Sognare a 130 km/h, parla Dominik Paris, uomo jet della Nazionale di sci
“In me c’è ancora il sogno del podio olimpico” ci racconta lo sciatore azzurro Dominik Paris. Le sue parole
Sognare a 130 km/h, parla Dominik Paris, uomo jet della Nazionale di sci
“In me c’è ancora il sogno del podio olimpico” ci racconta lo sciatore azzurro Dominik Paris. Le sue parole
Sognare a 130 km/h, parla Dominik Paris, uomo jet della Nazionale di sci
“In me c’è ancora il sogno del podio olimpico” ci racconta lo sciatore azzurro Dominik Paris. Le sue parole
L’obiettivo è fissato da quando aveva sei anni, invaghito degli sci, sognando già allora di indossare la divisa azzurra alle Olimpiadi. «Certo che in me c’è ancora il sogno del podio olimpico. È difficile trasmettere le mie sensazioni, ma preferisco parlarne a cose fatte. E vedere, se davvero dovesse arrivare una medaglia, che effetto mi farà. Ma prima ci sono le gare, c’è la competizione. Intanto la tensione certamente sale, così come la curiosità di confrontarsi con i giovani» racconta a “La Ragione” Dominik Paris, una delle frecce più acuminate della squadra italiana di sci alpino per le discipline veloci (Super G e discesa libera) ai Giochi invernali di Milano Cortina, ormai ai nastri di partenza.
Paris è una delle stelle azzurre e certo non soltanto per una questione di palmarès. Anche se non si possono ignorare i suoi 24 successi in Coppa del Mondo, esattamente come Gustav Thoeni, alle spalle del solo Alberto Tomba nella classifica dei più vincenti di sempre. E poi c’è il podio mondiale ottenuto quasi sette anni fa ad Aare (Svezia). Ma con le Olimpiadi, poco prima di compiere 37 anni, il conto deve ancora essere saldato. Ne ha vissute già quattro, ha sfiorato il podio a Pyeongchang 2018, senza però andare mai a segno.
Non sarà in ogni caso l’ultimo acuto di Paris, che andrà avanti almeno sino al 2028, quando scadrà il contratto con il suo produttore di sci. In mezzo ci sono i Mondiali 2027 a Crans-Montana (Svizzera). E chissà, potrebbe anche immaginare di allungare fino ai Giochi invernali sulle Alpi francesi nel 2030. Tutto dipenderà dai risultati. Per Paris lo scorso dicembre è arrivato il terzo posto nella discesa libera in Val Gardena. È stato il segnale tanto atteso della riscossa dell’atleta altoatesino, dopo un paio di anni non certamente ai suoi livelli, con risultati che non arrivavano e i primi dubbi che iniziavano inevitabilmente a sorgere sulla fine della sua carriera. Poi c’è stato il salto di qualità che caratterizza i campioni: Paris ha capito che qualcosa andava cambiato. E quindi ecco le modifiche, i sacrifici in allenamento. Fino a rivederlo in rampa di lancio per i Giochi italiani.
«Sto vivendo un momento importante. Sono impegnato con le ultime fasi della preparazione, che passa attraverso piste storiche come Wenger e Kitzbuhel» riflette. «Poi certo i Giochi in casa rappresentano un’occasione unica, bellissima. Non mi sarei mai aspettato di poter prendere parte a un’Olimpiade organizzata in Italia. Sì, c’è già stata Torino 2006, ma ero troppo giovane per immaginare di andarci. Inoltre si corre su una pista che adoro. Insomma, per me è un’esperienza bellissima».
La pista in questione è quella dello Stelvio, a Bormio (in Valtellina), dove Paris ha già vinto sette volte, di cui sei in discesa libera. Un feeling straordinario con la pista olimpica, praticamente è il suo giardino di casa e questo non può che rappresentare un asset fondamentale per giocarsi le chance di medaglia. «Quando hai così tanti successi su una pista storica come lo Stelvio, la fiducia è davvero alta perché conosci già quali sono i passaggi delicati del tracciato, dove si può osare di più e dove invece si deve fare più attenzione. Questo mi da un po’ di tranquillità in più, ma anche tanta carica».
Dominik Paris è il ‘venerabile maestro’ di una Nazionale composta da tanti giovani, ovviamente alla prima esperienza ai Giochi, con ridotte prospettive di produrre risultati immediati: «Noi atleti dobbiamo cercare di restituire al Paese lo sforzo fatto per organizzare un evento come le Olimpiadi invernali, il che significa ottenere risultati importanti per il nostro sport. Lo dobbiamo anche ai tanti tifosi che troveremo sulle piste: sarebbe meraviglioso festeggiare assieme».
di Nicola Sellitti
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Giovanni Franzoni dopo il primo trionfo in Coppa del Mondo (in SuperG): “Dedico la vittoria al mio amico Matteo Franzoso”, morto in Cile durante gli allenamenti – IL VIDEO
Dan Peterson, colui che fece riscoprire l’America
Armin Zoeggeler, direttore tecnico della Nazionale di slittino: “Ai Giochi per fare la storia”