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Vaccini e ripari

Il Senato ha approvato l’ordine del giorno proposto dalla Lega che impegna il governo a garantire più fondi per indennizzare chi ha riportato danni irreversibili dai vaccini anti Covid. Il principio della legge del 1992 non può che essere applicato anche a tale vaccinazione.

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Colpisce sempre la distanza fra le roboanti parole e i toni di chi nei lunghi mesi della pandemia non ha mai mancato di vedere nella battaglia per i vaccini anti Covid qualcosa di più e di diverso dalla messa a punto dell’unica arma a nostra disposizione (complotti, manovre, grandi vecchi, non ci siamo risparmiati nulla) e la realtà.

Spesso quasi banale, certo meno affascinante delle teorie oscure, ma unica bussola – almeno in teoria – per chi voglia fare politica e informazione con coscienza. Nell’indifferenza quanto meno curiosa della stragrande maggioranza dei media (notizia troppo noiosa?), il Senato ha approvato quasi all’unanimità l’ordine del giorno proposto dalla Lega che impegna il governo a garantire più fondi per indennizzare anche chi ha riportato danni – irreversibili, sia chiaro – dai vaccini anti Covid.

Si chiede così di aumentare i fondi previsti dalla legge del 1992 per chi riporti in generale problemi permanenti a causa delle vaccinazioni obbligatorie.

È curioso come una delle armi ossessivamente richiamate dalla composita galassia no-vax si sia rivelata del tutto spuntata nelle loro stesse mani. Abbiamo sentito tante volte accusare il governo di non voler sancire l’obbligatorietà del vaccino per non rischiare di dover pagare gli indennizzi: ebbene, il principio di obbligatorietà è stato varato progressivamente per sempre più categorie, arrivando in modo indiscriminato a tutta la popolazione oltre i cinquant’anni di età e il voto del Senato spazza via anche l’ultima foglia di fico degli indennizzi.

Il principio della legge del 1992 non può che essere applicato anche alla vaccinazione contro il Covid-19, prevedendo gli indennizzi (non parliamo di risarcimenti, che scattano in caso di comportamenti colpevoli da parte di chi somministri il vaccino) in tutti i casi. Sia per le fasce di popolazione per cui è stata via via sancita dal governo l’obbligatorietà, sia per tutti gli altri. Anche chi non è sottoposto all’obbligo vaccinale, infatti, è tutelato in sede civile – può dunque essere indennizzato, nella malaugurata ipotesi di danni permanenti – perché la Corte costituzionale ha sancito il diritto sia in caso di vaccinazione obbligatoria che di vaccinazione ‘raccomandata’ dalle autorità pubbliche per un superiore interesse generale.

Risulta francamente difficile immaginare un caso di vaccinazione ‘spinta’ più di quella contro il Coronavirus, oggetto di una martellante campagna da quasi un anno a questa parte.

Sembrano tecnicismi giuridici, ma è molto di più: al netto di chi ne ha fatto una battaglia ideologica condita di irrazionalità e principi antiscientifici, anche le posizioni no-vax apparentemente più comprensibili e basate su richiami a presunti buchi di legge si mostrano sempre più inconsistenti. I vaccini non sono stati pensati e non hanno alcuna possibilità di impedire i contagi di massa, come abbiamo dolorosamente sperimentato negli ultimi 30 giorni, ma costituiscono uno scudo fenomenale contro le conseguenze più gravi e fatali.

Un tasso di letalità sceso dal 2-3% pre-vaccini allo 0,12% di oggi, i quasi 2.700 ricoverati su una platea di 2 milioni e 600mila non vaccinati fra i 40 e i 59 anni, a fronte di poco più di 1.000 su 16 milioni di vaccinati nella stessa fascia d’età (15 volte di meno, con un rischio di finire intubati 32 volte inferiore!) sono numeri indiscutibili. Salendo d’età, tra i 60 e i 79 anni, abbiamo 57,6 intubati non vaccinati ogni 100mila persone. Per chi ha fatto la terza dose l’incidenza scende a 1,3.

Per gli over 80 i ricoverati in terapia intensiva non vaccinati sono 39,2 ogni 100mila abitanti. Per chi ha avuto la terza dose l’incidenza scende a 0,7. Quasi nulla.

Cifre che chiudono ogni dibattito, a meno che non lo si voglia tenere aperto a tutti costi, per bassi interessi personali di visibilità e per confermare una qualche presa su una quota sempre più limitata di pubblico ed elettori. Si chiuda anche questa partita, rendendo pubblici e accessibili la procedura e le condizioni per avere l’eventuale indennizzo.

 

Di Fulvio Giuliani

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