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Cristiano Militello: “Oggi ci si indigna molto di più per molto meno”. E sul caso Pucci-Sanremo…

In lungo e in largo per il nostro Paese, Cristiano Militello è diventato un osservatore privilegiato del costume nazionale. Ma oggi – visto anche il caso Pucci e Sanremo – fare satira è diventato più complicato? Abbiamo intervistato il celebre inviato di Striscia la Notizia, ecco le sue parole

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Fra i volti più noti di Striscia la Notiziail celebre tg satirico questa sera al gran finale con l’ultima puntata di questa edizione in onda in prime time – c’è sicuramente Cristiano Militello.

Il re degli striscioni e dei cartelli più stravaganti e fantasiosi che si sono visti negli stadi e sui muri del nostro Paese da anni – più precisamente dal 2004, da quando ha iniziato questa sua straordinaria “avventura” nel tg satirico ideato da Antonio Ricci – racconta l’Italia e gli italiani in un modo unico: con ironia, satira, astuzia, leggerezza e divertimento.

In lungo e in largo per il nostro Paese, Militello – con gli striscioni (e gli strafalcioni spesso presenti in essi) e con i saluti delle persone ai conduttori (quante ne abbiamo sentite al suo microfono…) – è diventato un osservatore privilegiato del costume nazionale.

Cristiano Militello è capace di trasformare, in un attimo, uno slogan da stadio in una fotografia del nostro – eccezionale (in tutti i sensi del termine: sia magnifico che insolito) – Paese.

L’inviato di Striscia la Notizia si muovea zig-zagsul confine sottile fra realtà e satira.

Satira che oggi – il caso di Andrea Pucci e Sanremo lo rende ancor più evidente – è diventato sempre più complicato fare senza subire delleconseguenze”.

Abbiamo intervistato Cristiano Militello, ecco le sue parole.

Cristiano Militello

Lavori a Striscia la Notizia dal 2004, come ti sei trovato in questa prima edizione del tg satirico in prime time?

Per me è stato più… riposante. Dopo 21 anni in esterna come inviato, infatti, sono stato “promosso” in studio. Una sorta di ritorno alle origini, sono partito col cabaret e la stand up comedy, ho ritrovato l’energia ed il calore del pubblico che trovo solitamente nei miei spettacoli, quindi – tutto sommato – parliamo di una dimensione protetta. Improvvisare on the road col primo che passa, al contrario, è assolutamente “senza rete”.

Dopo anni di striscioni in cui hai girato tutta l’Italia, viste anche le recentissime polemiche a seguito della partita Inter-Juventus, cosa raccontano oggi gli stadi del nostro Paese: più ironia o più rabbia?

La componente goliardica ultimamente è molto compressa. Da una parte non è stato fatto nulla per incentivarla – anzi, ci sono state misure repressive cervellotiche anche per i cosiddetti strumenti positivi di tifo – dall’altra, i tempi che viviamo sono davvero cupi e digrignanti, lo stadio non fa eccezione.

Il mondo del calcio, alla luce anche delle meravigliose recenti storie recateci in dono da altri sport, da tempo non è più un modello cui aspirare: le grandi squadre non sono semplici club, sono dei centri di potere; parte enorme del business si basa sulle scommesse; polemiche arbitrali continue e allucinanti; bilanci esplosi e insostenibili; vivai trascurati; calcio di provincia marginalizzato; calciatori che dopo mezza stagione buona sono quotati decine di milioni; giro d’affari dei procuratori tendente al vergognoso; dittatura del Var; simulatori che esultano dopo aver ingannato l’arbitro; Coppa Italia priva di fascino e “apparecchiata” per le solite prime otto; devo continuare? Ah sì, una cosa ancora: nella maggior parte degli stadi italiani, nell’ora che precede l’incontro è letteralmente impossibile parlare e/o fare il tifo: viene sparata a volume imbarazzante una musica (generalmente di m*rda) che ha il compito, credo, di intrattenere.

Questo è un altro problema: ormai siamo una generazione eternamente intrattenuta, anche quando dovremmo semplicemente socializzare.

La satira è importantissima e Striscia lo ha sempre dimostrato. In un’epoca come quella che stiamo vivendo oggi, fatta di social e politicamente corretto, è diventato più difficile fare satira e ironia?

In pochi anni è cambiata la sensibilità per tante cose, sicuramente oggi trattare certi argomenti abbisogna di alcuni “slalom” in più. Ci si indigna molto di più per… molto meno e così alcuni contenuti, che prima mandavamo in onda a cuor leggero, oggi necessitano di una valutazione più attenta; del resto, la gente e gli sfogodromi rappresentati dai social ti aspettano al varco, specialmente noi, che per anni abbiamo fatto le pulci a tutti

Emblematico il caso di Pucci…

Rispetto la sua decisione, se le critiche e le offese gli hanno tolto serenità e non se l’è sentita di andare a Sanremo, ha fatto bene a desistere. Non so cosa avrei fatto al suo posto. Sicuramente conosco bene l’antifona: a Striscia tanti colleghi hanno ricevuto minacce, intimidazioni e fango, quotidianamente, lavorando in contesti complicati ma sono comunque rimasti nello spazio pubblico, andando avanti ed esponendosi. Con lo stesso metro Luca Abete, Stefania Petyx, Brumotti – lo stesso Iacchetti – non dovrebbero più uscire di casa da illo tempore.

Cristiano Militello e i conduttori di Striscia la Notizia Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti

Tra 100 giorni circa c’è il mondiale….

La vetrina geopolitica rischia di mangiarsi l’evento sportivo. Basti pensare all’imbarazzante antipasto del premio Fifa per la pace dato a Trump. Molti non lo sanno ma i tifosi di Haiti, Senegal, Costa d’Avorio e Iran non potranno seguire la propria squadra negli stadi americani. Mi viene da dire: cosa ti sei battuto a fare per avere un evento (e cosa te l’hanno assegnato a fare) se poi vieti per legge l’ingresso ai sostenitori di 4 paesi? Al netto del fatto che con i co-intestatari dell’evento (Messico, Canada) gli Usa sono ai ferri corti da un anno e diplomaticamente ai minimi termini, in una escalation continua. Io dico “boh!”. Un gigantesco boh.

Lo striscione più geniale che hai mai visto?

Domanda durissima. Sicuramente tra i miei top c’è la risposta di 10.000 romanisti in trasferta a Firenze nonostante la partita fatta disputare di lunedì: “Semo tutti parrucchieri”. Pulito, ribelle, conciso ed esilarante: insomma, merce rara.

L’ultima scritta che ti ha colpito?

Una scritta su un muro a Bologna: “Non cercare troppo te stesso, che poi lo trovi e ci resti di m*rda”

Sull’AI il popolo dei muri si è già espresso?

Naturalmente, giorni fa ho letto questa: “Siamo arrivati all’intelligenza artificiale e ancora la gente non ha ben chiara la precedenza alla rotonda”

di Filippo Messina

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