credibilità internazionale e la stessa statura morale del Paese, non possono essere rinviate. Si vota fra 10 giorni, un soffio del tempo, e la politica estera ha improvvisamente preso il sopravvento. Non è detto sia un male, considerato il livello imbarazzante del resto del dibattito. Se non si vuole trasformare, però, anche quest’occasione nel solito rimpiattino di accuse che è facile far risalire ai tempi di Stalin, non resta che abbandonare ogni ambiguità. Dalla prima all’ultima. Se per taluni dovesse risultare difficile o impossibile, per qualsiasi ragione, non avremmo bisogno di attendere alcuna lista.
di Fulvio Giuliani 

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