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Intervista a Paolo Veronesi: una vita dedicata alla ricerca

Una vita dedicata alla ricerca per creare un polo di eccellenza mondiale nella lotta ai tumori: intervista a Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi, sul progresso scientifico, la lotta al fumo e il ruolo delle donne nella scienza.

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Poche malattie – forse nessuna – hanno le ricadute sociali del tumore. Limpatto psicologico non è solo su pazienti e famiglie, ma su unintera comunità. Un vero e proprio incubo dei nostri tempi che dovremmo soprattutto conoscere di più, partendo dai numeri.

Elencati da chi ha dedicato una vita alla ricerca, come il professor Paolo Veronesi (presidente della Fondazione intitolata al padre Umberto), si provano sensazioni radicalmente diverse. In particolare, la convinzione che la strada sia quella giusta: «Il tumore più frequente in Italia resta quello della mammella, con 55mila nuovi casi all’anno. Dato particolarmente significativo perché interessa solo le donne, quindi metà della popolazione, comunque in calo del 7% nell’ultimo lustro, con un -1% costante ogni 12 mesi da alcuni anni. Il secondo – continua Paolo Veronesi – è quello del colon retto, 44mila casi, il terzo quello al polmone con oltre 40mila casi. Un aspetto interessante è che negli ultimi 6 anni si è assistito a un calo complessivo della mortalità del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne. Si tratta di migliaia e migliaia di persone morte in meno ed è interessante vedere quali tumori siano diminuiti: quelli dove si può fare prevenzione, di cui si conosce la causa. Per esempio, nello stomaco si è scoperto che il cancro è causato da un piccolo batterio e questo ha permesso una riduzione di oltre il 18% negli ultimi anni, fra gli uomini».

Nonostante tutto, resistono atteggiamenti incomprensibili. Il fumo, sopra ogni altra cosa e con una sorpresa: «Da anni gli uomini hanno invertito la tendenza al fumo, con una diminuzione della mortalità per tumore al polmone di oltre il 15%» fa notare Veronesi. «Paradossalmente, sta aumentando la mortalità femminile e questo è dovuto all’uso della sigaretta cominciato più tardi fra le donne, che ora stanno smettendo molto meno degli uomini». Con il progetto “No Smoking”, la Fondazione Umberto Veronesi promuove la prevenzione nelle scuole: «Il problema è che i danni del fumo si vedono dopo 30/40 anni e questo è difficile farlo capire ai giovani. Dovremmo puntare su trend e mode. La sola paura non è vincente in questo senso» s’infervora il professore.

La Fondazione Veronesi è un grande esempio anche per il virtuoso meccanismo di sostegno alla ricerca che ha saputo innescare con una rete di imprese e finanziatori del lavoro di centinaia di scienziati, che sono anche ambasciatori: «I nostri ricercatori sono tenuti ad andare nelle scuole a raccontare quello che fanno per la ricerca, per invogliare i ragazzi a seguirne lesempio. La ricerca è una strada difficile, ma se si ha passione per la scienza è bellissima. Ti rende soddisfatto del tuo lavoro al di là dei soldi. In questi anni – ricorda Veronesi – ci sono stati grandi sviluppi in campo oncologico, senza paragoni negli anni precedenti. Sono nate terapie innovative impensabili fino ad alcuni anni fa, grazie agli investimenti in ricerca. Questi provengono maggiormente da chi ne trae un ritorno economico, come le case farmaceutiche. Non dimentichiamo che fino agli anni Ottanta esisteva solo la chemioterapia: oggi abbiamo un ventaglio di terapie che possono abbracciare gran parte dei tumori per curare le persone in maniera mirata e con molti meno effetti collaterali».

Nelledizione 2022 del Grant di Fondazione Veronesi i tre premi principali sono andati ad altrettante ricercatrici: «Come detto, chi fa ricerca lo fa per passione. A mio avviso le donne hanno una particolare inclinazione alla ricerca. Sono più metodiche, determinate, perseveranti. Sono più portate, insomma; infatti ce ne sono di più rispetto agli uomini». Paolo Veronesi non nasconde anche un aspetto sociale: «Non dimentichiamo un dato di fatto: se una donna ha un marito che guadagna più di lei può essere facilitata a fare ricerca. Una professione che sicuramente non ti arricchisce, in particolare se si ha una famiglia, dei figli. Non ne sono sicuro, ma la butto lì».

 

di Fulvio Giuliani

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