Trump: “Raggiunto un accordo con l’Iran su 15 punti. Non vogliono più l’atomica”. Ma Teheran smentisce: “Fake news del presidente statunitense”
“Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran”, lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Ma Teheran ha poi smentito il presidente statunitense
Trump: “Raggiunto un accordo con l’Iran su 15 punti. Non vogliono più l’atomica”. Ma Teheran smentisce: “Fake news del presidente statunitense”
“Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran”, lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Ma Teheran ha poi smentito il presidente statunitense
Trump: “Raggiunto un accordo con l’Iran su 15 punti. Non vogliono più l’atomica”. Ma Teheran smentisce: “Fake news del presidente statunitense”
“Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran”, lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Ma Teheran ha poi smentito il presidente statunitense
Guerra in Iran, i principali aggiornamenti.
Trump: “Raggiunto un accordo con l’Iran su 15 punti. Non vogliono più l’atomica”
L’Iran vuole “moltissimo” un accordo con gli Stati Uniti e questo potrebbe accadere entro i prossimi cinque giorni o anche prima. Lo ha detto Donald Trump dopo aver annunciato in un post su Truth che sono in corso colloqui “produttivi” con Teheran e che per questo ha deciso di rinviare di cinque giorni i raid sugli impianti e le infrastrutture energetici. L’Iran “ha accettato di non possedere armi nucleari”, ha dichiarato a Memphis. “Negli ultimi mesi, gli stessi negoziatori (iraniani, ndr) si vantavano con i nostri rappresentanti di possedere materiale sufficiente per costruire armi nucleari, e questo avrebbe dovuto dissuadermi, ma non ha funzionato”. Ora però con l’amministrazione ci sono “discussioni molto, molto positive” e gli iraniani “questa volta fanno sul serio”.
“Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”, ha scritto Trump su Truth Social annunciando il rinvio dell’ultimatum contro l’Iran. “Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive che continueranno per tutta la settimana – ha proseguito il presidente nel post – ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviarer ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso”.
Il presidente Usa conferma il dialogo in corso con l’Iran e fornisce i dettagli: “Colloqui con Teheran si sono tenuti ieri sera e hanno coinvolto i due inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner”, ha detto Trump a Fox Business, dopo la smentita iraniana. “Hanno chiamato loro, non sono stato io a chiamare. Vogliono stringere un accordo”, ha poi sottolineato il presidente parlando ai giornalisti prima di partire per Memphis. “Stavamo per far saltare in aria le loro centrali elettriche più grandi, la cui costruzione era costata oltre 10 miliardi di dollari. Un colpo solo e non c’è più. Crolla tutto. Perché mai dovrebbero volerlo?”, ha aggiunto. “Le cose vanno molto bene”, ha poi insistito Trump risponde a una domanda all’Afp.
“Abbiamo avuto colloqui molto, molto intensi. Vedremo dove ci porteranno. Abbiamo accordo su punti fondamentali; direi su quasi tutti i punti”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti prima della partenza per il Tennessee. Gli iraniani “vogliono assolutamente concludere un accordo” e “anche noi vorremmo raggiungere un accordo”, ha detto Trump precisando che “oggi” ci saranno nuovi contatti con la leadership iraniana, “probabilmente via telefono”.
Lo Stretto di Hormuz sarà “aperto molto presto” se i negoziati con l’Iran proseguiranno a ritmo sostenuto, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti alla Cnn. “Sarà sotto controllo congiunto – ha aggiunto Trump -: io e l’ayatollah, chiunque esso sia, chiunque sarà il prossimo ayatollah”.
“E ci sarà anche un cambio di regime molto serio”, ha detto il presidente, precisando che Washington sta “trattando con persone che trovo molto ragionevoli, molto affidabili” non sono con la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. “Stiamo avendo a che fare con un uomo che, a mio avviso, è il più rispettato e il leader”, ha spiegato chiarendo che “non si tratta della Guida Suprema, nessuno ha sue notizie e non sappiamo se sia ancora in vita. Non è reperibile; nessuno sa cosa gli sia successo. Non l’hanno mai visto, c’è qualcosa che non torna – ha detto Trump – Non lo considero il leader”. Ma se i colloqui falliranno, ha avvertito, “continueremo a bombardare con tutto il nostro impegno”.
