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Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor: “Oggi chi non comunica, non esiste. E chi lo fa male, rischia”

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La comunicazione oggi, fra moda e ossessione: le parole di Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor

Valentina Fontana

Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor: “Oggi chi non comunica, non esiste. E chi lo fa male, rischia”

La comunicazione oggi, fra moda e ossessione: le parole di Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor

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Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor: “Oggi chi non comunica, non esiste. E chi lo fa male, rischia”

La comunicazione oggi, fra moda e ossessione: le parole di Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor

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La comunicazione oggi, fra moda e ossessione.

Ma non solo.

Abbiamo intervistato Valentina Fontana, fondatrice e amministratrice di Vis Factor.

Ecco le sue parole.

Comunicare oggi è diventata, oltre che un’ossessione, quasi una moda. Molti si improvvisano comunicatori, talvolta con esiti disastrosi. Qual è il rischio? E se dovessi cominciare oggi, su quali mezzi punteresti?

“E’ diventato il primo mestiere per tutti. Se non comunichi, non esisti. E se lo fai male, rischi la poltrona, la carriera, la reputazione. Siamo in un loop, sopraffatti e confusi in un ecosistema di dati e informazioni frammentate, tra TV, stampa e social. In questo contesto di disordine e rumore, i rischi principali sono la velocità gestita male e il presenzialismo. Essere ovunque, sempre, spesso senza una visione chiara e analisi del contesto in cui metti la faccia e le parole. E senza consapevolezza di come tutto questo può essere strumentalizzato da propaganda e fake news, che ormai sono la prima arma per influenzare consenso e polarizzazione, alterando il dibattito pubblico

Il lavoro del comunicatore è in continua evoluzione, ma non bastano piattaforme che macinano dati o intercettano trend con AI, né istruire con prompt ChatGPT. Per gestire questi flussi poco controllabili, il vero motore resta il fattore umano, che fa ordine nel caos, indirizza il contenuto, e traduce mezzi e linguaggi in strategie credibili”.

La televisione generalista è stata data per morta molte volte. Lo è davvero?

“Assolutamente no. È finita la sua centralità esclusiva, non la sua funzione. Non è più l’unico spazio di legittimazione, ma resta ancora nel nostro paese il primo grande certificatore reputazionale. Tutti vogliono andare in televisione o essere intervistati dal conduttore più in tendenza. Negli Stati Uniti piattaforme come YouTube hanno superato la TV per numeri e tempo di fruizione, ma sul piano culturale la televisione conserva ancora un peso simbolico maggiore. Il passaggio resta una forma di consacrazione pubblica che il digitale, pur potentissimo, non garantisce allo stesso modo. Accredita e trasforma rapidamente una posizione marginale o un contenuto social in dibattito nazionale, stimolando o enfatizzando la polarizzazione di rete. Ma anche qui, se la presenza è gestita con approssimazione, diventa un boomerang”.

Altro trend portare politica, impresa, giornalismo nelle piazze italiane. Possiamo dire che hai inventato questo format oltre 15 anni fa con le tue Rassegne D’Autore. Pensi che ancora funzioni questo modello di comunicazione? 

“Fondamentale, i luoghi di confronto fisico restano la più efficace esperienza di condivisione reale e strategica. Ma anche qui, serve il format giusto e un network reale, con contenuti forti e notizie esclusive. I luoghi di dibattito senza contraddittorio non sono mai rientrati nel nostro perimetro. Quest’anno con le Rassegne D’Autore e tutti gli altri eventi sartoriali prodotti da Vis Factor, toccheremo l’Italia ed entreremo nelle pieghe della disinformazione che colpisce non solo cronaca e attualità, ma anche la reputazione di persone, istituzioni e aziende. Dalle fake news alle narrazioni manipolate che si insinuano ovunque, nel dibattito economico e cultuale, nelle dinamiche geopolitiche, nella comunicazione d’impresa e nei flussi informativi che influenzano società e opinione pubblica”.

Oggi la comunicazione politica sembra essere diventata parte integrante dell’azione di governo. In che modo questa trasformazione ha cambiato il rapporto tra leader, messaggi e consenso?

“Si è affermato un modello di “campagna permanente” in cui il tempo della politica coincide con quello della competizione elettorale. La comunicazione non segue più le decisioni: le orienta, determinandone tempi, priorità e percezione pubblica”.

Un tempo i potenti potevano trincerarsi nel silenzio. Oggi è un privilegio per pochi?

“Chi ha vero potere non si espone. Ma il silenzio resta una scelta solo se sostenuta da una base di consenso solida, a qualsiasi livello. In assenza di una strategia, nelle fasi di crisi viene interpretato come debolezza o opacità. Le narrazioni alternative, poi, diventano difficili da recuperare”.

Chi è oggi un grande comunicatore naturale? Una persona che non dà la sensazione di aver studiato per ottenere l’effetto?

“In generale chi riesce a restare credibile senza essere caricaturale e in target con il suo pubblico. La comunicazione più efficace è quella che appare coerente con la persona, non costruita solo per inseguire l’algoritmo. Quando stile e messaggio coincidono, l’autenticità percepita diventa un fattore di fiducia”.

C’è un personaggio di cui ti piacerebbe curare la comunicazione?

“Chi si trova in una situazione di crisi. È lì che la reputazione è più esposta, ma anche dove una strategia può incidere davvero, soprattutto quando una narrazione distorta rischia di affermarsi prima dei fatti e cancellare l’immagine di qualsiasi personaggio. Nel contesto attuale, in cui l’attacco diretto o indiretto è uno dei principali strumenti di comunicazione, nessuno è immune”.

di Fulvio Giuliani

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