Non abbiamo mai mancato di sottolineare, a cominciare da chi scrive, le straordinarie qualità personali e agonistiche di Sofia Goggia. Una vincente nata, una delle più grandi interpreti di sempre dello sci azzurro. Proprio per la considerazione e, permetteteci, l’affetto sempre provato per Sofia, la critica non è solo permessa ma dovuta. La battuta gravemente scomposta sugli sciatori omosessuali – che Sofia si sentirebbe di escludere, considerato il coraggio necessario a lanciarsi sulla leggendaria Streif di Kitzbühel – non abbisogna di particolari sforzi per essere stigmatizzata.
Un errore di quelli gravi, che ricorda quanto un personaggio pubblico non possa mai limitarsi a far bene ciò che sa fare, ma debba costantemente esercitare l’arte della dialettica e della prudenza. Perché non rappresenta solo sé stesso ma il Paese e anche la Federazione sportiva che lo appoggia e coccola, come giusto. Per tacere delle aziende che lo eleggono a testimonial, garantendo una vita più che agiata, da ripagare con responsabilità ed equilibrio.
Sofia Goggia ha sbagliato e lo ha riconosciuto, chiedendo scusa. Fa sorridere, piuttosto, il suo approccio molto all’italiana nel commentare le posizioni da pacifismo de’ noantri del professor Orsini, con il quale l’azzurra darà presto un esame all’università. Da una ragazza abituata a sfidare le più impegnative discese libere della Coppa del Mondo era lecito aspettarsi qualcosa di più del non contestare il proprio prof, in nome del politicamente corretto.
Di Diego de la Vega
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