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82esima Mostra del Cinema di Venezia, i numeri del cinema italiano

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Fra i “gialli” che aleggiano a Venezia ce n’è uno che riguarda i numeri del cinema italiano. E ognuno pare voler portare acqua al proprio mulino

82esima Mostra del Cinema di Venezia, i numeri del cinema italiano

Fra i “gialli” che aleggiano a Venezia ce n’è uno che riguarda i numeri del cinema italiano. E ognuno pare voler portare acqua al proprio mulino

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82esima Mostra del Cinema di Venezia, i numeri del cinema italiano

Fra i “gialli” che aleggiano a Venezia ce n’è uno che riguarda i numeri del cinema italiano. E ognuno pare voler portare acqua al proprio mulino

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Il giallo che ha tenuto banco ieri all’82esima Mostra del Cinema di Venezia è stato quello attorno a George Clooney, ‘sparito’ per colpa di una sinusite molto aggressiva e costretto a saltare la conferenza stampa del film “Jay Kelly” di cui è protagonista assieme ad Adam Sandler e Laura Dern. Mentre scriviamo ancora non sappiamo se Clooney avrà poi sfilato sul red carpet o no. Ce lo auguriamo per quelle schiere di impavide fan che sin dal mattino stazionavano al Lido. 

C’è un altro giallo che aleggia qui a Venezia. E riguarda i numeri del cinema italiano

Ma c’è un altro giallo che aleggia qui a Venezia. Ed è quello che riguarda i numeri del cinema italiano, in base ai quali ognuno pare voglia portare acqua al proprio mulino. Basta fare una semplice ricerca su Internet per (non) rendersi conto del suo stato di salute. Sta bene, sta male? Boh! A guardare la sola classifica dei film più visti della stagione appena conclusa verrebbe da pensare che sì. Il comparto va a gonfie vele, dato che ben quattro film della top ten di quelli con gli incassi più alti sono italiani: “FolleMente”, “Diamanti”, “Il ragazzo dai pantaloni rosa” e “Io sono la fine del mondo”. Tutti peraltro appartenenti a generi diversissimi tra loro. E delle 83 pellicole finite sul grande schermo con incassi sopra il milione di euro, 26 sono state italiane. Se dovessimo basarci soltanto su questi dati, nessuno si lamenterebbe. 

Invece il comparto delle maestranze che lavorano per il cinema qualcosa da dire ce l’ha, eccome

Invece il comparto delle maestranze che lavorano per il cinema – tecnici luci e suoni, elettricisti e compagnia cantante – qualcosa da dire ce l’ha, eccome. I sindacati di categoria hanno infatti lamentato un’importante diminuzione delle giornate lavorative sui set, così come evidenziato anche da Alessandro Usai, presidente di Anica, l’Associazione nazionale delle industrie cinematografiche, nel corso della tavola rotonda “Il cinema e l’audiovisivo in numeri, motore culturale, occupazionale e opportunità per il Paese”: «Se guardiamo i trend occupazionali si evidenzia una crescita che ha impiegato 20mila persone in più in cinque anni. Tuttavia bisogna registrare una distribuzione del lavoro in maniera più ampia, che ha visto scendere le giornate lavorate pro capite da 145,8 a 117,1 l’anno (dati del 2019 e 2023)».

Ha detto ancora Usai: «Probabilmente i numeri dell’ultimo anno saranno ancora più bassi e il motivo di cui mi sono convinto è il Covid. Durante la pandemia, infatti, il comparto audiovisivo è stato uno dei pochi a non fermarsi, pertanto molte persone si sono buttate in questo settore. Da qui una crescita così importante». 

I dati del cinema italiano sono stati illustrati davanti al sottosegretario al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni

I dati sono stati illustrati davanti al sottosegretario al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni che ha ammesso il caos che aleggia sul cinema e la sua lotteria di numeri: «Cominciamo col dire che al 31 luglio i set con attivazione di troupe ammontavano a 144, esattamente come lo scorso anno». Dunque lo stesso numero di produzioni ma con più addetti ai lavori? No buono.

Naturalmente è stata tirata in ballo anche la questione dei finanziamenti e dei correttivi necessariamente attuati dopo gli scandali emersi. Si sono irrorati con abbondanti fondi film insignificanti e mai finiti al botteghino, rifiutando allo stesso tempo un aiuto al capolavoro di Paola Cortellesi “C’è ancora domani”. «Ora ci siamo muniti di un’agenzia esterna che ci dice se quella lampadina usata sul set può costare davvero 1.000 euro oppure no» ha detto ancora Borgonzoni.

«Pretendiamo nomi, cognomi e codici fiscali degli occupati nelle produzioni, che dovranno inoltre essere girate al 100% in Italia. Girare sul territorio italiano, anche nei piccoli centri, oltre a contribuire al turismo rappresenta infatti un importante indotto per l’economia locale. Com’è stato nel caso di “Vermiglio”». Il film di Maura Delpero è stato ambientato completamente in Trentino, nella Val di Sole. L’auspicio è che anche il cinema italiano sia investito da una luce senza più ombre e lacune.

di Ilaria Cuzzolin

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