Larry Johnson, ex analista della Cia: “Bombe, civili e intelligence ignorata”
Larry Johnson, ex analista della Cia, ci offre un’analisi critica sulle tensioni militari e politiche in Medio Oriente e sulle decisioni strategiche degli Stati Uniti
Larry Johnson, ex analista della Cia: “Bombe, civili e intelligence ignorata”
Larry Johnson, ex analista della Cia, ci offre un’analisi critica sulle tensioni militari e politiche in Medio Oriente e sulle decisioni strategiche degli Stati Uniti
Larry Johnson, ex analista della Cia: “Bombe, civili e intelligence ignorata”
Larry Johnson, ex analista della Cia, ci offre un’analisi critica sulle tensioni militari e politiche in Medio Oriente e sulle decisioni strategiche degli Stati Uniti
Larry Johnson, ex analista della Cia e noto esperto di sicurezza nazionale, ci offre un’analisi critica sulle tensioni militari e politiche in Medio Oriente e sulle decisioni strategiche degli Stati Uniti. La sua schiettezza è spesso criticata in patria perché riflette un approccio poco diplomatico ma incisivo nella valutazione dei rischi strategici.
Sollecitato sul persistente divario fra intelligence e politica americana, Johnson sottolinea la continuità storica del fenomeno: «Nulla di nuovo. Torniamo al Vietnam: quando l’intelligence contraddice la politica, il presidente (indipendentemente dall’orientamento politico) ignora sistematicamente l’intelligence». Secondo l’analista, le scelte strategiche sono spesso guidate più da pressioni politiche interne che da valutazioni realistiche dei rischi e dei benefici sul terreno. Un esempio concreto è la recente vicenda dell’accordo sul nucleare con l’Iran, negoziato in Oman e giudicato promettente. L’intesa, che prevedeva un controllo sull’uso dell’uranio e una supervisione internazionale, è stata però bloccata dagli attacchi militari americani e israeliani, vanificando mesi di diplomazia. Queste vicende hanno generato un forte dissenso interno negli Stati Uniti. Johnson ricorda infatti le dimissioni di Joe Kent, ex capo del National Counterterrorism Center, e le critiche pubbliche di Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence nazionale Usa: entrambi hanno evidenziato fratture fra intelligence, politica e opinione pubblica.
L’ex analista Cia critica inoltre l’approccio dell’amministrazione americana nei confronti di Iran e Iraq, evidenziando come le capacità asimmetriche dell’Iran – dalle reti di alleati locali alle sofisticate difese missilistiche – vengano sistematicamente sottovalutate: «Arroganza e superbia. L’amministrazione Trump mente sfacciatamente su quanto accade nel Golfo Persico». Ignorare questi fattori, avverte, espone gli Stati Uniti e i loro alleati a escalation improvvise e a conseguenze strategiche di lungo periodo. Quanto alle altre crisi nella regione (dalla Striscia di Gaza al Libano), Johnson spiega che il protrarsi dei conflitti crea opportunità per attori non statali, spesso marginalizzati nei media, e sottolinea chi ne trae vantaggio: «Queste crisi mettono in evidenza la debolezza di Israele. Il tempo favorisce Hamas e Hezbollah». A suo parere la lentezza nel risolvere i conflitti locali ha infatti ripercussioni strategiche concrete sull’equilibrio regionale. Infine, alla domanda sulla tutela dei civili nelle operazioni militari americane, israeliane e iraniane, Johnson commenta con durezza i tragici resoconti di raid che hanno colpito scuole e provocato numerose vittime: «Dalla Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno sganciato bombe e ucciso civili senza alcun rimorso. Finché non si osservano corpi dilaniati, è facile colpire dall’alto a 20mila piedi».
Il quadro che delinea offre insomma una lettura critica e aspra delle strategie americane in Medio Oriente: dalla sottovalutazione delle minacce reali e del dissenso interno al costo umano delle operazioni militari, fino all’impatto sul piano regionale. Le sue osservazioni evidenziano come le scelte politiche e militari continuino a essere segnate da fratture interne e pressioni politiche, con conseguenze significative per la stabilità e la sicurezza internazionali.
Di Anna Germoni
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