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Russia Iran

Russia e Iran

Il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasilij Nebenzja ha giustificato l’attacco massiccio dell’Iran contro Israele

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Il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasilij Nebenzja ha giustificato l’attacco massiccio dell’Iran contro Israele

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Il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasilij Nebenzja ha giustificato l’attacco massiccio dell’Iran contro Israele

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Il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasilij Nebenzja ha giustificato l’attacco massiccio dell’Iran contro Israele

Mosca – Il rappresentante permanente della Russia presso l’Onu Vasilij Nebenzja ha giustificato l’attacco massiccio dell’Iran contro Israele. Niente di sorprendente, il regime degli ayatollah ha relazioni speciali con Mosca: per molti anni Putin ha aiutato Teheran a sviluppare la sua bomba atomica e ad aggirare le sanzioni internazionali.

Secondo il diplomatico russo il primo attacco diretto dall’Iran contro Israele è una risposta legittima al bombardamento dell’esercito israeliano contro la missione diplomatica di Teheran in Siria e la riluttanza dell’Occidente a condannarlo. «Quello che è successo la notte del 14 aprile non è avvenuto ‘nel vuoto’» ha sostento Nebenzja. «I passi intrapresi dall’Iran sono stati una risposta alla vergognosa inazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, una risposta al palese attacco di Israele a Damasco, che è stato affatto il primo». Il diplomatico russo ha ricordato che un attacco a una missione diplomatica è un casus belli (motivo formale per dichiarare guerra) nel diritto internazionale. In questo modo il regime di Putin vorrebbe saldare un’alleanza che possa comprendere anche la Turchia in funzione anti israeliana, come era già avvenuto qualche anno fa con gli Accordi di Astana.

Secondo il diplomatico di Mosca, se le rappresentanze dei Paesi occidentali fossero sotto attacco risponderebbero e dimostrerebbero le loro ragioni, quindi non c’è ragione di criticare l’Iran. Il politico russo ha anche richiamato l’attenzione sul fatto che l’Iran ha dichiarato la sua indisponibilità a un’ulteriore escalation delle relazioni con Israele e ha invitato Tel Aviv a seguirne l’esempio per evitare di allargare il conflitto «a un confronto regionale». Frasi che lasciano il tempo che trovano, visto che è un segreto di Pulcinella il fatto che gli iraniani prima di lanciare i propri droni contro Tel Aviv abbiano chiesto esplicitamente l’autorizzazione al Cremlino.

I cittadini russi comuni sono stati invece assai meno entusiasti del bombardamento su Israele: un Paese che durante gli ultimi decenni ha conosciuto varie ondate di emigrazione di russi (e anche di ucraini) di origine ebraica per sfuggire prima ai pogrom antisemiti, poi alle repressioni sovietiche e ora alla mobilitazione militare putinana nel Donbass. Una diaspora pluri-generazionale che lega Israele alla Russia al di là della tradizionale politica filoaraba dei governi russi. Così sabato sono state tante le famiglie di Mosca che hanno trascorso la notte in bianco attaccate a WhatsApp in attesa di notizie dai propri cari che vivono in Israele. Dice Valentina: «Ho mio figlio che è scappato da qui per la guerra per finire in un’altra situazione drammatica». Una fuga senza fine, verrebbe da dire, ma fare le valigie ancora una volta non è così facile. «Qui a Tel Aviv ho trovato lavoro e la mia dolce metà negli ultimi due anni. E non ho voglia di cambiare ancora» sostiene Dmitry. La sua opinione è condivisa anche da Ivan: «Malgrado tutto Israele è un Paese democratico che vale la pena di difendere e quindi voglio restare». Voci e preoccupazioni che si sono sciolte solo all’alba in Israele quando la gente è uscita dai bunker. Pur sapendo che questa crisi è lungi dall’essere terminata.

di Yurii Colombo

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