“Il Principe” di Machiavelli, testo letto tanto dagli zar quanto dalla leadership bolscevica e dallo stesso Lenin in persona, insegna che la conquista territoriale e la vittoria militare su uno Stato sono soltanto i primi passi verso il suo reale assoggettamento, che invece avviene attraverso la pacificazione successiva.
Una realtà ‘imperiale’ come la Russia ha dovuto confrontarsi spesso con la necessità di pacificare Stati e società conquistati. Nei secoli questo processo ha preso il nome di russificazione o di sovietizzazione, a seconda dell’obbiettivo primario: imporre la cultura, l’identità e la statualità russe nel primo caso o quelle sovietiche nel secondo.
Hanno subìto tentativi di russificazione la Polonia, la Lituania, la Finlandia, la Bielorussia, le Repubbliche del Caucaso e anche l’Ucraina. In particolare, l’offensiva politica e culturale contro Kiev è iniziata nel 1700 con l’espansione russa lungo le coste del Mar Nero (la cosiddetta Nuova Russia di Caterina la Grande) e ha avuto il suo apice durante gli anni del socialismo reale, quando la lingua e la letteratura ucraine furono declassate e sottoposte al dominio del russo.
Soltanto con l’indipendenza, nel 1991, l’Ucraina ha riavviato il processo di recupero e ricostruzione della propria identità nazionale attraverso un processo di de-russificazione e ucrainizzazione dello spazio politico e culturale, non senza eccessi estremisti.
La questione della russificazione è tornata in auge con l’invasione russa dell’Ucraina e con la necessità del Cremlino di pacificare e controllare le città conquistate, soprattutto nella fascia meridionale lungo il Mar Nero. In particolare, a Kherson e Melitopol già si assiste a pratiche pericolose. Il sindaco di Melitopol Ivan Fyodorov, che non voleva piegarsi agli occupanti russi, è misteriosamente scomparso ed è stato sostituito, assieme alla sua giunta, da nuovi politici collaborazionisti.
Anche a Kherson le proteste popolari contro Mosca hanno portato a ondate di arresti (circa 400) e alla repressione brutale per opera della Guardia nazionale russa. Emittenti e radio in lingua russa hanno sostituito quelle ucraine. Parallelamente, ai cittadini filorussi è stato offerto il passaporto della Madrepatria.
In tale contesto non bisogna sottovalutare l’impatto e lo scopo secondario dell’apertura dei corridoi umanitari, vale a dire svuotare le città di tutti gli elementi antirussi per fiaccare la resistenza ucraina e modificare gli equilibri politici nelle aree urbane. In tal senso, per il prossimo futuro, non è da escludere che Mosca supporti e favorisca migrazioni di cittadini russi verso le città dell’Ucraina, in una riedizione sia delle colonizzazioni promosse da Alessandro II nel 1800 sia delle opere di ingegneria sociale di staliniana memoria.
Di Marco Di Liddo
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