Le piazze erano colme di gente, troppa gente. Non erano tutte fasciste, ma applaudivano subito dopo che qualcuno alzava il tono della voce. Da una piazza partiva il “No alla dittatura sanitaria” e il “No al Green Pass”, dall’altra offese personali a una donna sopravvissuta all’Olocausto.
Gli effetti delle manifestazioni sono stati sicuramente più devastanti di quelli che, secondo alcuni, può fare il vaccino, per cui non credo affatto si possa parlare di paura contro il farmaco, ma di prepotenza atta a divulgare una serie di bugie per alimentarla. La paura può essere trattata e discussa con toni pacifici. Contrariamente, la manifestazione di Roma si è trasformata in una sorta di guerriglia urbana e il modo in cui abbiamo guardato la piazza lo terremo bene a mente. Rintronare una platea già rintronata, istigandola al grido di “O rivoluzione o morte”, non serve a nulla se non a domandarci se abbiamo davvero mai fatto i conti col nostro passato.
I vaccini e i tamponi non sono equiparabili: i primi assicurano una gratuita libertà di movimento che oggi è l’unica possibile e sicura; i secondi portano a sbattere contro un ostacolo non appena scadute le quarantotto ore. È possibile schivarlo, ma devi pagare. Ed è giusto farlo. Che lo Stato si accolli 600 milioni al mese, fino al termine dell’emergenza, è economicamente insostenibile e moralmente sbagliato. Quei soldi servono a rimpinguare il Fondo sanitario nazionale. Un dilemma tutto italiano balza intanto agli occhi: chi è vaccinato vorrebbe lavorare ma non ha un lavoro, chi non è vaccinato un lavoro ce l’ha ma non vuole svolgerlo. Per questi ultimi, il conto lo paga l’azienda di cui sono dipendenti.
La teoria secondo cui il vaccino viene rifiutato per paura dei suoi, mai confermati, effetti collaterali viene smontata ogniqualvolta le campane suonano a festa. A maggio di quest’anno, per andare in vacanza, il turismo ha registrato un boom di prenotazioni accompagnate dall’introduzione del Green Pass. Attendiamo un’altra torreggiante percentuale di nuovi vaccinati per le vacanze sulle nevi. Sicuramente, quelle piazze si sono dimenticate le parole di Liliana Segre. Le ripete tutte le volte che viene invitata negli istituti scolastici per raccontare alle giovani generazioni cosa è stata la Shoah: «Pensate con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte».
Di Matteo Grossi
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Tag: green pass, vaccini
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