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Putin: “Possibile chiamata a Trump per discutere tregua”

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Putin sul cessate il fuoco: “Lo approviamo, ma ci sono alcune questioni che vanno discusse con i partner statunitensi. Magari attraverso un colloquio telefonico con il presidente Donald Trump”

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Putin: “Possibile chiamata a Trump per discutere tregua”

Putin sul cessate il fuoco: “Lo approviamo, ma ci sono alcune questioni che vanno discusse con i partner statunitensi. Magari attraverso un colloquio telefonico con il presidente Donald Trump”

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Putin: “Possibile chiamata a Trump per discutere tregua”

Putin sul cessate il fuoco: “Lo approviamo, ma ci sono alcune questioni che vanno discusse con i partner statunitensi. Magari attraverso un colloquio telefonico con il presidente Donald Trump”

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POMERIGGIO – Oggi durante la conferenza stampa tenutasi al termine del colloquio con il leader bielorusso Lukashenko, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato: “Sì a una tregua con l’Ucraina, ma solo se porta a una pace duratura. Gli ucraini nel Kursk possono solo andarsene o morire, noi abbiamo il controllo della regione e loro sono isolati”.

Sul cessate il fuoco dice: “Lo approviamo, ma ci sono alcune questioni che vanno discusse con i partner statunitensi. Magari attraverso un colloquio telefonico con il presidente Donald Trump”. Ribadendo la sua apertura a “una soluzione pacifica”. Infine, il presidente russo ha espresso la sua “gratitudine al presidente degli Stati Uniti Donald Trump” per “aver dedicato così tanta attenzione alla soluzione in Ucraina”.

Confermato, inoltre, l’incontro a porte chiuse, che si terrà a Mosca, tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato Usa per Russia e Ucraina, Steve Witkoff. A comunicarlo, il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov.

MATTINA – La risposta ufficiale non c’è ancora, ma i vari portavoce di Putin la danno ormai per scontata. Ed è negativa. Che a Mosca ci fosse scarsa volontà di accettare la tregua di 30 giorni proposta dagli Stati Uniti (e accettata dall’Ucraina) si era capito dal silenzio assordante della giornata di ieri, segnato solo dalle parole del ministro degli Esteri Lavrov. «Servono garanzie», aveva detto. Curiosa richiesta, specie se arriva dall’aggressore.

Oggi a sbilanciarsi è Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera del Cremlino. Dal suo punto di vista, la tregua proposta a Gedda «servirebbe a Kiev per riprendere il fiato, mentre Mosca vuole una pace duratura». In sostanza, l’Ucraina avrebbe il tempo di riorganizzarsi. Cosa che la Russia, con le sue armate disastrate e le elevatissime perdite quotidiane, non vuole. A certificare il “No”, però, può essere solo lui, Putin. E dovrebbe farlo oggi, nel corso di una conferenza stampa a seguito di un incontro con il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko.

La palla, che gli Stati Uniti avevano lanciato nel campo di Mosca, rischia ora di tornare indietro. Se Putin chiuderà alla proposta non starà parlando con Kiev, ma con Washington. E a quel punto spetterà a Trump decidere come comportarsi. La palla avvelenata, inevitabilmente, sarà rispedita al mittente. Che fare, a quel punto? L’effettivo atteggiamento americano sulla questione ucraina (e ai rapporti con la Russia) si capirà dalla reazione di Washington al “No” putiniano. Lascerà correre, ponendo giusto qualche misura di facciata, dimostrando l’allineamento tra le due capitali? Oppure, in un brusco risveglio, la politica trumpiana si riscoprirà occidentale e taglierà la “corrispondenza di amorosi sensi” con Putin?

Di Umberto Cascone

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