Due grandi manifestazioni campeggiano all’inizio e alla fine dell’anno 2022. Una, dal 4 al 20 febbraio, è l’Olimpiade invernale di Pechino. L’altra, dal 21 novembre al 18 dicembre, sarà la Coppa del Mondo di calcio in Qatar, primo mondiale della storia durante il periodo autunnale, ultimo (possibile) tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.
Il problema è tutto qui. L’Italia di Roberto Mancini, che per qualificarsi dovrà superare gli spareggi a marzo, affronterà prima la Macedonia del Nord (a Palermo) e poi (in trasferta) la vincente tra Turchia e Portogallo. Quindi, delle due l’una: o in Qatar va Mancini con la sua truppa di ragazzi oppure ci va Ronaldo, in subordine Calhanoglu, ma noi no. Sarebbe la seconda volta consecutiva (abbiamo saltato anche Russia 2018), la terza in assoluto (mancammo i Mondiali del 1958). La prospettiva di essere eliminati è da brividi, non solo perché l’Italia è campione d’Europa: non andare in Qatar significherebbe bruciare le aspettative di milioni di italiani convinti di avere ritrovato una Nazionale vincente, rinunciare a una fetta consistente di guadagni in contributi Fifa e sponsor destinati alla Federazione (quindi al movimento) e diventare forse definitivamente un piccolo Paese del calcio.
Purtroppo l’eventualità non è solo teorica. Da dopo l’Europeo, vinto in forza di un’eccezione, la squadra ha perso la caratteristica che la rendeva diversa da tutte le altre formazioni: più lenta nel palleggio, ha sottodimensionato il possesso diventando più prevedibile. Davanti ha perso sempre più spesso Immobile senza trovare un degno sostituto (Belotti è infortunato e sembra in anticipato declino), dietro può contare poco su Chiellini, mentre Bonucci è meno imperforabile se schierato in coppia con Acerbi. Meglio Bastoni, in grado di svolgere anche un’interessante fase offensiva. L’unico reparto dove stiamo e staremo bene è il centrocampo (due centrali come Jorginho e Verratti più Barella) e, almeno in parte, sugli esterni dove Spinazzola, da più lontano, e Chiesa, da più vicino, possono scardinare i bastioni difensivi avversari e creare superiorità a destra e sinistra.
Un playoff con Ronaldo di mezzo è sempre un nodo gordiano. Prima di tutto perché il fuoriclasse può risolvere, con una giocata individuale, anche partite diseguali. In secondo luogo perché pensare che Fifa e Qatar – organizzatori del torneo – abbiano più a cuore una sfida fra gli assi degli anni Duemila, tra l’altro al loro ultimo atto, piuttosto che la presenza di Pessina e Locatelli, è scandaloso ma non sbagliato. Poi c’è l’incognita legata alla partita secca nella quale anche uno sfavorito può vincere, in ragione della vasta gamma di soluzioni che vanno dall’episodio (autorete, espulsione) alle ipotesi di prolungamento (supplementari, rigori).
Insomma marzo sarà, dal punto di vista calcistico, il più crudele dei mesi, mettendo a repentaglio le nostre certezze e attentando alle nostre speranze.
Per contro all’Olimpiade di Pechino potremmo vincere tanto, addirittura più di quanto possiamo pronosticare. Unica certezza: le donne conquisteranno più medaglie degli uomini.
di Giancarlo Padovan
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Tag: sport
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