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Zelensky comunicatore infallibile: il francobollo è già un cult, presto anche in NFT

Una perfetta operazione crossmediale quella operata dal presidente Zelensky, primo attore della comunicazione ucraina capace di una propaganda bellica senza precedenti.

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Una piccola isola a presidio della costa Sud; appena 13 guardie di stanza; la grande ammiraglia della Marina russa, l’incrociatore “Moskva”, che gli punta contro i cannoni; il messaggio «Nave da guerra russa vai a farti fottere» urlato via radio a beneficio del suo diffondersi virale su ogni altro mezzo; adesivi, spille e souvenir con il liberatorio insulto all’invasore; il dito medio della mano a rafforzare l’insulto; la fake news che erano stati uccisi gli “eroi indomiti dell’Ucraina”, nella più schietta strategia delle psychological operation belliche; poi la sospirata notizia che erano vivi, benché prigionieri;

il concorso per il bozzetto di una affrancatura celebrativa; la votazione popolare su Facebook; il disegno vincente comunicato su Twitter e sul profilo Facebook delle poste ucraine; le code davanti agli uffici postali per l’acquisto; le cartoline da spedire in Russia con frasi di beffa o di minacce; la filatelia che accoglie l’emissione di un francobollo che raffigura, unico nella storia, un soldato che fa il dito medio al nemico.

Un pezzo da collezione che sbancherà nella Rete. In attesa dei potenziali Nft (Non fungible token digitali) pronti per un’asta mondiale al rialzo.

Dunque si sono attivati sinergicamente 16 fattori mediatici, narrativi e simbolici a formare una perfetta operazione crossmediale, di pura e trasparente propaganda bellica, che dal primo giorno dell’aggressione russa si amplia nel globo, pur con tutte le censure militari del caso, anche attraverso le centinaia di giornalisti, videomaker e ucraini armati di smartphone che operano in ogni angolo del Paese, in una fittissima copertura aggiornata minuto per minuto, un unicum assoluto nella storia dei conflitti. Come unica è la direzione strategica saldamente in mano al presidente Volodymyr Zelensky.

È lui il regista, spesso l’autore dei testi e dei contesti multimediali, certo il primo attore della comunicazione ucraina in tempo di guerra (e, prima dell’invasione russa, in tempo di semi-pace). Lo sappiamo, arriva da una ventennale carriera di sceneggiatore, produttore e attore acclamato in patria e nella Federazione Russa, di brillante protagonista in prima serata, sciolto ballerino, battutista, protagonista della fiction che illustrava il suo programma elettorale graffiando il potere, con tanta autoironia e umorismo («Meccanismi complessi e formulazioni politiche sono difficili da comprendere per gli esseri umani. Ma attraverso l’umorismo è facile; è una scorciatoia» dice in una intervista al mensile americano “The Atlantic” nella quale, da uomo di spettacolo, cita i film “Il giorno della marmotta”, “Monthy Python” e “Yellow submarine”).

Un percorso diametralmente opposto a quello del candidato Donald Trump, conduttore per anni di un reality show cinico e baro proseguito nella sua devastante presidenza.

Le conversazioni del presidente ucraino in videoconferenza nei Parlamenti di mezzo mondo – precedute da video di qualità hollywoodiana – sono una collezione di engagement fitti di citazioni ad hoc per il Paese interlocutore («Mariupol è come Genova» per l’Itala) e di interlocuzioni dirette (a Biden, guardandolo dritto negli occhi: «Sei il leader della tua grande nazione. Ti auguro di essere il leader del mondo. Essere il leader del mondo significa essere il leader della pace»).

Le si studia ormai nei corsi di comunicazione aziendale, pubblica e nei master universitari. Si viviseziona la media strategy del governo ucraino e del suo presidente per coglierne i meccanismi e i fattori portanti, già intuendo che forse è un unicum. Irripetibile.

di Edoardo Fleishner

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