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Teatro alla Scala e tournée in Egitto

Una Scala d’Egitto

Il Teatro alla Scala ha deciso di annullare la tournée in Egitto per ragioni principalmente politiche legate al caso Regeni. Ma quel Paese resta comunque un anello strategico importante per il delicato equilibrio mediorientale.
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Una Scala d’Egitto

Il Teatro alla Scala ha deciso di annullare la tournée in Egitto per ragioni principalmente politiche legate al caso Regeni. Ma quel Paese resta comunque un anello strategico importante per il delicato equilibrio mediorientale.
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Una Scala d’Egitto

Il Teatro alla Scala ha deciso di annullare la tournée in Egitto per ragioni principalmente politiche legate al caso Regeni. Ma quel Paese resta comunque un anello strategico importante per il delicato equilibrio mediorientale.
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Il Teatro alla Scala ha deciso di annullare la tournée in Egitto per ragioni principalmente politiche legate al caso Regeni. Ma quel Paese resta comunque un anello strategico importante per il delicato equilibrio mediorientale.
E quindi i rappresentanti dei lavoratori del Teatro alla Scala bocciano sonoramente – essenzialmente per «una questione politica» relativa al caso Regeni – l’ipotesi di una tournée in Egitto: 5 milioni di euro per 16 serate, a quanto è dato sapere. Ma il tour, conferma pavidamente il Teatro, non si farà «per diversi motivi»; il che è come una pezza peggiore del buco. L’Egitto ha un’importanza strategica fondamentale nel precario equilibrio mediorientale, con particolare riferimento alla questione libica che ci riguarda direttamente. Per non parlare del giacimento di Zohr, la più grande scoperta di gas mai avvenuta nel cuore del Mediterraneo, la cui concessione è partecipata al 50% da Eni. Ebbene, non si tratta solo di far valere l’inevitabile primato della prudentia politica, o ragion di Stato che dir si voglia, quanto di evitare quel sottile e retorico cinismo da anime belle di chi abusa della tragedia di Giulio Regeni per sentirsi più buono, peggiorando la situazione.
La linea ondivaga dei governi italiani succedutisi dal 2016 non ha certo aiutato a fare chiarezza. Premesso che sarebbe orribile scambiare una vita umana con un metro cubo di gas, ci sono delle ragioni di semplice intelligenza politica che sconsigliano la proliferazione di ministri degli Esteri (ormai ogni Comune sembra averne uno e ora anche il sindacato!). La rete dei servizi di sicurezza egiziani è complessa e a più livelli. Accanto all’intelligence militare e civile esiste un Servizio di sicurezza dello Stato (Amn Al Watani) formato da diverse migliaia di uomini coadiuvati a loro volta da poliziotti e dai temuti baltageya, criminali comuni utilizzati per minacciare oppositori e manifestanti. Non sempre questi apparati lavorano per lo stesso obiettivo. Ci vuol poco per capire che la situazione potrebbe anche essere peggiore di quanto non sia. Basti pensare che prima del generale al Sisi il presidente dell’Egitto era Mohamed Morsi, leader dei Fratelli musulmani.
Quanto alla Scala, in ambito musicale ho sempre avuto un debole per la mitbestimmung, il modello di cogestione aziendale più diffuso in Germania, tipico della loro economia sociale di mercato. Il sindacato è libero di opporsi, ma che sia responsabilizzato e si impegni a reperire sul mercato i 5 milioni che mancano. Altrimenti le prove d’orchestra di felliniana memoria non finiscono mai.
  di Fabio Torrembini

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