Teheran smentisce
Ma l’Iran nega che ci siano colloqui con gli Stati Uniti. “Le dichiarazioni del presidente americano si inseriscono nel quadro degli sforzi volti a ridurre i prezzi dell’energia e a guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari”, ha affermato il ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, citato dall’agenzia di stampa Mehr. Teheran “non ha condotto negoziati con gli Stati Uniti”, ha affermato il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammed Bagher Ghalibaf, che in un post su X ha bollato come false le parole (fake news) di Trump.
Una linea confermata da tutti i media iraniani. “Non ci sono comunicazioni dirette con gli Usa né attraverso intermediari”, ha dichiarato una fonte citata dall’agenzia di stampa iraniana Fars e l’Isna parla di “retromarcia” da parte del presidente americano. Anche un alto funzionario della sicurezza ha smentito all’agenzia di stampa Tasnim le parole di Trump, sostenendo che il capo della Casa Bianca abbia “rinunciato ad attaccare le infrastrutture critiche quando le minacce militari dell’Iran sono diventate credibili”. Secondo la fonte, la pressione sui mercati finanziari è stata “un fattore importante per questa inversione di rotta”, aggiungendo che “dall’inizio della guerra fino ad oggi, alcuni mediatori hanno inviato messaggi a Teheran, la cui risposta chiara è stata che continueremo a difenderci fino a raggiungere la necessaria deterrenza”. “Non c’è stata alcuna negoziazione e non ci sarà”, ha aggiunto la fonte, minacciando che “lo Stretto di Hormuz non tornerà alle condizioni prebelliche né ci sarà pace nei mercati energetici”.
Tuttavia un alto funzionario iraniano ha confermato ad Al Jazeera che negli ultimi giorni “sono stati trasmessi tramite Egitto e Turchia messaggi tra Teheran e Washington, in uno spirito di buona volontà per allentare le tensioni”. Lo stesso funzionario ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero rifiutato due condizioni poste dall’Iran per porre fine ai combattimenti: il pagamento di risarcimenti e il riconoscimento di un'”aggressione” nei confronti di Teheran. “Il presidente degli Stati Uniti non ha l’autorità per fissare termini definitivi o scadenze nei negoziati”, ha aggiunto.
Colloqui Usa-Iran, fra le smentite. Come sono andate le prime ore di lunedì 23 marzo
Ore 15:00
“Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran”. Lo ha detto il presidente statunitense Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis.
Ore 14.15
Colloqui con l’Iran si sono tenuti ieri sera e hanno coinvolto i due inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner. Lo ha detto Donald Trump a Fox Business, dopo che il ministero degli Esteri di Teheran ha smentito che ci siano stati colloqui con gli Stati Uniti, come sostenuto dal presidente americano.
L’Iran vuole “moltissimo” un accordo con gli Stati Uniti e questo potrebbe accadere entro i prossimi cinque giorni o anche prima. Lo ha detto Donald Trump a Fox Business, dopo un post su Truth in cui ha annunciato che sono in corso colloqui “produttivi” con Teheran e che per questo ha deciso di rinviare di cinque giorni i raid sugli impianti e le infrastrutture energetici.
Ore 13.00
I media iraniani smentiscono che ci siano stati contatti con l’Amministrazione Usa per mettere fine alla guerra e definiscono una “retromarcia” l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha parlato di colloqui “molto positivi” nelle ultime 48 ore con la Repubblica islamica, annunciando un rinvio dell’ultimatum sui raid contro impianti e infrastrutture energetiche del Paese.
“Non ci sono comunicazioni dirette con gli Usa né attraverso intermediari”, ha dichiarato una fonte citata dall’agenzia di stampa iraniana Fars e l’Isna parla di “retromarcia” da parte del presidente americano. Anche un alto funzionario della sicurezza ha smentito all’agenzia di stampa Tasnim le parole di Trump, sostenendo che il capo della Casa Bianca abbia “rinunciato ad attaccare le infrastrutture critiche quando le minacce militari dell’Iran sono diventate credibili”.
Secondo la fonte, la pressione sui mercati finanziari è stata “un fattore importante per questa inversione di rotta”, aggiungendo che “dall’inizio della guerra fino ad oggi, alcuni mediatori hanno inviato messaggi a Teheran, la cui risposta chiara è stata che continueremo a difenderci fino a raggiungere la necessaria deterrenza”. “Non c’è stata alcuna negoziazione e non ci sarà”, ha aggiunto la fonte, minacciando che “lo Stretto di Hormuz non tornerà alle condizioni prebelliche né ci sarà pace nei mercati energetici”.
