Edgar Morin è morto. Ci aiutò a comprendere la complessità
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, ha salutato quel mondo che ha così profondamente analizzato, e se n’è andato
Edgar Morin è morto. Ci aiutò a comprendere la complessità
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, ha salutato quel mondo che ha così profondamente analizzato, e se n’è andato
Edgar Morin è morto. Ci aiutò a comprendere la complessità
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, ha salutato quel mondo che ha così profondamente analizzato, e se n’è andato
Da sabato 30 maggio, il nostro Occidente è più povero.
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, ha salutato quel mondo che ha così profondamente analizzato, e se n’è andato.
Quel mondo che parimenti a un gomitolo, ha cercato di srotolare con “La sfida della complessità”: il libro che fra gli oltre 70 pubblicati rappresenta forse la summa del suo pensiero.
Un pensiero che ha vivisezionato quella complessità di azioni che quotidianamente declina sconcerto.
Sconcerto per la precipitazione in quella suburra della violenza pre-politica che ha debuttato col nuovo millennio in quell’abbagliante estetica della violenza che fu l’11 settembre 2001.
Una suburra della Storia che dopo aver visto precipitare nel suo abisso le altre, innumerevoli azioni del terrorismo islamista, ha registrato l’inaudita novità della guerra in Europa con l’invasione russa all’Ucraina.
Un’aggressione che ha spinto Morin a pubblicare “Di guerra in guerra – Dal 1940 all’Ucraina invasa”: un saggio che riflette sul trauma della guerra.
Un trauma che si ripete, nonostante l’inganno della linea del tempo.
Un tempo percepito come foriero di miglioramento a prescindere.
Complice, una tecnologia alla portata di tutti.
«Sono tecnologico, quindi, progredito».
Come dire che la Corea di Kim Jong-un sia più civile e progredita della Firenze dei Medici.
È questa idea malsana che ci restituisce quella contemporaneità cui Morin invitava a prendere le misure.
Come?
Cominciando col prendere le distanze dalla «truffa della iperspecializzazione».
Perché la realtà non è un monolite, ma un mosaico dalle infinite tessere.
Cromatismi che vanno colti nelle loro sfumature.
Morin ci dà una mano con un altro testo, “I Sette Saperi necessari all’educazione del futuro”.
Una mappa su cui – perlomeno – cercare di muoversi senza far danni a noi stessi e agli altri, all’insegna della comprensione reciproca fra esseri umani.
Quella comprensione che sostanzia anche “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Leone XIV in cui è affrontata una grande – attualissima – questione: come salvaguardare la cifra umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
di Pino Casamassima
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