Siamo stati e siamo qui. Perché
Le edizioni cartacee dei giornali sono ormai accessori alla realtà digitale, pur mantenendo un’indiscutibile autorevolezza, figlia del secolo e mezzo malcontato di stampa quotidiana cartacea
Siamo stati e siamo qui. Perché
Le edizioni cartacee dei giornali sono ormai accessori alla realtà digitale, pur mantenendo un’indiscutibile autorevolezza, figlia del secolo e mezzo malcontato di stampa quotidiana cartacea
Siamo stati e siamo qui. Perché
Le edizioni cartacee dei giornali sono ormai accessori alla realtà digitale, pur mantenendo un’indiscutibile autorevolezza, figlia del secolo e mezzo malcontato di stampa quotidiana cartacea
La Ragione oggi è in edicola, il sito e l’app de La Ragione sono stati regolarmente aggiornati e tutta l’attività social è andata avanti come sempre. Qualcuno potrebbe chiedersi perché, nel giorno dello sciopero dei giornalisti, in agitazione per il rinnovo di un contratto di categoria che manca ormai da tempo immemore.
Nessun dubbio sull’esigenza di metter mano a un nuovo contratto, diciamo di nutrire molti dubbi sulle metodologie adottate da entrambi gli schieramenti – per così dire – in campo.
Siamo consapevoli della condizione di privilegio, in quanto editori di noi stessi attraverso la cooperativa che edita il quotidiano che avete fra le mani o state leggendo nella sua versione digitale o negli articoli social.
Il punto, però, è guardarsi in faccia e dirsi la verità sul giornalismo oggi, spesso ignorata (per manifesta impotenza), talvolta urlata ai quattro venti. In ogni caso, senza che nessuno abbia uno straccio di soluzione da proporre.
Il mondo che conoscevamo quando abbiamo cominciato a fare questo lavoro non esiste più. Non è in via di estinzione, si è già estinto.
Ciò che sopravvive, sono dei cascami di ciò che fu.
Le edizioni cartacee dei giornali sono ormai accessori alla realtà digitale, pur mantenendo un’indiscutibile autorevolezza, figlia del secolo e mezzo malcontato di stampa quotidiana cartacea. Ma con quelle gli editori non sopravvivono e i giornalisti non mangiano.
Il processo è irreversibile, come evidente nell’era segnata dall’afflusso continuo e costante attraverso fonti che raggiungono ciascuno di noi sui device che abbiamo fra le mani per ore e ore al giorno.
Le notizie arrivano in quel modo, i giornali commentano, anche radio e televisioni hanno da tempo perso il monopolio dell’informazione live e infatti lavorano in parallelo con le proprie emanazioni social.
Davanti a una sfida gigantesca in termini di credibilità delle fonti e di manipolazione del pubblico attraverso gli smartphone (realtà già accertata sino ai più alti livelli), stiamo qui a baloccarci con un confronto sindacale di stampo novecentesco.
Senza sapere cosa fare, come rispondere a un mondo finito e a uno nuovo sorto.
Molti fanno finta che non sia accaduto niente e ciascuno si arrocca in pretese – giornalisti ed editori – che non hanno più alcun senso.
Siamo in edicola e siamo online perché è l’unica cosa sensata da fare, mentre proviamo a raccapezzarci in una realtà sconvolta sino alla radice dall’impatto digitale e social.
Non abbiamo la soluzione, come nessuno mostra di averla già individuata, ma sappiamo di non poter sparire e di non volerlo fare.
Di Fulvio Giuliani
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