Ore 12.00
Donald Trump annuncia il rinvio dell’ultimatum contro l’Iran, dopo colloqui “produttivi” avuti negli ultimi due giorni. “Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana – scrive in un post su Truth social – ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso”.
“Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”
Ore 10.15
L’Iran ha minacciato di collocare mine navali in tutto il Golfo se gli Stati Uniti e Israele attaccheranno le coste iraniane e le sue isole con l’invio di truppe di terra. Lo ha annunciato il consiglio di Difesa di Teheran. “Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente, e in conformità con la prassi militare consolidata, il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e nelle zone costiere con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti dispiegabili dalle coste”, ha dichiarato il consiglio di difesa del Paese in un comunicato diffuso dai media statali.
Ore 7.00
L’ultimatum di Donald Trump e la nuova sfida dell’Iran. Il presidente degli Stati Uniti fissa un termine perentorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 48 ore: se ciò non avverrà, gli Usa colpiranno le centrali iraniane con conseguenze disastrose per le infrastrutture energetiche. Teheran non si piega e replica rilanciando. All’eventuale attacco americano si risponderà con azioni analoghe contro i paesi del Golfo e lo Stretto di Hormuz verrà totalmente chiuso. Nel braccio di mare, determinante per il 20% del traffico mondiale di petrolio, attualmente transitano solo poche petroliere autorizzate dalla repubblica islamica. Lo stop totale aggraverebbe la crisi dei mercati con ulteriori conseguenze sui prezzi dei carburanti.
L’ultimatum
Con un gallone di benzina a quasi 4 dollari, Hormuz diventa un tema centrale nell’operazione Epic Fury lanciata da Trump lo scorso 28 febbraio. “Se l’Iran non apre totalmente lo Stretto di Hormuz senza minacce entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le sue centrali energetiche a partire dalla più grande”, ha scritto il presidente americano su Truth. L’ultimatum scade di fatto nella notte italiana tra lunedì 23 marzo e martedì 24. “Presto scoprirete cosa succederà con l’ultimatum sulle centrali elettriche: il risultato sarà molto positivo. Ci sarà la distruzione totale dell’Iran e funzionerà alla grande”, ha aggiunto il numero 1 della Casa Bianca parlando con l’emittente israeliana Channel 13.
La reazione
La prima reazione è arrivata dai Pasdaran: se gli americani colpiranno le infrastrutture energetiche e di approvvigionamento di carburante della Repubblica islamica, “tutte le infrastrutture energetiche appartenenti agli Stati Uniti nella regione saranno attaccate”. Quindi, il ‘rilancio’ ulteriore. “Se le minacce degli Stati Uniti riguardanti le centrali elettriche iraniane dovessero concretizzarsi, lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso e non verrà riaperto finché le nostre centrali distrutte non saranno ricostruite”, le parole il comandante operativo militare Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato iraniana.
Le condizioni di Washington e Teheran
Le distanze tra Washington e Teheran sono enormi e vengono formalizzate nero su bianco. Per porre fine alla guerra, Trump chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare e missilistico iraniano e la fine del sostegno a Hezbollah, ad Hamas e agli Houthi. La risposta? Un ‘no’ categorico, visto che l’Iran ha messo in fila non 3 ma 6 condizioni: dalla garanzia che la guerra non si ripeterà alla chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, fino a un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz. A questo tris si aggiungono altri paletti: il pagamento di un risarcimento all’Iran, lo stop alla guerra su tutti i fronti regionali e l’estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.
In questo quadro, appare complicato ipotizzare un epilogo del conflitto a breve termine. Gli Stati Uniti continuano a trasferire uomini – in particolare oltre 2000 Marines – e navi verso la regione. Funzionari della Casa Bianca hanno detto alla loro controparte israeliana che una possibile operazione per riaprire lo stretto di Hormuz potrebbe durare diverse settimane, come rivela l’emittente israeliana Channel 12. Tutto o quasi dipenderebbe dall’ultimatum di Trump: se il no di Teheran dovesse rimanere immutato, la guerra dovrà essere estesa per dare tempo all’operazione Usa e quindi, hanno detto ancora gli americani, sarà necessario un cambio di strategia
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