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La libertà degli altri e dell'Ucraina

Vilmente arrendevoli con le libertà degli altri

C’è chi invoca la resa dell’Ucraina senza comprendere che la libertà non è solo un diritto ma uno dei più importanti doveri da esercitare. E perché il popolo ucraino non dovrebbe difendere la loro?
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Vilmente arrendevoli con le libertà degli altri

C’è chi invoca la resa dell’Ucraina senza comprendere che la libertà non è solo un diritto ma uno dei più importanti doveri da esercitare. E perché il popolo ucraino non dovrebbe difendere la loro?
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Vilmente arrendevoli con le libertà degli altri

C’è chi invoca la resa dell’Ucraina senza comprendere che la libertà non è solo un diritto ma uno dei più importanti doveri da esercitare. E perché il popolo ucraino non dovrebbe difendere la loro?
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C’è chi invoca la resa dell’Ucraina senza comprendere che la libertà non è solo un diritto ma uno dei più importanti doveri da esercitare. E perché il popolo ucraino non dovrebbe difendere la loro?

Quello che nel secolo scorso fu «Morire per Danzica?» può diventare «Avere freddo per Kiev?».

Questo 2022 è segnato da vicende drammatiche – prima la pandemia, ora l’invasione russa dell’Ucraina – su cui occorre misurarsi come società occidentali e democrazie liberali. Abbiamo vissuto un biennio che ha cambiato il mondo: uno shock, con nuove consapevolezze acquisite in primis dai giovani. Forse per le nostre generazioni ha significato guardarsi allo specchio e riflettere sui fondamentali valori delle società in cui siamo nati e sulla necessità di difenderli.

La triste combinazione pandemia/guerra è stata anche un’amara cartina di tornasole, liberata dalle ideologie, per capire chi abbiamo attorno e quali sistemi di valori umani contino davvero. L’invasione dell’Ucraina ha rimesso tutti davanti a un’antica sfida: quella fra il mondo libero e i regimi illiberali, fra le democrazie e le feroci democrature.

Non è un caso che da sempre nella Storia le persone abbiano rischiato la vita per spostarsi da Paesi senza libertà verso democrazie più avanzate, da contesti di fame e persecuzione a quelli dove le possibilità di realizzarsi erano più aperte. Accade ancora e lo vediamo quotidianamente con le immagini della battaglia del popolo ucraino per la sua autodeterminazione. I suoi valori di riferimento sono gli stessi su cui abbiamo costruito le nostre società europee, generando ricchezza e moltiplicando opportunità di benessere, da cittadini liberi che hanno colpevolmente scordato quanto l’ombrello della Nato abbia finora garantito la serenità delle nostre vite.

A chi invoca la resa dell’Ucraina (facile fare i pacifisti con le libertà altrui) non è chiaro un punto: il mondo libero ora si regge sulle spalle della sua resistenza. I popoli che magari soccombono combattendo per la loro libertà prima o poi risorgono, quelli che si arrendono senza lottare muoiono per sempre. Tra poco sarà il 25 aprile e chi chiede la resa dell’Ucraina davanti all’invasione delle truppe di Putin abbia almeno la decenza di non scendere in piazza per festeggiare ipocritamente la Liberazione.

L’articolo 52 della Costituzione italiana afferma: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Gli ucraini non dovrebbero difendere la loro?

«Il mondo non sarà distrutto dai malvagi, ma da coloro che restano a guardarli senza fare niente» diceva Einstein. Se non sappiamo più distinguere chi invade da chi è invaso, chi uccide da chi è ucciso, chi è libero da chi lo opprime, cosa diventiamo? La libertà non è solo il più naturale e fondamentale dei diritti da difendere, è anche il più importante dei doveri da esercitare.

Tanti dei nostri nonni combatterono e persero la vita nella battaglia tra mondo libero (guidato dagli alleati angloamericani) e le forze del male nazionalsocialista e fascista, simili a quelle che oggi bombardano Kiev e attentano ai nostri valori. Se non lo capiamo, non meritiamo di godere delle nostre società aperte.

Freedom is not for free, ci hanno insegnato quelli che hanno dato la vita per farci crescere liberi.

 

di Antonluca Cuoco

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