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“Miss January”, il dipinto dei record dell’artista sudafricana Marlene Dumas

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“Miss January”, il dipinto dell’artista sudafricana Marlene Dumas, è il più prezioso mai realizzato da mano femminile vivente. Battuto all’asta per 13,6 milioni di dollari

“Miss January”, il dipinto dei record dell’artista sudafricana Marlene Dumas

“Miss January”, il dipinto dell’artista sudafricana Marlene Dumas, è il più prezioso mai realizzato da mano femminile vivente. Battuto all’asta per 13,6 milioni di dollari

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“Miss January”, il dipinto dei record dell’artista sudafricana Marlene Dumas

“Miss January”, il dipinto dell’artista sudafricana Marlene Dumas, è il più prezioso mai realizzato da mano femminile vivente. Battuto all’asta per 13,6 milioni di dollari

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Una donna fiera in piedi. Pesantemente truccata, bionda su sfondo nero e nuda dalla vita in giù (tranne che per un calzino fucsia al piede sinistro). Così si presenta “Miss January”, il capolavoro dell’artista sudafricana Marlene Dumas. E da oggi anche il dipinto più prezioso mai realizzato da mano femminile vivente. È stato battuto all’asta per 13,6 milioni di dollari. Nel corso di un evento di Christie’s a New York. Una cifra vertiginosa anche per il mercato dell’arte, che tuttavia – già nei giorni precedenti all’affare – era pronto a scommettere sulla vendita record.

Ad aggiudicarsi il quadro, custodito negli ultimi vent’anni da una coppia di collezionisti di Miami, è stata la vice presidente della medesima società londinese. Per conto di un cliente privato. «Quest’opera rappresenta l’assoluta padronanza del corpo della donna. Liberandolo da un’annosa soggezione e rovesciando i concetti normalizzati del nudo attraverso la lente maschiocentrica della storia» è stato il commento tecnico da Manhattan. Mentre la prorompente miss, squarciando la tela, mangia il suo fruitore con lo sguardo.

Certo, la fama fa la sostanza e Dumas è annoverata dalla critica fra le più influenti pittrici del nostro tempo. Ma questo dipinto a olio, datato 1997, ha dei particolari connotati di eccentricità. Potente, monumentale (280 x 100 cm), pennellate alla Munch e lascivia da Giuditta klimtiana rivisitata in chiave pop (a qualcuno potrebbe ricordare Raffaella Carrà).

«L’arte è davvero qualcosa che si impara stando in mezzo alla gente» ha spiegato a più riprese l’autrice. Nativa di Città del Capo ma professionalmente sbocciata nei Paesi Bassi. «Sono del parere che dipingere vuol dire esplorare le proprie paure. Ma può anche essere un percorso meraviglioso: uno dei leitmotiv dei miei lavori è l’ambiguità». Affrontata lungo un’ampia gamma di tematiche foriere di dibattito: dall’etnicità all’erotismo, dall’infanzia alla maternità passando per tutte le frontiere del corpo. La stessa “Miss January” – con il suo sesso al centro della tela – provoca, alla ricerca di una dialettica perturbante e rivolta all’introspezione.

Il secondo quadro più quotato del repertorio di Dumas – “The Visitor” del 1995 – raffigura invece una schiera di prostitute rivolte di schiena, in discreta attesa. E non a caso era stato venduto a meno della metà.

L’asta dei primati viene dunque accolta con l’aura del riscatto di genere. In un certo senso a ragione. Eppure i 13,6 milioni di dollari battuti da Christie’s non sono che un’inezia rispetto alle più redditizie controparti maschili. Nel corso del medesimo evento il trittico “Baby Boom” di Jean-Michel Basquiat ha fruttato 23,4 milioni. Mentre il record ufficiale fatto registrare da un artista risale al 2019. Quando “Rabbit” – tre statue gemelle in acciaio inossidabile, scolpite dall’americano Jeff Koons – toccò quota 90,3 milioni (in assoluto si dice che “Flag”, encausto di Jasper Johns, abbia raggiunto perfino i 110 milioni in occasione di una vendita privata).

L’acclamata tela di Dumas non figurerebbe nemmeno tra i primi cinquanta. Sintomo di un gender gap tuttora evidente, anche nel mondo dell’arte contemporanea. Stando a “Forbes”, tra il 2008 e il 2019 le opere femminili ammontavano soltanto al 2% delle vendite globali (4 miliardi di dollari su un totale di 196,6 miliardi). E se la firma di un uomo su un quadro ne aumenta il valore, inquietante scoperta di uno studio di settore pubblicato su “Oxford Academic”, a una donna in media conviene non firmarlo. La mano sarà anche invisibile, ma il nome si legge benissimo. Non c’è “Miss January” che tenga, per ora.

di Francesco Gottardi

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