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Voci dall’Ucraina

Se persino i talebani dicono “Basta!”: quando il mondo, all’unanimità, urla il suo dissenso nei confronti del conflitto russo-ucraino.

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In questi momenti difficili ogni sforzo aiuta la causa dell’Ucraina e degli ucraini. Ogni amicizia è preziosa, ogni aiuto è vitale, ogni difesa è ben accolta: persino quando è il governo afghano dei talebani ad auspicare una soluzione pacifica del conflitto russo-ucraino e una ripresa degli sforzi diplomatici. In effetti i mujahidin dai quali discendono sono uno dei pochi esempi di resistenza riuscita a un’aggressione imperialista con un tale squilibrio di forze e probabilmente sanzionerebbero persino Putin se esistessero dei veri e propri scambi commerciali con la Russia.

Nel frattempo che le parole di Mohammad Hasan facciano breccia, rimangono gli sforzi dell’Unione europea, degli Stati Uniti, della Corea del Sud, del Giappone ma «le sanzioni occidentali sono più lente dei missili russi» sostiene la madre della dottoressa Maria Shagina, ricercatrice del think thank Globsec.

«L’aggressore russo ha perso 2.800 soldati, 80 carri, 516 veicoli corazzati, 10 aeroplani e 7 elicotteri nella sua invasione dell’Ucraina» recita un comunicato di Hanna Maliar, viceministro alla Difesa ucraina. «Siamo a posto. Siamo motivati. Combatteremo. Resisteremo» sostiene Sergey, membro della forza di difesa territoriale della capitale ucraina. «Slava Ukraini!» scrivono tutti. «Surreale. Carri russi si muovono attraverso Homiel nella repubblica di Belarus. Gli stessi carri che andranno in Ucraina, attraversando il territorio del mio Paese, per uccidere i miei amici ucraini» scrive Hanna Liubakova, giornalista bielorussa per “Atlantic Council”.

«Nessuno è ferito e sto bene. Semplicemente, sono abbastanza sicuro che morirò. Non che ne sia preoccupato o cose simili, solo una constatazione» scrive un soldato ucraino, di stanza a Kyiv sotto i pesanti bombardamenti missilistici russi, al reporter americano Nolan Peterson.

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«L’ingegnere Skakun Vitaly si è offerto volontario per minare il ponte Henichesk presso la capitale. Impossibilitato ad abbandonarlo al sopraggiungere dell’invasore russo, si è fatto saltare con la struttura per fermarne l’avanzata» apprendiamo da fonti dell’esercito ucraino. «Non potrò mai essere più orgoglioso di oggi di essere ucraino» confessa Ostap Yarysh, giornalista per “Voa News”. «Per quanto pensa di poter resistere?» chiede il giornalista di “Cnn” all’ex presidente Poroshenko in collegamento da Kyiv. «Per sempre» risponde lui imbracciando un kalashnikov. «Mi sono arruolato» annuncia, con una foto in mimetica a braccia conserte, il giornalista ucraino Oleksandr Makhov, già veterano della prima invasione russa.

«L’Ucraina vuole mandare alla Corte criminale internazionale le prove come crimini di guerra di un bombardamento d’artiglieria russo contro un asilo e un orfanotrofio» riferisce Christo Grozev, direttore esecutivo di “Bellingcat”. «La mia sposa ucraina mi ha appena chiesto di strappare e bruciare il mio passaporto russo quando tornerò a casa da lei. E io lo farò» scrive Vladislav Davidzon. «Gloria all’Ucraina» scrivono tutti.

L’ultimo, laconico messaggio è quello di un semplice cittadino in dissenso con le decisioni del suo Stato: «Sono russo. Mi dispiace per tutto questo» recita il cartello di un manifestante a San Pietroburgo.

 

di Camillo Bosco

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