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sarcofago Ramesse II

Ritrovato il sarcofago di Ramesse II

Egitto, terra di grandi scoperte ma anche di significative riscoperte. Come quella del sarcofago di Ramesse II

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Ritrovato il sarcofago di Ramesse II

Egitto, terra di grandi scoperte ma anche di significative riscoperte. Come quella del sarcofago di Ramesse II

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Egitto, terra di grandi scoperte ma anche di significative riscoperte. Come quella del sarcofago di Ramesse II

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Egitto, terra di grandi scoperte ma anche di significative riscoperte. Come quella del sarcofago di Ramesse II

Egitto, terra di grandi scoperte ma anche di significative riscoperte. È quanto è avvenuto recentemente – con un’eco notevole sulla carta stampata e non solo – a seguito dell’identificazione di una grande porzione (circa 1,70 metri di lunghezza) di un sarcofago in granito appartenuto a Ramesse II. Citare solo il nome di questo illustre faraone evoca nell’immaginario la figura di un grande conquistatore e costruttore: la mente corre ai colossi che lo riproducono nel monumentale tempio di Abu Simbel o al primo trattato di pace della Storia, quello con il popolo ittita.

Il temine “riscoperta” parrebbe essere il più indicato, date le particolari vicissitudini che hanno riguardato l’identificazione dell’eccezionale reperto. Fu inizialmente portato alla luce nel 2009 ad Abydos – una località a un centinaio di chilometri a Nord dell’odierna Luxor – da un team di esperti egiziani e americani impegnato nello scavo di un monastero copto. Fin dal momento della scoperta e per molti anni l’oggetto venne attribuito (per via delle iscrizioni intellegibili a occhio nudo) a un gran sacerdote di Amon, tale Menkheperra, che governò il Sud dell’Egitto circa mille anni prima della nascita di Cristo, in un periodo della storia egizia in cui il clero del dio Amon assurse a posizioni di tale prestigio da trasformare i suoi membri in sovrani a tutti gli effetti. Una recente riesamina del reperto a opera di un ricercatore della Sorbona, Frédéric Payraudeau, ha tuttavia permesso di stabilire senza alcun dubbio che il frammento era in realtà originariamente stato iscritto per Ramesse II.

L’ipotesi che il primo occupante del sarcofago fosse di stirpe reale era già stata avanzata in precedenza a causa della sua decorazione con testi e scene tratte dal “Libro delle Porte”, una silloge funeraria indirizzata al destino ultramondano dei soli sovrani. Si tratterebbe quindi di una larga porzione del sarcofago più esterno di Ramesse il Grande, che conteneva al suo interno altri due sarcofagi: il primo in calcite (di cui oggi sussistono solo alcuni frammenti) e un secondo più interno, realizzato in oro, che raccoglieva la mummia del sovrano.

Le razzie che già nell’antichità interessarono la Valle dei Re, luogo di sepoltura dei faraoni del Nuovo Regno (1550-1069 a. C. circa), non risparmiarono la maestosa tomba di Ramesse II che – a non molta distanza dal momento dell’inumazione del sovrano – venne completamente spogliata del suo corredo. Il sarcofago esterno è stato quindi oggetto, in un secondo momento, di riutilizzo da parte del gran sacerdote Menkheperra, secondo una prassi molto comune nell’Antico Egitto. Sono noti infatti casi di appropriazioni di intere sepolture e non solo (come in questo caso specifico) di un elemento del corredo funerario.

Oggi Ramesse II ha ritrovato il suo sarcofago, proprio come il suo corpo mummificato, che dopo un’odissea di trasferimenti riposa finalmente in pace al Museo Nazionale della Civiltà Egizia del Cairo.

di Christian Orsenigo, curatore della Sezione egizia del Museo di Crema

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