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Desiati: suo il Premio Strega, grazie a un passato da fallito. Strappo con la tradizione, la bottiglia resta chiusa

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Una standing ovation per lo scrittore pugliese che si aggiudica la vittoria con 176 voti con “Spatriati”, edito da Einaudi, e uno stacco netto rispetto al 2° classificato Claudio Piersanti e il suo “Quel maledetto Vronskij”. Ma non chiamatelo scrittore.

Desiati: suo il Premio Strega, grazie a un passato da fallito. Strappo con la tradizione, la bottiglia resta chiusa

Una standing ovation per lo scrittore pugliese che si aggiudica la vittoria con 176 voti con “Spatriati”, edito da Einaudi, e uno stacco netto rispetto al 2° classificato Claudio Piersanti e il suo “Quel maledetto Vronskij”. Ma non chiamatelo scrittore.
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Desiati: suo il Premio Strega, grazie a un passato da fallito. Strappo con la tradizione, la bottiglia resta chiusa

Una standing ovation per lo scrittore pugliese che si aggiudica la vittoria con 176 voti con “Spatriati”, edito da Einaudi, e uno stacco netto rispetto al 2° classificato Claudio Piersanti e il suo “Quel maledetto Vronskij”. Ma non chiamatelo scrittore.
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Il Premio Strega, giunto quest’anno alla sua 76 edizione, continua a mantenere la promessa fatta dal 1947, anno della sua istituzione: coinvolgere i lettori in un percorso di lettura e cultura partecipativa e promuovere (e premiare) scrittori emergenti senza cavalcare l’onda del caso editoriale ad ogni costo. I sette finalisti di quest’anno –non cinque come nelle precedenti edizioni causa ex equo – sono quasi tutti sconosciuti ai più e molti di loro fanno fatica ad incasellarsi nel ruolo di scrittore. Vale lo stesso per Mario Desiati, classe 1977 originario di Martina Franca, che nella tappa milanese del tour estivo del Premio, con grande ironia si descriveva così: “Biografia tecnica: partita Iva, classe scrittore, regime forfettario, da luglio anche con fatturazione elettronica”. Come gli altri suoi colleghi, non nasconde un certo disagio nell’etichettarsi come uno scrittore di professione: “Credo nel fallimento: sono un giurista fallito, un editor fallito, un calciatore fallito e, come tutti gli scrittori, sono tante persone. Ho cominciato a scrivere da giovanissimo e prima del mio esordio ho avuto una lunga vicenda di rifiuti editoriali. Per fortuna lungo il percorso ho incontrato dei maestri che mi hanno apprezzato e letto ed è quello che in qualche modo mi rappresenta: sono in primis un lettore e poi uno scrittore. La vittoria di Desiati appare come una risposta concreta al chiacchiericcio inconsistente e polemico sull’assenza di nomi di spicco nell’edizione dello Strega 2022. “Spatriati” è un libro che racconta il mondo in cui viviamo, il mondo interiore di chi resta e di chi va via, di una generazione di “incerti, irregolari, girovaghi, o forse, nel caso che ci riguarda, di liberati”, come la definisce l’autore. Attraverso la storia di Claudia e Francesco, si sgomitolano le storie dei tanti giovani desiderosi – ma spesso anche costretti – di lasciare la propria terra verso nuovi orizzonti. La nuova generazione di girovaghi catapultati dal profondo Sud (i protagonisti del libro sono entrambi pugliesi) all’eccentrico multimondo di Berlino scoprendo, con il tempo, che la libertà ha sempre una doppia faccia: ti riempie di eccitazione ma ti svuota di legami. Questa doppia visione delle cose e del mondo è propria di Desiati: “chi scrive ha l’ambizione di raccontare storie i cui protagonisti sono fuori dal mondo ma anche dentro al mondo. Bisogna dare ai lettori uno sguardo in più sulle cose, uno sguardo nuovo alle parole. Ad esempio, nel mio romanzo la parola amore non vuol dire davvero amore: nel dialetto di Martina Franca significa sapore. “Questa cosa non ha amore” ovvero non ha sapore”. Desiati ha ritirato il Premio con lo stesso sguardo incredulo e disincantato di tanti altri suoi predecessori. Non ha aperto, come da tradizione, l’enorme bottiglia di liquore Strega ricevuta in dono perché «la berrò in Puglia, in ricordo degli scrittori della mia terra, a cominciare da Maria Teresa Di Lascia, che lo vinse nel 1995 e non poté ritirarlo perché morì qualche mese prima”.   di Raffaela Mercurio

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