Addio a Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco
È scomparso Sergio Secondiano Sacchi, figura centrale della storia del Club Tenco e protagonista silenzioso ma decisivo di ciò che il Premio Tenco è diventato negli anni
Addio a Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco
È scomparso Sergio Secondiano Sacchi, figura centrale della storia del Club Tenco e protagonista silenzioso ma decisivo di ciò che il Premio Tenco è diventato negli anni
Addio a Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco
È scomparso Sergio Secondiano Sacchi, figura centrale della storia del Club Tenco e protagonista silenzioso ma decisivo di ciò che il Premio Tenco è diventato negli anni
È scomparso Sergio Secondiano Sacchi, figura centrale della storia del Club Tenco e protagonista silenzioso – ma decisivo – di ciò che il Premio Tenco è diventato negli ultimi decenni. Il Direttivo del Club lo ricorda come “l’ultimo dei Rambalderos”, uno dei ragazzi scelti da Amilcare Rambaldi fin dall’inizio per dare forma a quella che sarebbe diventata la casa italiana della canzone d’autore.
Dentro l’associazione, Sacchi è stato a lungo la scintilla creativa: promotore di iniziative discografiche ed editoriali, capace di costruire attorno al Club una rete viva e trasversale fatta di cantautori, discografici, intellettuali e artisti di mondi diversi, dalla pittura al fumetto. Tra i legami più forti, quello con Sergio Staino, compagno d’avventure culturali e umane che ne ha condiviso visioni e battaglie.
Architetto di formazione, nato a Milano nel 1948, Sacchi entrò nel Direttivo del Club Tenco nel 1973 e nel tempo ha affiancato all’impegno organizzativo un lavoro costante di divulgazione: ha collaborato a testate come “Musica e Dischi”, “Linus” e “Smemoranda” e ha curato progetti discografici e editoriali legati alla canzone d’autore e alla canzone d’impegno internazionale. Tra i suoi lavori figurano anche dischi monografici e le edizioni italiane di artisti come Lluís Llach, Pi de la Serra, Vladimir Vysotskij e Pablo Milanés, oltre a traduzioni e produzioni dedicate a figure come Georges Brassens e Joaquín Sabina.
La sua passione, però, non si è fermata ai confini nazionali: a Barcellona aveva fondato l’associazione “Cose di Amilcare”, una sorta di filiale iberica del Tenco, pensata per esportare e contaminare l’idea di canzone d’autore come patrimonio culturale condiviso. Un ponte costruito con la stessa ostinazione con cui ha sempre immaginato la musica come luogo di relazione, prima ancora che di celebrazione.
Il passaggio forse più determinante della sua eredità recente arriva nel 2017, quando diventa direttore artistico del Club Tenco: è lì che guida il rilancio e il rinnovamento delle attività, convincendo il Direttivo a lavorare per progetti e a dedicare ogni edizione della Rassegna a un tema, usando la canzone come strumento di analisi, approfondimento e lettura del presente. Un’idea semplice e radicale: spostare l’attenzione dal “chi” al “perché”, dalla passerella al senso.
Il comunicato del Club lo saluta con parole che restituiscono bene la sua natura: “un’intelligenza guizzante, geniale” e segnata da “una vena di simpatica follia”. E in quella definizione c’è forse tutto Sacchi: l’uomo che non ha mai confuso la canzone d’autore con un museo, ma l’ha difesa come organismo vivo, contraddittorio, necessario.
di Federico Arduini
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: musica
Leggi anche
Sanremo muove ancora le radio: nel 2025 i brani del Festival valgono il 4,6% dell’airplay
Striscia la Notizia, tapiro d’oro a Pucci che “punzecchia” Fiorello: “Goditi la vita”. Le anticipazioni dell’ultima puntata
U2, fuori a sorpresa il nuovo Ep “Days of Ash”: “Queste canzoni non potevano aspettare”