Trump fa rotta su Cuba
Ci mancava solo Cuba. L’amministrazione di Donald Trump ha deciso di mandare segnali inequivocabili in direzione dell’isola caraibica
Trump fa rotta su Cuba
Ci mancava solo Cuba. L’amministrazione di Donald Trump ha deciso di mandare segnali inequivocabili in direzione dell’isola caraibica
Trump fa rotta su Cuba
Ci mancava solo Cuba. L’amministrazione di Donald Trump ha deciso di mandare segnali inequivocabili in direzione dell’isola caraibica
Ci mancava solo Cuba. Mentre la guerra in Iran testa congelata – nonostante i tentativi di mediazione portati avanti dagli Stati dell’area del Golfo – e in Ucraina la situazione tende a peggiorare giorno dopo giorno, l’amministrazione di Donald Trump ha deciso di mandare segnali inequivocabili in direzione dell’isola caraibica.
Da oltre sessant’anni spina del fianco di tutte le presidenze Usa, Cuba è ormai allo stremo. Un inferno in terra, lì dove ci sarebbero tutte le condizioni per vivere in paradiso. Non c’è più nulla, l’economia è ridotta allo stato di baratto e si contano i minuti in cui è ancora possibile usufruire dell’elettricità. Anche tirar su un muro risulta un problema a tratti insormontabile.
Tutto questo è figlio del fallimento storico del socialismo realizzato (e delle sanzioni), una volta perso prima l’appoggio sovietico e poi via via di tutti gli alleati in chiave anti americana. Ultimo in ordine di tempo, il Venezuela di Maduro.
Cuba potrebbe essere un frutto maturo (più che altro marcio) pronto a cadere nelle mani di Trump. Eppure, come detto, si forza la mano: il gruppo da battaglia della portaerei Nimitz minaccia direttamente il piccolo, ma storico avversario. Si fa balenare una soluzione alla venezuelana, un colpo di mano per catturare i vertici e sostituirli con figure minori pronte a venire a patti con Washington pur di mantenere il potere.
Quello che è accaduto a Caracas con la ex delfina del deposto dittatore Maduro, Delcy Rodriguez, diventata in una notte la migliore amica di Donald Trump.
Magari non accadrà nulla, nonostante l’incriminazione dell’ultranovantenne Raúl Castro, fratello minore e successore di Fidel. Magari il regime imploderà e l’isola – ridotta in uno stato pietoso – implorerà l’aiuto del grande nemico. Magari si alzerà pian piano la tensione, perché tutto questo risponde a un’urgenza dell’amministrazione americana: distrarre almeno per un po’ dal nulla di fatto nei due conflitti in cui gli Stati Uniti o non riescono a spingere per la pace o non riescono a costringere alla resa un nemico formalmente battuto.
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