Scholz riconosce la politica in Nord Stream 2
| Esteri
La verità nel rapporto fra Germanie e Russia è arrivata da Berlino e non da Kiev o Mosca, gli epicentri della crisi.
Scholz riconosce la politica in Nord Stream 2
La verità nel rapporto fra Germanie e Russia è arrivata da Berlino e non da Kiev o Mosca, gli epicentri della crisi.
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Scholz riconosce la politica in Nord Stream 2
La verità nel rapporto fra Germanie e Russia è arrivata da Berlino e non da Kiev o Mosca, gli epicentri della crisi.
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AUTORE: Pierluigi Mennitti
Berlino – Alla fine la vera novità nel rapporto fra la Germania e la Russia è arrivata direttamente da Berlino – dall’incontro tra Olaf Scholz e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg – e non da Kiev o Mosca, gli epicentri della crisi, dove il ministro degli Esteri Annalena Baerbock ha incontrato i suoi omologhi ucraino e russo. E riguarda il ruolo del controverso gasdotto Nord Stream 2.
Per la prima volta il cancelliere tedesco ne ha ammesso la dimensione geopolitica e ha detto che, in accordo con gli Usa, in caso di attacco della Russia all’Ucraina il nuovo gasdotto rientrerà nel novero delle sanzioni possibili. E il giorno dopo, nel collegamento virtuale con il Forum di Davos, ha aggiunto: «Restare calmi non è un’opzione, i russi conoscono la nostra determinazione e spero che anche loro capiscano che i vantaggi della cooperazione superano di gran lunga i costi di un ulteriore confronto».
Costi economici, più che militari. Perché Berlino, al contrario di Londra, continua a rifiutare la richiesta ucraina di armi e munizioni e resta ferma sulla scelta prioritaria di favorire la ripresa di un dialogo che coinvolga Mosca e Kiev, con la mediazione dei principali Stati europei. Si tratta del recupero del cosiddetto ‘formato Normandia’, il quartetto di Paesi che ha gestito la crisi della Crimea e del Donbass, con Germania e Francia in veste di mediatori e Russia e Ucraina a vedersela direttamente con status di pari dignità.
Il risultato non ha prodotto in realtà alcuna soluzione definitiva: gli accordi di Minsk sono serviti piuttosto a congelare il confronto e a consolidare una situazione di fatto che ora Mosca sembra intenzionata a rimettere in discussione. Ma è questa la via proposta dalla Germania per la de-escalation e per ritagliare all’Europa il ruolo perduto nel rapporto diretto instauratosi tra Putin e Biden. L’ha illustrata Baerbock nella sua difficile doppia visita a Kiev e Mosca, dove è riuscita a passare indenne da quello che sinora è stato l’appuntamento diplomatico più difficile della sua breve carriera: «Non c’è alternativa ai buoni rapporti tra Russia e Germania» ha detto. Tutti gli sforzi sono per ora rivolti a recuperare margini al dialogo.
L’invito a riprendere i negoziati nel ‘formato Normandia’ non è stato declinato né da Mosca né da Kiev. Così come la disponibilità di Stoltenberg a intavolare incontri fra Nato e Russia e a mettere sul tavolo richieste ed esigenze reciproche segna un pur momentaneo rasserenamento nei toni.
Alle spalle continua l’attività diplomatica degli Stati Uniti: bastone e carota, tra gli oscillanti moniti di Biden e gli incontri di vertice, come quello di oggi a Ginevra fra Antony Blinken e Sergej Lavrov. Di più c’è la svolta cui la Germania è stata costretta su Nord Stream 2. Finora, da Angela Merkel allo stesso Scholz, i tedeschi avevano sempre sostenuto che fosse un mero progetto economico e che come tale sarebbe stato trattato.
Ora se ne riconosce il valore politico e si ammette la possibilità che, quando sarà finalmente autorizzato dall’autorità competente tedesca, potrà rientrare nel grande risiko delle sanzioni.
di Pierluigi Mennitti
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