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Iran-Usa, Trump concede altri 10 giorni: “Fino al 6 aprile non attacco centrali”

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L’accordo con Teheran resta lontano ma Donald Trump dimostra pazienza. Concede altri 10 giorni di tregua all’Iran

Trump

Iran-Usa, Trump concede altri 10 giorni: “Fino al 6 aprile non attacco centrali”

L’accordo con Teheran resta lontano ma Donald Trump dimostra pazienza. Concede altri 10 giorni di tregua all’Iran

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Iran-Usa, Trump concede altri 10 giorni: “Fino al 6 aprile non attacco centrali”

L’accordo con Teheran resta lontano ma Donald Trump dimostra pazienza. Concede altri 10 giorni di tregua all’Iran

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Gli ultimi Aggiornamenti

Il Presidente americano annuncia che, “su richiesta del governo di Teheran”, gli Stati Uniti congeleranno i piani d’attacco alle centrali energetiche fino a lunedì 6 aprile. Dieci giorni di tregua, dice il numero 1 della Casa Bianca, concessi per favorire i negoziati e arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, paralizzato da settimane con conseguenze sul mercato del petrolio e sui prezzi dei carburanti.

“I colloqui procedono e vanno molto bene”, scrive Trump sul social Truth con un messaggio che fa calare il sipario sulla giornata. Il dialogo per porre fine alla guerra rimane vivo, ma l’accelerazione decisiva non c’è ancora stata, come ammette lo stesso presidente. “L’Iran ci sta implorando per avere un accordo ma non so se potremo averlo. Non so se siamo disposti ad averlo”, dice Trump nella riunione del suo gabinetto alla Casa Bianca. Le posizioni dei due paesi al momento appaiono cristallizzate.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump,nel pomeriggio ha riferito: “L’Iran ci sta implorando per un accordo, non io”. Secondo il Presidente la cattura di Nicolas Maduro è stata “una versione in piccolo di quello che stiamo facendo” in Iran. Ha aggiunto: “Non so se siamo disposti a lavorare a un accordo con l’Iran. Avrebbero dovuto fare un accordo quattro settimane fa”. Prendere il controllo del petrolio iraniano è “un’opzione”. Lo ha affermato Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la riunione di gabinetto. “È andata molto bene con il Venezuela”, ha aggiunto.

L’Iran sarebbe pronto a mobilitare oltre un milione di combattenti nell’eventualità di un’invasione di terra da parte degli Stati Uniti. Lo riporta l’agenzia Tasnim citando una fonte militare vicina ai Guardiani della Rivoluzione (Irgc), secondo cui le forze sarebbero già state organizzate per un possibile scenario di guerra sul terreno nel sud del Paese. Secondo la stessa fonte, negli ultimi giorni si sarebbe registrato un forte afflusso di volontari verso i centri di reclutamento dei Basij, dei pasdaran e dell’esercito regolare, in risposta alle crescenti speculazioni su un possibile intervento americano. “Si è creato un forte entusiasmo tra i combattenti per trasformare il territorio iraniano in un inferno per gli Stati Uniti”, ha affermato la fonte.

“I negoziatori iraniani sono molto diversi e strani. Facciano i seri prima che sia troppo tardi, perché una volta che succede, non c’è modo di andare indietro, e non sarà una cosa bella”. Così Donald Trump, con un messaggio postato su Truth Social quando a Washington è mattina presto, rivolge un’altra minaccia a Teheran per il fatto che starebbe negando pubblicamente negoziati che invece starebbe conducendo. “Ci implorano di fare un accordo, cosa che dovrebbero fare visto che sono stati militarmente obliterati, con zero possibilità di riprendersi, ma pubblicamente affermano che stanno solo ‘valutando le nostre proposte, sbagliato!”, aggiunge il presidente Usa.

“La Nato non ha fatto assolutamente nulla per aiutare con la nazione folle, ora militarmente decimata, dell’Iran. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di niente dalla Nato, ma ‘non dimenticheremo mai’ questo momento molto importante”. E’ quanto ha scritto Donald Trump su Truth Social tornando ad attaccare gli alleati Nati per non aver accettato di partecipare ad un’azione per riaprire lo stretto di Hormuz.

