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A che gioco giocano?

Lega e Movimento Cinque Stelle, due partiti della maggioranza di governo, appaiono impantanati in inezie o accuse a Draghi di poca sostanza. Non una parola, invece, sull’accordo tra Italia e Algeria sul gas.
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A che gioco giocano?

Lega e Movimento Cinque Stelle, due partiti della maggioranza di governo, appaiono impantanati in inezie o accuse a Draghi di poca sostanza. Non una parola, invece, sull’accordo tra Italia e Algeria sul gas.
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A che gioco giocano?

Lega e Movimento Cinque Stelle, due partiti della maggioranza di governo, appaiono impantanati in inezie o accuse a Draghi di poca sostanza. Non una parola, invece, sull’accordo tra Italia e Algeria sul gas.
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Lega e Movimento Cinque Stelle, due partiti della maggioranza di governo, appaiono impantanati in inezie o accuse a Draghi di poca sostanza. Non una parola, invece, sull’accordo tra Italia e Algeria sul gas.
A che gioco stanno giocando almeno due dei partiti che fanno parte della maggioranza di governo, Lega e Movimento Cinque Stelle? Domanda più che legittima, osservando le ultime settimane, in cui non sono sembrati – pur in forme oggettivamente diverse – concentrati tanto sulla realtà determinata dalla folle guerra di aggressione di Vladimir Putin all’Ucraina, quanto sul mondo di prima. Il tempo in cui ci si poteva (mica troppo, ma l’abbiamo fatto per anni) guardarsi l’ombelico, senza porsi domande troppo complesse. Prendiamo la Lega: dopo la sfortunata missione in Polonia, Matteo Salvini è come se avesse scelto di cancellare la guerra dal suo orizzonte. Non una dichiarazione, non un tweet, non una presa di posizione di alcun tipo. È tornato a parlare esclusivamente dei cavalli di battaglia di sempre, un po’ le tasse, un po’ i conti delle famiglie italiane, il tutto come se si potesse escludere il conflitto dalle cause e conseguenze. Surreale, eppure è ciò che sta accadendo, nel palese tentativo di recuperare posizioni e consensi su Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni che gli ha intanto rubato lo scettro di oppositore sovranista, mostrando oltretutto un volto altamente responsabile nelle cruciali scelte di politica estera di queste settimane dure e sofferte. L’ultima polpetta avvelenata, tutto questo, di Vladimir Putin e di un’ammirazione incondizionata mai rinnegata (ancora). Quanto al Movimento Cinque Stelle, esaurita la pantomima sulle spese militari, si è passati anche in questo caso ai cavalli di battaglia di sempre, in particolar modo quelli a sfondo energetico-ambientale. Mi è capitato domenica di partecipare a un dibattito televisivo, in cui Draghi era nel centro del mirino pentastellato, perché accusato di non dare risposte sul fronte della transizione ecologica, delle rinnovabili e così via. Ho fatto sommessamente notare che siamo tutti per la transizione, ma che senza energia e nel contesto creato dal dittatore russo rischiamo di trovarci con le fabbriche ferme fra mesi, non anni e che forse preoccuparsi anche dei problemi contingenti non è una strategia così malsana. Tempo 24 ore, è arrivato l’annuncio dell’accordo firmato dall’Italia in Algeria, per sostituire un terzo delle forniture russe di gas con altrettante provenienti dal Paese nordafricano. Una scelta strategica che indica una strada nuova e che ci permetterà di cominciare a respirare. Non basta, lo sappiamo, ma è parte essenziale delle soluzioni da trovare per uscire dalla folle dipendenza da un dittatore, in cui ci siamo andati a ficcare. Non una parola, non un commento da parte dei suddetti partiti, spiazzati ancora una volta e lasciati con il cerino in mano a giocare al loro gioco.   di Fulvio Giuliani

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