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Più si consegna e più ci si ingolfa

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L’esplosione dei recapiti a domicilio rischia di paralizzare le città. La consegna a domicilio ha portato comodità straordinarie, ma ogni comodità ha un costo, spesso invisibile

Più si consegna e più ci si ingolfa

L’esplosione dei recapiti a domicilio rischia di paralizzare le città. La consegna a domicilio ha portato comodità straordinarie, ma ogni comodità ha un costo, spesso invisibile

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Più si consegna e più ci si ingolfa

L’esplosione dei recapiti a domicilio rischia di paralizzare le città. La consegna a domicilio ha portato comodità straordinarie, ma ogni comodità ha un costo, spesso invisibile

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Capita sempre più spesso: si esce di casa e si trova l’auto bloccata da un furgone fermo in doppia fila per consegnare pacchi. Intanto un rider ci sfreccia accanto, zaino termico sulle spalle, diretto alla prossima consegna. Piccoli dettagli quotidiani che raccontano un cambiamento profondo: la città contemporanea vive sempre più ‘in consegna’. Negli ultimi dieci anni l’e-commerce è cresciuto a ritmi vertiginosi. Secondo le principali rilevazioni di settore, in Europa le vendite online hanno superato i 700 miliardi di euro annui, con milioni di pacchi movimentati ogni giorno. In Italia il numero di spedizioni legate agli acquisti via Internet è più che raddoppiato rispetto al periodo pre-pandemia.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più furgoni in circolazione, più soste irregolari, più pressione sugli spazi urbani già congestionati. La consegna a domicilio ha portato comodità straordinarie. Con un click arrivano a casa libri, vestiti, tecnologia, spesa alimentare. Si risparmiano tempo e code, si amplia la scelta, si riducono gli spostamenti individuali verso i centri commerciali. Per molti anziani o per chi vive lontano dai negozi è un servizio prezioso. Ma ogni comodità ha un costo, spesso invisibile.

Il rovescio della medaglia è fatto di traffico congestionato, marciapiedi invasi, rumore e smog. I veicoli per le consegne dell’ultimo miglio percorrono tragitti frammentati e frequenti soste, con un impatto ambientale significativo. In alcune grandi città europee il traffico merci rappresenta fino al 20-30% dei veicoli circolanti nelle ore di punta, contribuendo in modo rilevante alle emissioni urbane di CO₂ e polveri sottili. A questo si aggiunge il dibattito sulla cosiddetta ‘tassa sui pacchi’, introdotta o ipotizzata in diversi contesti locali come strumento per compensare i costi della logistica urbana. L’idea è di far pagare un contributo per ogni consegna, destinando le risorse a mobilità sostenibile e infrastrutture. Ma la misura rischia di tradursi in un ulteriore peso su cittadini e piccoli commercianti, senza incidere davvero sull’organizzazione del sistema.

La domanda allora è inevitabile: si poteva fare diversamente? Alcune città stanno sperimentando soluzioni innovative. Ad Amsterdam si punta su microhub logistici ai margini del centro, dove i grandi camion scaricano le merci che vengono poi distribuite con cargo bike elettriche. A New York si diffondono punti di ritiro condivisi e armadietti intelligenti nei quartieri, riducendo le consegne porta a porta e le soste in doppia fila. Le bici cargo, silenziose e a zero emissioni, stanno diventando una presenza stabile in molte metropoli. Anche i punti di ritiro e le consegne aggregate possono fare la differenza: concentrare più ordini in un unico luogo o in fasce orarie programmate riduce il numero di viaggi e aumenta l’efficienza. L’innovazione tecnologica del tracciamento avanzato, dell’ottimizzazione dei percorsi e dei veicoli elettrici offre strumenti concreti. Ma serve una regia pubblica capace di integrare commercio digitale, mobilità e qualità della vita.

Mentre osserviamo l’ennesimo furgone fermo sotto casa, la sensazione è ambivalente. Da un lato la gratificazione immediata del pacco che arriva puntuale. Dall’altro la consapevolezza che la somma di milioni di scelte individuali ridisegna lo spazio collettivo. La città ‘in consegna’ è lo specchio di un modello di consumo rapido e frammentato. Ripensarlo non significa rinunciare alla comodità, ma darle una forma più sostenibile. Perché la vera sfida non è fermare i pacchi, ma immaginare città dove innovazione e vivibilità viaggino nella stessa direzione.

Di Stefano Faina e Silvio Napolitano

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