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Steve Witkoff, mediatore di pace e di quattrini

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Steve Witkoff e i suoi affari in Russia: numerose inchieste giornalistiche documentano i legami del diplomatico statunitense con figure legate agli ambienti dove bazzicano oligarchi post sovietici

Steve Witkoff, mediatore di pace e di quattrini

Steve Witkoff e i suoi affari in Russia: numerose inchieste giornalistiche documentano i legami del diplomatico statunitense con figure legate agli ambienti dove bazzicano oligarchi post sovietici

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Steve Witkoff, mediatore di pace e di quattrini

Steve Witkoff e i suoi affari in Russia: numerose inchieste giornalistiche documentano i legami del diplomatico statunitense con figure legate agli ambienti dove bazzicano oligarchi post sovietici

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La settimana scorsa Steve Witkoff è stato un protagonista del World Economic Forum a Davos. Grande esposizione mediatica, discorsi, interviste. Solo uno spiacevole incidente ha guastato la sua kermesse svizzera. Un giovane reporter di nome Caolan Robertson – cofondatore del canale YouTube “Byline Tv” e regista del documentario “Under Deadly Skies” (vincitore di 22 premi) realizzato per Apple Tv – lo ha intercettato in strada, per chiedergli se avesse rapporti d’affari in Russia. Ovviamente Witkoff ha tirato dritto, protetto da un nugolo di guardie del corpo, eludendo la domanda.

È sconcertante che nessun giornalista dei media tradizionali abbia mai osato porre questa domanda all’immobiliarista newyorchese che da mesi è un protagonista della ribalta internazionale come inviato personale di Trump (peraltro senza nomine formali o cariche istituzionali) per gestire i dossier più scottanti, dall’Ucraina a Gaza.

Eppure numerose inchieste giornalistiche documentano legami d’affari di Witkoff con figure legate agli ambienti dove bazzicano oligarchi post sovietici. Non si tratta di società riconducibili direttamente a lui e tantomeno di documentati rapporti con personaggi legati a Putin. Il sospetto più grave verte sui finanziamenti di cui ha goduto l’impero immobiliare di Witkoff, generosamente concessi da un ex consigliere di Kirill Dmitriev, capo del Russian Direct Investment Fund, il fondo sovrano di Mosca (peraltro inserito nella lista nera delle istituzioni russe nel 2022) che è stato prosciugato per finanziare la guerra in Ucraina.

Per pura combinazione Dmitriev (colpito dalle sanzioni Usa) è il fiduciario a cui Putin ha affidato il negoziato sull’Ucraina con gli americani. Anzi, per essere più precisi, da indiscrezioni pare che sia lui l’autore materiale o quantomeno l’ispiratore del “Piano di pace” in 28 punti che praticamente dettava a Zelensky le condizioni della resa.

Vari progetti di Witkoff s’intrecciano con veicoli d’investimento legati a oligarchi putiniani, in particolare tramite Len Blavatnik (nato in Ucraina, arricchitosi grazie agli affari con Viktor Vekselberg, stretto alleato di Putin e sanzionato anche lui dagli Usa). Tali legami sono stati confermati alla Reuters nel novembre scorso da un portavoce di Blavatnik. Inchieste apparse ad esempio su “Time” confermano che Witkoff mantiene partnership con Blavatnik. Un approfondimento del sito “Desk Russie” ricorda inoltre un suo coinvolgimento a favore di Anatoly Golubchik, figura di primo piano della mafia russo‑sovietica a New York, a cui Witkoff scrisse una lettera di referenze per un lussuoso condominio.

Giornalisti investigativi come Diane Francis asseriscono che Witkoff, come lo stesso Trump, ha condotto «extensive business» con oligarchi russi o ha beneficiato di capitali a loro riconducibili. Si tratta di una intersezione di finanziamenti, co-investimenti e relazioni incentrate su eminenti figure di quel mondo (Blavatnik, Vekselberg, Dmitriev) nonché su reti immobiliari e finanziarie che ne gestiscono i fondi. Anne Applebaum su X ha commentato così: «Questa dovrebbe essere la questione centrale. Quanti soldi sperano di guadagnare in Russia Trump, Witkoff e le loro famiglie? E in che modo questa considerazione influisce sulla loro strategia negoziale?».

A voler essere benevoli, Witkoff (che non si è mai degnato di recarsi a Kiev) non sembra un mediatore ‘neutro’ nei negoziati di pace per l’Ucraina di cui ad Abu Dhabi si svolge l’ennesimo round. Quando l’arbitro tifa per una delle squadre, la partita è truccata.

Di Fabio Scacciavillani

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