Nel continente africano solo l’8% della popolazione ha completato l’iter vaccinale e si tratta di un problema che coinvolge tutto il mondo, anche i Paesi industrializzati. A detta di tutti gli scienziati è infatti necessario fermare con rapidità e ovunque il Coronavirus e le sue varianti. Achim Steiner, amministratore del programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) ha dichiarato: «Garantire un accesso equo al vaccino contro il Covid-19 è lo strumento più veloce per fermare la pandemia». Il caso del Sudafrica, Paese a medio reddito, è emblematico. La bassa copertura vaccinale – solo il 25% della popolazione – sembra essere stata uno dei fattori che ha contribuito allo sviluppo e alla rapida diffusione della variante Omicron, ormai sbarcata anche nei Paesi più ricchi, compresi quelli Ue.
Ma le difficoltà all’accesso vaccinale non sono limitate all’Africa. Secondo le stime pubblicate dall’Università di Oxford solo lo 0,8% delle dosi è stato somministrato nei Paesi a basso reddito. Tutto questo mentre in Italia sono state vaccinate con la seconda dose circa 48 milioni di persone sopra i 12 anni, l’89% della popolazione. A questo dobbiamo aggiungere che i Paesi ricchi hanno donato ai Paesi in via di sviluppo solo 261 milioni di vaccini, rispetto alle 1,8 miliardi di dosi promesse. L’Unione europea, comunque, più degli Stati Uniti. Inoltre le aziende farmaceutiche occidentali hanno destinato solo il 12% delle dosi previste al Covax, l’iniziativa voluta dall’Oms per garantire le vaccinazioni nei Paesi a basso-medio reddito.
Per ovviare a questi problemi la proposta più efficace sembrerebbe essere quella di sospendere i brevetti alle ditte produttrici del vaccino. Anche in questo caso l’iniziativa dell’Ue c’è. Sostanzialmente si richiede una deroga agli accordi Trips (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights ) per consentire a tutti i Paesi di produrre vaccini anti Covid-19. L’articolo 13 dei Trips permette infatti agli Stati licenze provvisorie per produrre farmaci essenziali in caso di emergenza. In effetti ci sono Paesi come Sudafrica, India e Indonesia che hanno le conoscenze, competenze e capacità tecnologiche per produrre le 12 miliardi di dosi vaccinali mancanti; in modo sicuro, scientificamente controllabile e a prezzi contenuti. Al tempo stesso si deve però constatare come a tutti i Paesi a basso reddito manchino totalmente le capacità logistiche e distributive. Non offrono cioè la garanzia di poter ricevere, conservare, distribuire in loco e iniettare correttamente alla popolazione i vaccini anti Covid-19.
Secondo quanto affermato dal Serum Institute of India, il più grande produttore al mondo di immunizzanti, è l’insormontabile deficit organizzativo locale a provocare la bassa percentuale di vaccinati e quindi l’alto rischio di incorrere in nuove varianti. Serve donare e consentire la produzione, insomma, ma non basta. Un dato di fatto che dovrebbe essere preso in seria considerazione, se vogliamo veramente frenare la pandemia nel nostro mondo globalizzato.
di Massimiliano Fanni Canelles
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Tag: vaccini
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