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Il rapimento di Orietta Berti

“Hanno rapito Orietta Berti” di Maso Biggero è un libro che, attraverso la storia di un rapimento grottesco, fornisce un ritratto veritiero di un’Italia malandata e dei suoi protagonisti.
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Il rapimento di Orietta Berti

“Hanno rapito Orietta Berti” di Maso Biggero è un libro che, attraverso la storia di un rapimento grottesco, fornisce un ritratto veritiero di un’Italia malandata e dei suoi protagonisti.
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Il rapimento di Orietta Berti

“Hanno rapito Orietta Berti” di Maso Biggero è un libro che, attraverso la storia di un rapimento grottesco, fornisce un ritratto veritiero di un’Italia malandata e dei suoi protagonisti.
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“Hanno rapito Orietta Berti” di Maso Biggero è un libro che, attraverso la storia di un rapimento grottesco, fornisce un ritratto veritiero di un’Italia malandata e dei suoi protagonisti.

Orietta Berti è stata rapita. Chi e perché ha rapito l’Usignolo di Cavriago? Una banda di scarpa sciolta: un gruppo di no-vax, guidato dal barone Anselmo Filiberti, che non chiede un riscatto in danari ma vuole che il governo interrompa le vaccinazioni e ritiri il Green Pass altrimenti ammazzerà la Berti e lascerà il cadavere davanti all’Ariston di Sanremo.

A indagare sull’incredibile caso sono due commissari di polizia, Salvatore Beghelli e Adolf Steiner, e poi tutto il governo con il coinvolgimento dei partiti che non sanno che pesci prendere.

L’azione si svolge tra Roma, Montecarlo, Barcellona, un antico castello a Limatola, paesino a ridosso di Caserta, mentre Orietta Berti insegna i segreti della sua cucina ai carcerieri che son tutti innamorati di lei e della sua bontà.

Non sono uscito pazzo. Riporto quanto scritto da Maso Biggero nel divertissement “Hanno rapito Orietta Berti” ora pubblicato da Luigi Pacifico Editore. L’autore, ex discografico che scoprì la Berti negli anni Sessanta e che sfiora i cent’anni, immagina che nel 2100 in occasione del centesimo compleanno dell’ex poliziotto Michele Adinolfi gli si chieda di raccontare per l’ennesima volta la storia incredibile di cui fu testimone quando aveva vent’anni: il rapimento della cantante di “Fin che la barca va” che sull’onda del grande successo di “Mille”, cantata con Fedez e Achille Lauro, venne sequestrata nel settembre 2021 mentre oltre alla sua hit imperversava il Covid.

Si ride di gusto perché la scena è comica e a tratti grottesca, ma si rimane anche perplessi perché l’incredibile vicenda fornisce un ritratto nazionale di un’Italia in cui il finto è vero e il vero è finto.

Tutti i protagonisti del tempo – dal presidente del Consiglio al capo dello Stato e al pontefice Francesco I – compaiono sulla scena e sembrano ripetere le parole-tormentone di “Mille”: «Hai risolto un bel problema e va bene così / Ma poi me ne restano mille».

L’unica a suo agio, persino la mattina in cui si decide la sua sorte – e non sa che il governo e i partiti hanno votato per la linea della fermezza, accada quel che accada ma non si può cedere all’“infame ricatto” – è l’Usignolo che ha ordinato la sua colazione nel castello di Limatola: «Un caffè ristretto, un bicchiere di latte di capra tiepido, tre fette biscottate, burro e marmellata di arancio».

Come finirà la storia? Non è il caso di svelare gli altarini. Lo farà il lettore passando dalla commedia al dramma, come se nel rapimento di Orietta Berti ci fosse il melodramma della nostra Italia, sempre alle prese con mille problemi senza che ne sia risolto uno che sia uno.

di Giancristiano Desiderio

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