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Giù le mani dalle culotte di Serena

I commenti sul corpo della ballerina di “Amici” non riguardano solo lei, ma tutti noi.

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Serena danza, nel pomeriggio ad “Amici”. I capelli biondi, la camicia rosa indossata su top e culotte neri. Maria De Filippi chiede i commenti degli insegnanti, sa già che quello più succulento arriverà da una di loro. Mette in guardia Serena: «Sei sicura di volerlo sentire? Con le culotte?», facendo intendere che non sarà sul ballo appena eseguito ma sul suo corpo. Serena annuisce, vuole sentire. «Sei grossa, sei tanta. Il tuo fisico non mi piace».

Alessandra Celentano non si smentisce. È un decennio almeno che si erge a paladina purista della danza classica, quella che prevede corpi filiformi, graziati dalla genetica e forgiati dalla fame. Il sorriso sul viso della ragazza si spegne, così come si saranno spenti i sorrisi di decine di migliaia di ragazzine e ragazzini a casa, che magari il fisico tonico e allenato di Serena se lo sognano, che hanno davvero i rotolini sulla pancia, che si sentono inadeguati e fuori luogo.

La scenetta continua, l’altro insegnante parla in difesa di Serena, ma ormai il danno è fatto. La Celentano non si muove di un millimetro e chiude con una domanda retorica: perché mai, se è vero che qualunque corpo è adatto alla danza, quello di tutte le ballerine in trasmissione è filiforme? Il teatrino della presa di distanza e dello svelamento dell’ipocrisia si consuma sotto ai nostri occhi e sulla pelle della ragazza, che non può che abbozzare. È lo show, bellezza.

Il discorso sul corpo fa audience, infiamma gli animi, funziona. I commentatori social si dividono tra chi sostiene che il commento si potesse fare, anche se in modo più garbato, e chi difende l’insegnante perché dice le cose come stanno: se non hai un certo fisico, non puoi fare la ballerina classica. Come se quelle di “Amici” fossero le quinte della Scala e quello che vi si dice restasse all’interno di un ristretto numero di professionisti e non si trattasse, invece, di un talent televisivo con un pubblico prevalentemente di minori.

Passa l’idea che queste nostre giovani si devono fortificare, che non si può censurare tutto, che prima o poi incontreranno la realtà e sarà durissima. Vero, ma è accettabile che questo tipo di bullismo sul corpo – perché di bullismo si tratta – arrivi da un riferimento adulto, da un’insegnante? È plausibile che l’insegnante, invece di parlare di rotazione dell’anca o di collo del piede e quindi di aspetti migliorabili della tecnica, condanni a priori una ragazza per la forma del suo corpo?

Ma soprattutto, è possibile che questo messaggio tossico arrivi senza alcun filtro nelle case di centinaia di migliaia di persone? C’è chi sostiene che quello che ha detto la Celentano si potesse dire meglio. Io ritengo che non si dovesse dire e basta, perché il corpo di una ragazzina non può e non deve essere oggetto di commento né a scuola né in palestra né tantomeno in tv.

di Maruska Albertazzi

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