“La Russia sta fornendo supporto di intelligence all’Iran. Abbiamo prove dalle nostre agenzie di intelligence. La Russia lo fa mentre afferma: ‘Non forniremo più informazioni di intelligence all’Iran se gli Stati Uniti smetteranno di condividerle con l’Ucraina’. Non è forse un ricatto? Assolutamente sì. La Russia ha comunque continuato a condividere informazioni di intelligence. Ma ora le sta usando come merce di scambio in questo gioco. Potrebbe spingere gli Stati Uniti a sospendere la condivisione dei dati? Probabilmente. Dipende dalla situazione in Medio Oriente e da come si svilupperà questa operazione”. Lo ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Ore 11,30

La Russia è vicina alla fornitura di droni, medicine e cibo all’Iran, secondo rapporti dell’intelligence occidentale che descrivono in dettaglio gli sforzi di Mosca per aiutare il Paese alleato. Fonti dei servizi hanno riferito al Financial Times che alti funzionari iraniani e russi hanno iniziato a discutere segretamente la consegna di droni appena qualche giorno dopo che Israele e Stati Uniti hanno attaccato Teheran il 28 febbraio scorso. La gestione delle consegne è iniziata ai primi di marzo e si prevede che verrebbe completata entro la fine del mese. Mosca ha stretti legami con Teheran e ha fornito al suo alleato un supporto cruciale, inclusi immagini satellitari, dati di targeting e supporto di intelligence, hanno dichiarato al quotidiano britannico persone a conoscenza della questione. Le spedizioni di armamenti come i droni sarebbero la prima prova che Mosca è stata disposta a fornire supporto letale all’Iran fin dall’inizio della guerra. 

Sull’invio di droni russi all’Iran, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato: “Ci sono molte notizie false in giro in questo momento. Ma una cosa è vera: stiamo continuando il nostro dialogo con la leadership iraniana”. Un alto funzionario occidentale ha affermato che Mosca stava intervenendo per rafforzare non solo le capacità di combattimento degli iraniani, ma anche per sostenere la più ampia stabilità politica del regime di Teheran. Mosca ha parlato pubblicamente della fornitura di aiuti umanitari dall’inizio del conflitto, affermando la scorsa settimana di aver inviato più di 13 tonnellate di medicinali all’Iran attraverso l’Azerbaigian e di pianificare di continuare le spedizioni. L’Iran ha fatto del lancio di droni d’attacco unidirezionali in tutto il Medio Oriente un elemento centrale della sua strategia militare. Dall’inizio dei combattimenti, ha lanciato più di 3.000 velivoli senza pilota, che è in grado di produrre a basso costo. La Russia produce droni d’attacco unidirezionali basati su progetti iraniani per l’utilizzo in Ucraina dal 2023. Sono stati modificati per eludere le difese aeree e trasportare carichi utili più pesanti. 

Ore 9.30

Gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “più duramente di quanto non sia mai stata colpita prima” se Teheran non raggiungerà un accordo per porre fine al conflitto. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt. “Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno”. Trump è disposto a ordinare l’invio di truppe statunitensi sul suolo iraniano, ma esita a farlo, in parte perché ciò potrebbe compromettere il suo obiettivo di una rapida conclusione del conflitto. Teme che il numero di soldati americani feriti o uccisi nell’operazione possa aumentare, hanno affermato funzionari statunitensi. Finora, quasi 300 americani sono rimasti feriti e 13 sono morti.

Persone vicine al presidente hanno avvertito che è spesso difficile prevedere quali decisioni Trump potrebbe prendere riguardo alla guerra, notando che, con il progredire del conflitto, dietro le quinte ha oscillato tra l’abbracciare la diplomazia e l’intensificare gli attacchi. Alcuni vicini a Trump lo esortano ad adottare una linea più dura, affermando che un cambio di regime in Iran potrebbe essere un evento epocale. Porre fine alla guerra non dipende solo da Trump. Gli Stati Uniti e l’Iran sono ben lontani dal raggiungere un accordo per fermare i combattimenti e Teheran finora ha respinto i colloqui diretti con Washington. Senza un accordo o una netta vittoria militare, Trump rischia di dover affrontare il blocco permanente dello Stretto di Hormuz, che continuerebbe a destabilizzare il mercato energetico globale. Israele, che considera le minacce provenienti dall’Iran come esistenziali, potrebbe continuare le sue operazioni senza gli Stati Uniti. I Paesi del Golfo, che hanno subito settimane di attacchi, stanno valutando a loro volta delle rappresaglie.

Secondo un alto funzionario statunitense, Trump ha ordinato all’esercito di mantenere la pressione su Teheran. Il Pentagono sta schierando migliaia di soldati di terra in Medio Oriente per offrire al presidente diverse opzioni. Una volta che ulteriori soldati e marines saranno in posizione, Trump potrebbe rapidamente ordinare un raid mirato, sia all’interno dell’Iran stesso che su una delle isole lungo la costa meridionale del paese.

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