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Cannes e spot in Italia: volgarità e perbenismo

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Le nuove misure draconiane sul dress-code ammesso sul Red Carpet a Cannes. Una “decenza” che appare ridicola

Cannes e spot in Italia: volgarità e perbenismo

Le nuove misure draconiane sul dress-code ammesso sul Red Carpet a Cannes. Una “decenza” che appare ridicola

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Cannes e spot in Italia: volgarità e perbenismo

Le nuove misure draconiane sul dress-code ammesso sul Red Carpet a Cannes. Una “decenza” che appare ridicola

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Due notizie apparentemente assimilabili e in realtà del tutto diverse fra loro. In Francia, al Festival del Cinema di Cannes sono state varate misure draconiane sul dress-code ammesso su Red Carpet. Basta trasparenze, basta strascichi, basta sneakers, tutto in nome e all’insegna della “decenza“.

In Italia, è stato bloccato uno spot di un paio di scarpe da lavoro in cui si vedeva un bambino di pochi anni restare abbagliato dalle grazie di una nota showgirl. Inquadrata regolarmente dal basso verso l’alto e in minigonna. Nel secondo caso, lo spot appare, più che volgare, allusivo a una sconfortante consuetudine. Quella secondo la quale l’uomo medio italico non è in grado di discernere le sinapsi superstiti dagli istinti più belluini.

Quello è uno spot che ovviamente non parla ai bambini, i quali se ne fregano altamente della soubrette, delle scarpe da lavoro e di tutto il resto. Parla piuttosto a un certo tipo di maschio adulto. Dando per scontato che sia difficile – se non impossibile – apprezzare la bellezza, la grazia e la femminilità senza scadere nei luogocomunismi più patetici.

Per parlar chiaro, a tanti uomini piacciono molto le donne, ma riescono ad esprimere questo piacere non solo con grugniti e versi gutturali. Incredibile, ma vero. Quanto a Cannes, questa ossessione per la “decenza” appare ridicola. Stiamo parlando di adulti – protagonisti dello star system ai massimi livelli mondiali – che fanno della comunicazione anche attraverso il look e il linguaggio corporeo parte integrante della loro personalità e professionalità.

Sostenere che una trasparenza ben “indossata“ da una grande attrice consapevole del proprio corpo, del proprio magnetismo, padrona assoluta di se stessa e della situazione, possa mancare di rispetto a qualcuno o qualcosa va oltre il senso del ridicolo. Altro che della decenza.
Di sostanza ce n’è pochissima in quest’ansia di compiacere un perbenismo mai così forte come in questi anni, finendo per accanirsi sulla pagliuzza dimenticando la trave delle onnipresenti volgarità quotidiane intorno a noi.

Di Fulvio Giuliani

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