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L’uomo che ridisegnò la realtà e consumò la vita delle sue donne

Pablo Picasso è considerato uno degli artisti più popolari del XX secolo, e il suo rapporto con le donne ne conferma la personalità magnetica ma anche distruttiva.

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Pablo Picasso è probabilmente l’artista più popolare del XX secolo. Non è certo nostra intenzione azzardare classifiche e paragoni, insensati fra i calciatori di diverse epoche, figurarsi nel caso di geni di questa portata. Eppure, mentre il mondo è attraversato da un insano desiderio di picconare – talvolta materialmente – la propria storia, risulta affascinante e opportuno tornare sulla figura di quest’uomo magnetico, carismatico e per certi aspetti impossibile.

In un’epoca di ardite sovrapposizioni di giudizi morali postdatati e meriti politici, artistici e scientifici, è una sfida ricordare chi sia stato Pablo Picasso nel suo rapporto con le donne. Se volessimo identificarlo in estrema sintesi: distruttivo. Nella sua lunga avventura umana, a colpire non è tanto l’evidente bulimia sessuale quanto la ferma volontà di plasmare le compagne (non è possibile diversificare mogli, fidanzate, avventure e muse) ad uso delle proprie esigenze psicologiche e fisiche del momento.

Cosa si penserebbe, oggi, di un uomo siffatto? Fondamentalmente ciò che si pensava già allora, fra chi era ammesso nella sua ristretta cerchia personale e poteva entrare in contatto con la persona, oltre che con l’artista. Il giudizio non usciva da quel ristretto ambito e non oscurava una fama che Picasso – caso più unico che raro fra gli artisti – sperimentò per decenni, sfruttandola per regalarsi una vita di agi, ricchezze e vizi incommensurabili. Un influencer ante litteram, ferocemente consapevole della sua unicità.

La lista delle donne di Picasso è smisurata, esotica anche nei nomi e nelle origini. Fernande, vero nome Amelie, ed Eva Gouel, malata di tubercolosi e dal tragico destino accolto con glaciale indifferenza dall’artista. Quindi la prima moglie Olga, che merita un’annotazione a parte. Illuminante. Olga Khokhlova era una ballerina del coreografo russo Diaghilev, con cui Picasso collaborò nei ribollenti anni Venti a Parigi.

È lo stesso artista a parlarci di lei, in un’intervista concessa molti anni più tardi: «Cosa aveva Olga più delle altre donne che frequentavo? Nulla. Una mediocre ballerina ucraina, di famiglia senza grandi pretese, alla ricerca di sicurezza e agio, per soddisfare i suoi capricci mondani e borghesi. Ai miei occhi, però, Olga era la Russia, la vecchia Russia, lo sterminato impero al tramonto ed era parte del mondo sensuale di Sergej Diaghilev. Forse – continua Picasso – vagheggiavo anche la normalità. Ero stanco di bruciare costantemente e mi divertiva corteggiare quella donna». Sarebbe durata poco, come tutte. Come sempre.

Poi, Marie-Therese Walter, incontrata quando aveva 17 anni. «Ancella del sesso e della carne», sempre nelle parole di Picasso. Abbandonata senza ripensamenti, non si sarebbe mai ripresa. Morirà suicida. Subito dopo e al suo posto, Dora Maar.

L’intellettuale, pittrice e fotografa. La bellissima donna dal cervello fine e veloce, capace di regalare al maestro brividi diversi e inesplorati per anni. Lo schema si ripete, inevitabilmente: Dora viene sostituita da una nuova e bellissima fiamma, la modella Francoise Gilot. Quasi per un terrificante contrappasso, Dora Maar, come Marie-Therese, non reggerà il colpo e finirà i suoi giorni in una clinica psichiatrica. Limitandosi alle storie di una certa durata e peso consistente nella vita dell’artista, la seconda e ultima moglie di Picasso fu Jacqueline Roque, che gli sarà accanto sino alla fine, nel 1973.

L’eredità artistica di Pablo Picasso è smisurata, superiore persino a quella materiale. Quest’ultima sarà molto difficile anche da quantificare per gli eredi, a lungo in guerra fra loro per mettere le mani sulla gigantesca produzione del genio andaluso. Quanto all’eredità nell’animo delle donne che ebbero la ventura di vivere al suo fianco, il nostro sia pur sintetico elenco si chiude con il destino della Roque, che si suiciderà con un colpo di pistola.

Per quanto detto in apertura, Pablo Picasso sarebbe perfetto per esercitare l’ansia di giudizio tipica dei nostri tempi. Noi preferiamo chi sceglie solo di raccontare, senza nascondere nulla, la vicenda di un uomo che ha contribuito a definire il modo in cui guardiamo e interpretiamo la realtà.

Marco Sallustro

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