Quando Alda Merini regalò 35 milioni di lire
| Cultura
Il Fondo Bacchelli, istituito da Craxi nel 1985 e destinato a cittadini illustri che versano in stato di necessità, è tornato in auge insieme al dibattito che si trascina da tempo: è giustificato?
Quando Alda Merini regalò 35 milioni di lire
Il Fondo Bacchelli, istituito da Craxi nel 1985 e destinato a cittadini illustri che versano in stato di necessità, è tornato in auge insieme al dibattito che si trascina da tempo: è giustificato?
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Quando Alda Merini regalò 35 milioni di lire
Il Fondo Bacchelli, istituito da Craxi nel 1985 e destinato a cittadini illustri che versano in stato di necessità, è tornato in auge insieme al dibattito che si trascina da tempo: è giustificato?
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Una volta l’hanno vista infilare nella mano di un barbone una banconota da cento euro e allontanarsi mentre quello le urlava dietro che forse si era sbagliata. Lei, che di soldi ne aveva sempre avuti pochi, fino ad arrivare alla fame. Almeno fino a quando la televisione non la fece conoscere agli italiani. Aveva già il viso segnato dalla vita, lo sguardo di chi ha visto certi abissi. Le labbra rosse colorate dal rossetto, suo unico vezzo insieme alle sigarette.
C’è stato un tempo in cui Alda Merini era considerata una pazza, solo dopo divenne una poetessa di successo. In mezzo un lungo tempo in cui viveva galleggiando in un mondo di spettri e contraddizioni. Quattro figli, altrettanti ricoveri in manicomio, l’innato talento. L’amore per Titano, un vecchio borghese caduto in rovina, temprato dall’usura del naviglio, poi morto da clochard sotto i ponti di Milano.
Il premio Montale: 35 milioni di lire che sperperò e regalò in poco tempo. Poi la poesia, sempre. Ma di quella è riuscita a campare solo negli ultimi anni della sua vita, quando arrivava a vendere anche ventimila copie l’anno. Prima si era sempre arrangiata, ma c’erano certi periodi in cui faticava anche solo a mettere il pane in tavola.
Alda Merini era già Alda Merini, nella sua incessante creatività, quando nel 1995 le venne recapitato, al piccolo appartamento delle case popolari in Ripa di Porta Ticinese, il primo assegno del Fondo Bacchelli: un vitalizio da circa 1 milione 600mila lire al mese. Fu merito di un’iniziativa della giornalista Bruna Alasia, estimatrice della poetessa, appoggiata da alcuni deputati e senatori.
A distanza di 27 anni da quel giorno, il Fondo Bacchelli è tornato a far parlare di sé. Istituito con la legge 440, firmata da Bettino Craxi nel 1985 per aiutare lo scrittore Riccardo Bacchelli, è destinato a «cittadini illustri che versano in uno stato di necessità» e che abbiano «illustrato la Patria con i meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari».
L’ultimo scrittore (e anche poeta e sceneggiatore) a cui è stato concesso è stato Aldo Nove, colpito da una grave malattia che gli impedisce di lavorare. Insieme a lui, gli altri ad aver avuto accesso al vitalizio da circa 24mila euro lordi l’anno, sono il cuoco e pasticcere Silvano Orlandi e la cantante lirica di origini giapponesi Emiko Kubota. Prima di loro, nel corso degli anni, erano stati il pugile Duilio Loi, il cantautore Joe Sentieri, la scrittrice Anna Marta Ortese e diversi altri.
Il dibattito in Italia si è acceso ancora: il vitalizio della Legge Bacchelli è giustificato? Alda Merini, quasi trent’anni fa, aveva messo tutti d’accordo con una lettera indirizzata all’allora presidente del Consiglio Lamberto Dini per ringraziarlo di quel riconoscimento a vita: «Caro presidente, grazie per aver onorato la follia. Chi è portatore di questo Karma è colui che viaggia senza scorta, ma che conosce bene, per sua introspezione naturale, il passato, il presente dell’uomo».
di Giacomo Chiuchiolo
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