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La Russia di Putin

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Questa è la Russia di Putin: un incubo a cielo aperto. Una distopia da far invidia ai più fantasiosi sceneggiatori di fiction

La Russia di Putin

Questa è la Russia di Putin: un incubo a cielo aperto. Una distopia da far invidia ai più fantasiosi sceneggiatori di fiction
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Questa è la Russia di Putin: un incubo a cielo aperto. Una distopia da far invidia ai più fantasiosi sceneggiatori di fiction
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Questa è la Russia di Putin: un incubo a cielo aperto. Una distopia da far invidia ai più fantasiosi sceneggiatori di fiction. Un luogo dove vige il terrore più insano e a un tempo prevedibile. Il vecchio servo che si ribella e firma la sua condanna a morte, ma il satrapo non è più forte di prima. Al massimo è come prima, inchiodato al potere dal terrore e dal puzzo di morte. Con ogni probabilità da quel potere precipiterà ucciso o messo da parte in attesa di essere ucciso. Le storie dei dittatori, del resto, si somigliano tutte: un avvitarsi sempre più veloce e angosciante verso il fondo, il buio e la morte. Prigozhin è stato eliminato, ma è quasi un dettaglio. Era già un fantasma dallo stop al golpe, quasi più misterioso del tentativo di colpo di stato stesso. Il capo della Wagner mostrò quanto fosse nudo il re e ha pagato per questo – in perfetto stile Putiniano – ma la sostanza non muta: ha servito lo zar finché è servito e ha scontato la sua hubris nel modo più spettacolare e definitivo. Eppure la ferita sul corpaccione del potere di Vladimir Putin è, se possibile, ancor più profonda dei giorni del tentato golpe. I fan del dittatore – non mancano, come ben sappiamo e di sicuro alzeranno la testa con ancor più vigore anche dalle nostre parti – crederanno di intravedere nell’omicidio di Stato un segnale di rinnovata forza e potere inscalfibile. Solo che le dittature, come si accennava, cominciano a scricchiolare spesso proprio quando la leva del terrore si fa più opprimente. Putin, così nostalgico della potenza stalinista, farebbe bene a rileggersi le cronache delle ultime ore del sanguinario dittatore georgiano, con tutti i servi pronti a ballare intorno al suo cadavere in una sconcia corsa alla successione. Ieri, è toccato a uno dei più torvi e truci strumenti del presidente che volle farsi zar essere fatto fuori. Prigozhin era ormai inutile e “intoccabile“, dopo la clamorosa ribellione, ma è solo questione di tempo perché altri si organizzino.  Avranno preso appunti e non avranno più dubbi: con l’uomo di San Pietroburgo non si tratta, né con le buone né con le cattive. Lo si elimina. Nella storia della Russia il sangue e il delitto politico hanno sempre chiamato altro sangue e purghe ancor più cupe e violente. di Fulvio Giuliani

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