AUTORE: Gaia Bottoni
A voler essere particolarmente ottimisti, è un altro tassello che smonta quell’eterna tendenza a prendersela con l’altro, o l’altra, piuttosto che con il coniuge fedifrago.
In Veneto, ad Abano, una donna aveva fatto causa e chiesto 30mila euro di risarcimento all’amante del marito, rea a suo dire di averla umiliata al punto da causarle la depressione. Lui la tradiva con una delle sue impiegate, ma a differenza forse di altri non si preoccupava minimamente di tenere nascosta la relazione extraconiugale.
E lo stesso avrebbe fatto l’altra donna, che a sentire la tradita l’avrebbe ripetutamente umiliata.
Il giudice ha però stabilito che tali condotte denigratorie avrebbero dovuto essere provate e che anche in quel caso il principale imputato avrebbe dovuto essere il marito, a cui spetta l’onere di fedeltà. L’amante invece non può rispondere di eventuali danni subìti dal tradito o dalla tradita se, scrive il giudice, «si limita a esercitare il diritto, costituzionalmente garantito, alla libera espressione della propria personalità, che si concretizza anche nella libertà di scelta del partner amoroso». Insomma, l’amante ha il diritto di fare quel che vuole, nulla c’entra con gli obblighi coniugali di un’altra persona. Non ci voleva per forza una causa per stabilirlo, eppure sappiamo come a livello culturale spesso ancora prevalga l’idea di qualcuno che in qualche modo ‘circuisce’ un povero marito o una povera moglie, quasi che questi siano incapaci di intendere e volere. E invece lo sono perfettamente. Di Gaia BottoniLa Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
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